Lo stomaco è noto per essere la “prima stazione” per il benessere dell’organismo. Prendersene cura nel modo corretto è quindi fondamentale. Accogliere il cibo e iniziare il processo di digestione è la sua unica funzione? Quali le problematiche più frequente a suo carico? Come vengono affrontate e con quali conseguenze? Quale ruolo svolge il microbiota gastrico?
Microbioma.it ha rivolto queste domande a Salvatore Aragona, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa Humanitas Mater Domini di Castellanza (VA).
Dottor Aragona, è corretto considerare lo stomaco un “filtro”?
Oltre ad avere l’essenziale ruolo nel processo digestivo, si può certamente considerare lo stomaco come un “filtro gastrico” o “filtro ecologico”. Grazie all’ambiente estremamente acido (pH fisiologico attorno a 1,5) non soltanto scompone gli alimenti, ma impedisce la sopravvivenza di microorganismi che, passando nell’intestino, potrebbero dare luogo a infezioni o promuovere uno stato di alterazione del microbiota intestinale (disbiosi). Non è infatti un caso che siano proprio i bambini e gli anziani i più soggetti a enteriti (bambini) o disfunzioni intestinali (anziani). Con maggiori livelli di pH (4 per i bambini, ≥6 per gli anziani), la difesa dalla traslocazione e proliferazione di patogeni viene infatti meno.
Lo stomaco è al centro anche della maggior parte dei disturbi o patologie del nostro tempo. Stress, alimentazione scorretta, farmaci sono i suoi principali “antagonisti” esterni. Numerose sono infatti le forme di gastriti, dispepsie, disturbi di motilità, reflusso o, nei casi più gravi, di neoplasie associate a un’alterata funzionalità di questo organo.

Il microbiota gastrico è una scoperta relativamente recente…
Lo stomaco, nonostante il suo ambiente “ostile”, ospita numerosi microorganismi che collaborano alla sua normale funzionalità. Le nuove tecniche di indagine basate sulla caratterizzazione del DNA batterico stanno fornendo una visione dei nostri commensali sempre più chiara e completa. Sono batteri “specifici” ossia in grado di sopravvivere a pH molto acidi.
Farmaci molto utilizzati, come FANS e PPI, modificano il pH gastrico. Che impatto hanno sul microbiota?
FANS e inibitori di pompa protonica (PPI) sono in effetti farmaci molto usati, anche per lunghi periodi. Mentre i primi sono di fatto gastrolesivi in quanto danneggiano la mucosa aumentando l’acidità (soprattutto se usati per lungo tempo o in dosi eccessive), i secondi la riducono mediante la loro azione tamponante. Quello che si verifica in entrambi i casi è però un’alterazione delle condizioni di acidità fisiologiche con una conseguente modifica della generale funzionalità d’organo e della componente batterica locale. Per esempio, sappiamo che dopo 6 mesi di terapia con PPI l’espressione relativa dei Lactobacillus, phylum gastrico principale, passa dal 14% al 3%.
Questo comporta un cambio dell’equilibrio anche a livello intestinale?
Sappiamo che una disbiosi gastrica, associata a una diminuzione dell’attività filtrante, può causare disbiosi e un passaggio di patogeni a livello intestinale. Il rischio è più elevato nei pazienti fragili (anziani, pazienti oncologici ecc.). La disbiosi intestinale può essere correlata a innumerevoli stati patologici locali e sistemici. Per esempio è noto che l’uso di PPI prolungato può dare origine a una “sovra-crescita batterica del piccolo intestino”, la cosiddetta SIBO, una condizione fisiopatologica caratterizzata dall’aumento della concentrazione batterica di almeno 105CFU/ml con variazioni non solo quantitative ma anche qualitative.
Ma in molti casi i pazienti non possono fare a meno di FANS e PPI…
FANS e PPI sono farmaci efficaci, su questo non ci sono dubbi. È importante tuttavia cercare di ridurre i loro effetti collaterali. In questa ottica sono per esempio stati sviluppati probiotici mirati per ristabilire il normale equilibrio della flora batterica gastrica e, di conseguenza, migliorarne la funzionalità riducendo la proliferazione di agenti patogeni. L’approccio terapeutico sta passando da essere “antagonista” (antibiotici ad ampio spettro ad esempio) a “competitivo” mediante la somministrazione non di altri farmaci, ma di “batteri buoni”.
Non tutti i probiotici sono uguali però e, considerando la peculiarità dell’ambiente gastrico, la loro selezione è ancora più importante per assicurarne un beneficio. Ceppo specificità dunque e pronto rilascio sono le chiavi vincenti.
Cosa possiamo dire su questi due aspetti che, per i probiotici, sono estremamente importanti?
Per quanto riguarda la ceppo specificità la scelta ricade su specifici lattobacilli (L. rhamnosus, L. plantarum, L. pentosus, ecc.) mentre il pronto rilascio deve essere assicurato da una formulazione in soluzione acquosa. È stato osservato poi che l’aggiunta di una componente “non-batterica” in queste formulazioni, in particolare la N-acetilcisteina, un agente mucolitico che disgrega i biofilm dei patogeni (azione dimostrata per H. pylori), ne aumenta l’efficacia.
Ci sono studi su queste formulazioni?
Le nostre ricerche si sono finora concentrate su pazienti in terapia con PPI e farmaci antitumorali. Nel primo caso, uno studio condotto su 2700 soggetti con dispepsia o dolore post-prandiale in monoterapia con PPI ha dimostrato che la somministrazione di L. rhamnosus, L. pentosus, L. plantarum, L. delbrueckii e N-acetilcisteina in soluzione acquosa ha notevolmente ridotto la sintomatologia già dopo 14 giorni rispetto al gruppo controllo senza probiotico. Nel sottogruppo con dispepsia, tale effetto è stato registrato anche in assenza della terapia farmacologica.
Un altro studio condotto invece su pazienti oncologici di recente diagnosi o già in cura ha registrato una riduzione della sintomatologia correlata a farmaci anti-neoplastici e/o PPI su oltre il 50% dei soggetti con la somministrazione della stessa miscela di probiotici. Il prossimo passo sarà rivolgere la nostra attenzione agli anziani e ai pazienti politrattati.
È importante educare tutti i pazienti, non solo quelli più fragili e/o a rischio, a un’attenzione verso lo stomaco con scelte alimentari e comportamentali corrette, a un utilizzo consapevole dei PPI e, laddove possibile, ridurne o eliminarne l’assunzione. Di contro, l’aiuto probiotico nel campo della correzione della sintomatologia e della prevenzione di ulteriori patologie, viste le premesse, può darci notevoli soddisfazioni.