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Microbiota intestinale: allo studio una microalga per la sindrome del colon irritabile

In presenza di sintomi da IBS, la microalga Chlamydomonas reinhardtii sembrerebbe offrire benefici senza alterare il microbiota intestinale.
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Microbiota intestinale: allo studio una microalga per la sindrome del colon irritabile

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Stato dell'arte
Seppur ampiamente studiate come risorse energetiche, in campo genetico e biologico-funzionale, le proprietà delle alghe, soprattutto alcune tipologie, sono ancora poco sfruttate dal punto di vista dell’integrazione alimentare.
Cosa aggiunge questa ricerca
Lo studio valuta gli effetti gastrointestinali e legati al microbiota locale della microalga Chlamydomonas reinhardtii in presenza di sintomi associati a sindrome dell’intestino irritabile (diarrea, flatulenza ecc.) sia in vivo sia su pazienti.
Conclusioni
Il supplemento di Chlamydomonas reinhardtii ha comportato un miglioramento significativo della sintomatologia, senza incidere sulla diversità del microbiota, che è rimasta elevata.

In questo articolo

In presenza di sintomi correlabili alla sindrome dell’intestino irritabile (quali diarrea, flatulenza o dolore addominale), il consumo della microalga Chlamydomonas reinhardtii sembrerebbe offrire notevoli benefici dal punto di vista della sintomatologia, senza alterare la  composizione fisiologica del microbiota intestinale.

Lo dimostra lo studio di Francis J. Fields e colleghi della University of California, di recente pubblicazione su Journal of Functional Foods.

Nonostante siano organismi molto semplici, le microalghe si stanno dimostrando un’importante risorsa non solo come biomasse o per lo studio genetico e/o funzionale, ma anche per la nostra salute. Sono infatti stati dimostrati risultati positivi nel contrastare l’invecchiamento, l’obesità, il processo infiammatorio e quello tumorale. La bassa resa di coltivazione ha tuttavia finora limitato l’interesse ad approfondirne le proprietà per un loro impiego su larga scala. Nonostante l’avanzamento tecnologico abbia consentito di ridurre notevolmente questa problematica, solo poche delle centinaia di specie di microalghe esistenti sono commercializzate come additivi o prodotti alimentari.

Di recente introduzione, e perciò ancora scarsa di evidenze soprattutto nell’uomo, è la Chlamydomonas reinhardtii. Un gruppo di ricercatori ha valutato prima in vivo su modelli murini di colite acuta e successivamente su pazienti affetti da disturbi gastrointestinali (n=51) di diversa entità, gli effetti di un suo supplemento sia a livello fisico-sintomatologico sia del microbiota fecale. Di seguito i risultati ottenuti:

Valutando gli effetti in vivo della somministrazione orale di Chlamydomonas reinhardtii per 14 giorni si è visto che:

  • il gruppo controllo dopo l’induzione di colite ha perso più del 20% del peso iniziale dopo 9 giorni, recuperandone il 92% al termine dell’osservazione
  • il gruppo in trattamento ha invece perso solo il 12% del peso iniziale, recuperandolo completamente o incrementandolo del 2%.

Passando poi ai 51 pazienti suddivisi in quattro gruppi sulla base della frequenza della sintomatologia (bassa o elevata) e della dose di supplemento (1 o 3 gr/die), è stato osservato che:

  • le caratteristiche organolettiche del supplemento hanno riscontrato un buon indice di gradimento
  • tutti i gruppi hanno riportato una buona riduzione della frequenza di dolore addominale e diarrea rispetto all’inizio dello studio. Miglioramenti anche nei livelli di gas intestinale ed episodi di flatulenza
  • il consumo di Chlamydomonas reinhardtii ha comportato un aumento di consistenza fecale e una maggiore regolarità intestinale.

Valutando infine le caratteristiche batteriche dei 142 campioni fecali raccolti non sono emerse differenze significative rispetto all’inizio dello studio e ai dati di un gruppo controllo ricavati dalla letteratura (American Gut Project), sostenendo un suo consumo anche dal punto di vista microbiologico.

Nonostante siano necessari studi con una numerosità campionaria maggiore e maggiormente focalizzati sullo studio dei meccanismi che ne stanno alla base, i dati qui ottenuti suggeriscono come il supplemento di Chlamydomonas reinhardtii abbia effetti positivi sulla salute gastrointestinale di soggetti con sintomi correlati alla sindrome dell’intestino irritabile, senza indurre alcuna alterazione della componente batterica.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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