Il morbo di Crohn è una condizione infiammatoria a lungo termine che causa infiammazione del tratto digerente, portando a sintomi come dolore addominale, diarrea e perdita di peso. Di recente un gruppo di ricercatori ha scoperto che un microbo intestinale contribuisce alla crescita anomala di tessuto adiposo attorno alle aree infiammate dell’intestino, un segno distintivo del morbo di Crohn.
Lo studio, pubblicato su Cell Host & Microbe, ha inoltre identificato uno specifico metabolita come potenziale bersaglio terapeutico per gestire questa condizione.
Creeping fat, l’ipertrofia adiposa della malattia di Crohn
La crescita anomala del grasso mesenterico è definita creeping fat (CrF) e può causare varie complicazioni tra cui la fibrosi, ovvero la cicatrizzazione dei tessuti che può portare a danni a lungo termine.
Studi precedenti suggeriscono che la presenza di alcuni batteri nel mesentere, il tessuto che collega l’intestino alla parete addominale, può contribuire alla formazione di creeping fat promuovendo lo sviluppo delle cellule adipose e alterando la risposta immunitaria locale.
Per studiare come questi microbi influenzano lo sviluppo di CrF, i ricercatori guidati da Jinjie Wu della Sun Yat-sen University di Guangzhou, in Cina, hanno esaminato campioni di tessuto mesenterico di pazienti affetti dal morbo di Crohn e hanno condotto esperimenti in un modello murino di questa malattia.
Alterazioni metaboliche
I ricercatori hanno osservato che nei topi il batterio Achromobacter pulmonis è in grado di peggiorare la colite, di indurre la crescita del tessuto adiposo mesenterico, imitando la formazione di CrF osservata nei pazienti affetti dal morbo di Crohn, e di aumentare la fibrosi.
In particolare, A. pulmonis sembra stimolare nel mesentere una classe specifica di macrofagi che a sua volta promuove la formazione delle cellule adipose e la fibrosi mediante la conversione dell’aminoacido triptofano in L-chinurenina.
«I macrofagi sono una componente immunitaria critica nella ricostruzione dei tessuti locali. I nostri risultati hanno dimostrato che l’alterazione metabolica dei macrofagi indotta dal microbiota è responsabile dell’adipogenesi mesenterica» spiegano i ricercatori.
Aumenta il tessuto adiposo sottosieroso dell´intestino
Nei pazienti con morbo di Crohn, i livelli di L-chinurenina nei tessuti mesenterici sono risultati elevati e associati a un enzima chiamato IDO1, la cui espressione sembra essere indotta da A. pulmonis.
Questo enzima è importante per la trasformazione del triptofano in L-chinurenina. Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che i topi privi di IDO1 sono caratterizzati da una minore formazione di grasso mesenterico e da una ridotta infiammazione.
I ricercatori hanno inoltre osservato che la L-chinurenina attiva un pathway molecolare che aiuta i precursori delle cellule adipose a migrare, proliferare e differenziarsi in cellule adipose mature, promuovendo così la formazione di CrF. La rimozione di IDO1 nei macrofagi ha ridotto la formazione di grasso, mentre l’introduzione di L-chinurenina l’ha ripristinata.
Conclusioni
I risultati suggeriscono dunque che, prendendo di mira il metabolismo della L-chinurenina nei macrofagi, potrebbe essere possibile ridurre la formazione di CrF e le sue complicazioni nei pazienti con morbo di Crohn.
«In futuro saranno necessari ulteriori studi per analizzare più nel dettaglio il meccanismo alla base dell’adipogenesi mesenterica indotta dalla L-chinurenina e l’eventuale presenza di altri fattori coinvolti in questo fenomeno» concludono gli autori dello studio.
