Parto cesareo: l’uso di antibiotici ha scarso impatto sul microbiota del neonato

I risultati suggeriscono che, sebbene gli antibiotici possano causare cambiamenti nel microbiota infantile, il loro impatto è molto meno significativo rispetto a quello della modalità di alimentazione.
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Parto cesareo: l’uso di antibiotici ha scarso impatto sul microbiota del neonato

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L’uso di antibiotici nell’infanzia è associato a un rischio più elevato di sviluppare patologie come diabete e asma. Sebbene le attuali linee guida raccomandino per prevenire eventuali infezioni di somministrare antibiotici alle madri prima del parto cesareo, esponendo così anche i neonati ai farmaci, non sono stati ancora chiariti gli effetti di questa esposizione sul microbiota intestinale del neonato.

Cosa aggiunge questa ricerca

I ricercatori hanno analizzato il microbiota di 79 neonati nati da madri che hanno ricevuto antibiotici durante il parto cesareo. Dai dati ottenuti è emerso che i modo in cui i neonati sono stati nutriti ha influenzato  la composizione e la diversità microbica intestinale e i livelli di specifici metaboliti più dell’uso degli antibiotici. Il microbiota dei neonati nutriti con latte artificiale, ad esempio, presentava differenze rispetto a quello dei neonati allattati al seno. La modalità di alimentazione è risultata responsabile del 12% della variazione nella composizione del microbiota intestinale durante le prime sei settimane di vita.

Conclusioni

I risultati suggeriscono che, sebbene gli antibiotici possano causare cambiamenti nel microbiota infantile, il loro impatto è molto meno significativo rispetto a quello della modalità di alimentazione.

In questo articolo

L’uso di antibiotici nell’infanzia è associato a un rischio più elevato di sviluppare patologie come diabete e asma, il che ha portato a ridurre l’uso non necessario di questi farmaci nei neonati. Un recente studio suggerisce però che l’uso di antibiotici durante il parto cesareo ha un impatto limitato sul microbiota intestinale infantile.

I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, rivelano infatti che i cambiamenti nel microbiota infantile indotti dagli antibiotici sono molto meno significativi rispetto a quelli determinati dalla modalità di alimentazione.

«Abbiamo deciso di condurre questo studio perché affronta una questione clinica significativa con possibili implicazioni per la salute infantile», afferma la ricercatrice principale dello studio Trishla Sinha della University of Groningen, nei Paesi Bassi. «È fondamentale bilanciare prove di alta qualità che dimostrino benefici immediati per la madre con prove altrettanto solide di potenziali rischi a breve e lungo termine per il neonato. Le madri spesso chiedono se gli antibiotici che assumono hanno un impatto sul loro bambino: questo studio può fornire la garanzia che questi farmaci hanno effetti trascurabili sul microbioma intestinale infantile».

Le attuali linee guida raccomandano, per prevenire eventuali infezioni, di somministrare antibiotici alle madri prima del parto cesareo, esponendo così anche i neonati a questi farmaci. Tuttavia, gli effetti di questa esposizione sul microbiota intestinale del neonato non sono ancora del tutto chiari.

Per rispondere a questa domanda, Trishla Sinha e i suoi colleghi hanno deciso di analizzare il microbiota di 79 neonati nati da madri che avevano ricevuto antibiotici durante il parto cesareo.

Alimentazione vs antibiotici

Lo studio ha incluso 28 coppie madre-neonato: 12 madri hanno ricevuto antibiotici prima del parto cesareo e 16 dopo il clampaggio del cordone ombelicale. I ricercatori hanno raccolto 172 campioni di feci dai neonati in otto diversi momenti durante il loro primo anno di vita. L’analisi ha incluso anche dati da altri due studi simili, portando il numero totale di neonati a 79.

Il team ha analizzato la composizione e la diversità del microbiota intestinale e la presenza di geni di resistenza agli antibiotici. Inoltre, sono stati esaminati metaboliti che svolgono un ruolo cruciale nel microbiota intestinale e nella salute generale, come gli acidi grassi a catena corta. Insieme ai dati sull’uso di antibiotici, i ricercatori hanno anche raccolto informazioni sulla modalità di allattamento dei neonati (con latte artificiale o al seno).

La modalità di alimentazione ha influenzato la diversità e la composizione microbica intestinale, i livelli di specifici metaboliti più dell’uso di antibiotici. I neonati nutriti con latte artificiale, ad esempio, hanno mostrato differenze nel loro microbiota rispetto ai neonati allattati al seno. La modalità di alimentazione ha spiegato il 12% della variazione nella composizione del microbiota intestinale durante le prime sei settimane di vita.

Impatto trascurabile

Sebbene siano necessari altri studi per confermare questi dati, i risultati ottenuti finora suggeriscono che il modo in cui i neonati vengono nutriti nella prima infanzia potrebbe avere importanti conseguenze a lungo termine. Gli antibiotici, al contrario, potrebbero avere solo un impatto trascurabile sul microbiota intestinale.

«Siamo rimasti sorpresi dal fatto che gli antibiotici non abbiano alterato drasticamente il microbioma, in quanto altre ricerche hanno segnalato in passato un impatto importante degli antibiotici sulla composizione del microbioma intestinale dei neonati», afferma Trishla Sinha. «Ciò è probabilmente dovuto al fatto che si tratta di un’esposizione una tantum agli antibiotici per via endovenosa durante il parto, in contrapposizione all’esposizione prolungata agli antibiotici durante l’infanzia».

Il team ora prevede di studiare 1.500 coppie madre-bambino della coorte Dutch Lifelines NEXT, un ampio studio condotto nei Paesi Bassi per analizzare la relazione tra fattori genetici e ambientali e stile di vita e comprendere in che modo vari fattori presenti durante la gravidanza, la nascita e il periodo postnatale potrebbero influenzare il microbiota intestinale del neonato.

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente a Basilea, in Svizzera. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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