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Nanoparticelle, additivi alimentari che possono alterare il microbiota intestinale

Questo studio evidenzia i potenziali rischi associati all’uso delle nanoparticelle nella produzione e lavorazione degli alimenti.
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Nanoparticelle, additivi alimentari che possono alterare il microbiota intestinale

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Stato dell’arte
Le nanoparticelle di ossidi metallici, tra cui il biossido di titanio e l’ossido di zinco, sono comunemente utilizzate come additivi alimentari per migliorare l’aspetto e la consistenza dei prodotti alimentari. Tuttavia, la loro sicurezza è stata oggetto di dibattito per molti anni, soprattutto riguardo la loro potenziale tossicità per l’uomo e per l’ambiente.

Cosa aggiunge questa ricerca
I risultati dello studio hanno mostrato che l’esposizione alle nanoparticelle di ossido di metallo causa cambiamenti nelle popolazioni microbiche nell’intestino dei polli. Nello specifico, i ricercatori hanno osservato una diminuzione dei batteri benefici Lactobacillus e Bifidobacterium e un aumento di batteri potenzialmente dannosi come Enterococcus ed Escherichia coli.

Conclusioni
Questo studio evidenzia i potenziali rischi associati all’uso delle nanoparticelle nella produzione e lavorazione degli alimenti.

Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori della Cornell University e della State University of Binghamton ha dimostrato che l’esposizione a nanoparticelle di ossido metallico di tipo alimentare può alterare in vivo le popolazioni microbiche, la funzionalità della membrana e la morfologia intestinali

Lo studio, pubblicato sulla rivista Antioxidants, evidenzia i potenziali rischi derivanti dall’utilizzo delle nanoparticelle nella produzione e lavorazione degli alimenti. Questa collaborazione è stata finanziata dal National Institutes of Health.

Le nanoparticelle di ossidi metallici, tra cui il biossido di titanio e l’ossido di zinco, sono comunemente utilizzate come additivi alimentari per migliorare l’aspetto e la consistenza dei prodotti alimentari, oltre che nei materiali di imballaggio degli alimenti per prolungarne la durata di conservazione e prevenirne la contaminazione. 

Tuttavia, la loro sicurezza è stata oggetto di dibattito per molti anni, in particolare riguardo la loro potenziale tossicità per l’uomo e per l’ambiente.

Ossidi metallici riducono lattobacilli e bifidobatteri

Per studiare gli effetti delle nanoparticelle di ossido di metallo sul sistema gastrointestinale, i ricercatori hanno utilizzato come modello il Gallus gallus, il pollo domestico, in quanto il suo sistema digestivo è simile a quello umano. 

I polli sono stati nutriti con una dieta con o senza nanoparticelle di biossido di titanio o ossido di zinco ai livelli comunemente presenti nei prodotti alimentari.

I risultati dello studio hanno mostrato che l’esposizione alle nanoparticelle di ossido di metallo ha causato cambiamenti nelle popolazioni microbiche nell’intestino dei polli. 

Nello specifico, i ricercatori hanno osservato una diminuzione dei batteri benefici Lactobacillus e Bifidobacterium e un aumento di batteri potenzialmente dannosi come Enterococcus ed Escherichia coli.

Alterazioni della barriera intestinale

Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che l’esposizione alle nanoparticelle di ossido di metallo ha influenzato nei polli la struttura e la funzione della membrana intestinale, che è responsabile dell’assorbimento dei nutrienti. 

Le nanoparticelle hanno reso la membrana più sottile e meno organizzata, il che potrebbe portare a una diminuzione dell’assorbimento dei nutrienti e a una compromissione del sistema immunitario.

Conclusioni

«Sebbene sia stato già dimostrato che le nanoparticelle apportano numerosi vantaggi, tra cui una migliore qualità e sicurezza alimentare, i risultati ottenuti suggeriscono che l’esposizione a nanoparticelle di ossido di metallo per uso alimentare può avere un impatto significativo sul sistema gastrointestinale e sulla salute generale». 

Sono quindi necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno i loro effetti a lungo termine sull’uomo e sull’ambiente «per determinare i meccanismi con cui influenzano  il sistema gastrointestinale e per sviluppare strategie per ridurre al minimo i loro potenziali rischi» conclude Elad Tako, autore dello studio.

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