Micobiota e obesità: ricerca svela ruolo dei funghi intestinali

27 ottobre 2017

University of Minnesota, Minneapolis (USA) & Université de Nantes, Nantes (Francia) STUDIO ORIGINALE

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Un’alimentazione ad alto contenuto di grassi, oltre a favorire l’obesità, provoca alterazioni a carico del microbiota intestinale modificando anche il micobiota, cioè la popolazione di funghi presenti nel tratto enterico. Le conclusioni arrivano da una ricerca statunitense pubblicata su mSphere, rivista scientifica collegata all’American Society for Microbiology.

Lo studio, coordinato dalla University of Minnesota di Minneapolis (USA), è uno dei primi ad approfondire la relazione che intercorre tra i funghi che risiedono nell’intestino e il loro contributo allo sviluppo di patologie come l’obesità.

Nell’ambito degli studi sul microbiota intestinale è finora prevalsa la caratterizzazione delle specie batteriche. Tuttavia anche le comunità di funghi, nonostante rappresentino una netta minoranza nel microbioma intestinale, svolgono un ruolo parimenti importante nella regolazione delle funzioni dell’organismo, avendo potenzialmente la capacità di influenzare la crescita di agenti patogeni e specie batteriche chiave intestinali. Per comprendere pienamente quali sono gli effetti del microbioma sulla salute umana è quindi necessario considerare le interazioni tra batterioma e micobiota.

Lo studio è stato condotto su un gruppo di roditori, nutriti rispettivamente con una dieta ad alto contenuto di grassi e un’alimentazione standard. I risultati del sequenziamento dell’ITS2 (internal transcribed spacer region 2) dell’rDNA fungino e del 16S rDNA batterico hanno fatto emergere una differenza significativa in termini di abbondanza su diciannove taxa batterici e nove fungini.

Nello specifico, l’alimentazione grassa ha determinato una variazione nel rapporto fra Bacteroides e Firmicutes in favore di questi ultimi oltre che un incremento di Enterococcus, Proteus, Lactobacillus, Ruminococcaceae, Streptococcus, Christensenellaceae e Allobaculum e una diminuzione di Prevotella, Anaeroplasma, Erysipelotrichaceae, Turicibacter e Candidatus arthromitus. Invece, Alternaria, Saccharomyces, Septoriella, Tilletiopsis genera, S. cerevisiae e T. washingtonensis sono risultati più abbondanti in presenza di una dieta equilibrata.

Micobiota e batterioma sono interconnessi

I ricercatori hanno inoltre osservato le possibili correlazioni significative fra micobiota e batteri commensali. Rispetto a quanto riscontrato nella dieta standard (57 correlazioni tra funghi e 62 fra batteri), quella ad alto contenuto di grassi si è caratterizzata per un numero molto più esiguo di correlazioni simili, rispettivamente 14 per i funghi e 10 per i batteri. Esisterebbe anche un legame tra i due regni: sono state trovate 8 correlazioni batterio-fungo nei topi sottoposti a dieta regolare e 3 negli animali nutriti con alti livelli di lipidi.

Gli scienziati hanno anche identificato potenziali correlazioni tra il micobiota e il metabolismo batterico utilizzando il database Kyoto Encyclopedia of Genes and Genomes (KEGG), trovandone anche in questo caso un numero inferiore nei topi sottoposti a dieta lipidica.

Nei roditori ad alimentazione normale Neoascochyta europaea è stata correlata positivamente con la degradazione di leucina e metionina, la biosintesi di triptofano, l’ossidazione del metano e del piruvato; Bullera alba con la biosintesi di lisina e con il pathway dell’acetil-coenzima A; Septoriella con la biosintesi di GABA. Il taxa Saccharomyces invece è stato negativamente correlato al ciclo dell’acido C4-carbociclico.

Nei topi sottoposti a dieta ad alto livello di grassi sono state identificate correlazioni tra Aspergillus terreus e la biosintesi di GABA batterico, la metanogenesi, il pathway dell’acetil-coenzima A e la β-ossidazione.

Secondo Cheryl A. Gale, coordinatrice dello studio, l’alimentazione influenzerebbe non solo le comunità fungine, ma anche la relazione di queste ultime con i batteri: «I regni non sono isolati. Il cambiamento di uno si ripercuote su tutta la struttura della comunità e persino sulla struttura funzionale di altri regni».

I risultati della ricerca concorrono a indicare i funghi come nuovo obiettivo di studio nell’ambito del microbioma intestinale e del suo rapporto con il metabolismo. Una delle principali criticità di questo tipo di analisi è costituita dalle difficoltà nel sequenziamento dei funghi, i quali sono meno abbondanti, più difficilmente rilevabili e meno “documentati” rispetto ai batteri.

«A differenza dei batteri – spiega Cheryl A. Gale – per i funghi non sono stati ancora sviluppati accurati database delle sequenze geniche. Di conseguenza, quando si effettua un sequenziamento sui funghi, spesso non si ottiene alcuna corrispondenza».

Davide Soldati

 

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