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Micobiota e obesità: ricerca svela ruolo dei funghi intestinali

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Micobiota e obesità: ricerca svela ruolo dei funghi intestinali

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Un’alimentazione ad alto contenuto di grassi, oltre a favorire l’obesità, provoca alterazioni a carico del microbiota intestinale modificando anche il micobiota, cioè la popolazione di funghi presenti nel tratto enterico. Le conclusioni arrivano da una ricerca franco-statunitense pubblicata su mSphere, rivista scientifica collegata all’American Society for Microbiology.

Lo studio è stato condotto su un gruppo di roditori, nutriti rispettivamente con una dieta ad alto contenuto di grassi e un’alimentazione standard. I risultati del sequenziamento dell’ITS2 (internal transcribed spacer region 2) dell’rDNA fungino e del 16S rDNA batterico hanno fatto emergere una differenza significativa in termini di abbondanza su diciannove taxa batterici e nove fungini.

Nello specifico, l’alimentazione grassa ha determinato una variazione nel rapporto fra Bacteroides e Firmicutes in favore di questi ultimi oltre che un incremento di Enterococcus, Proteus, Lactobacillus, Ruminococcaceae, Streptococcus, Christensenellaceae e Allobaculum e una diminuzione di Prevotella, Anaeroplasma, Erysipelotrichaceae, Turicibacter e Candidatus arthromitus. Invece, Alternaria, Saccharomyces, Septoriella, Tilletiopsis genera, S. cerevisiae e T. washingtonensis sono risultati più abbondanti in presenza di una dieta equilibrata.

Micobiota e batterioma sono interconnessi

I ricercatori hanno inoltre osservato le possibili correlazioni significative fra micobiota e batteri commensali. Rispetto a quanto riscontrato nella dieta standard (57 correlazioni tra funghi e 62 fra batteri), quella ad alto contenuto di grassi si è caratterizzata per un numero molto più esiguo di correlazioni simili, rispettivamente 14 per i funghi e 10 per i batteri. Esisterebbe anche un legame tra i due regni: sono state trovate 8 correlazioni batterio-fungo nei topi sottoposti a dieta regolare e 3 negli animali nutriti con alti livelli di lipidi.

Gli scienziati hanno anche identificato potenziali correlazioni tra il micobiota e il metabolismo batterico utilizzando il database Kyoto Encyclopedia of Genes and Genomes (KEGG), trovandone anche in questo caso un numero inferiore nei topi sottoposti a dieta lipidica.

Nei roditori ad alimentazione normale Neoascochyta europaea è stata correlata positivamente con la degradazione di leucina e metionina, la biosintesi di triptofano, l’ossidazione del metano e del piruvato; Bullera alba con la biosintesi di lisina e con il pathway dell’acetil-coenzima A; Septoriella con la biosintesi di GABA. Il taxa Saccharomyces invece è stato negativamente correlato al ciclo dell’acido C4-carbociclico.

Nei topi sottoposti a dieta ad alto livello di grassi sono state identificate correlazioni tra Aspergillus terreus e la biosintesi di GABA batterico, la metanogenesi, il pathway dell’acetil-coenzima A e la β-ossidazione.

Secondo Cheryl A. Gale, coordinatrice dello studio, l’alimentazione influenzerebbe non solo le comunità fungine, ma anche la relazione di queste ultime con i batteri: «I regni non sono isolati. Il cambiamento di uno si ripercuote su tutta la struttura della comunità e persino sulla struttura funzionale di altri regni».

I risultati della ricerca concorrono a indicare i funghi come nuovo obiettivo di studio nell’ambito del microbioma intestinale e del suo rapporto con il metabolismo. Una delle principali criticità di questo tipo di analisi è costituita dalle difficoltà nel sequenziamento dei funghi, i quali sono meno abbondanti, più difficilmente rilevabili e meno “documentati” rispetto ai batteri.

«A differenza dei batteri – spiega Cheryl A. Gale – per i funghi non sono stati ancora sviluppati accurati database delle sequenze geniche. Di conseguenza, quando si effettua un sequenziamento sui funghi, spesso non si ottiene alcuna corrispondenza».

Davide Soldati

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