Patobionti: batteri dalla doppia personalità correlati alle IBD

28 Febbraio 2018

New York University School of Medicine, New York
STUDIO ORIGINALE

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L’instaurarsi e il decorso di alcune malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) è determinato dalla reattività di cellule T alterate e prodotte da particolari tipologie di batteri detti patobionti.

A scoprirlo è stato Mo Xu attraverso uno studio in vivo di recente pubblicazione su Nature.

Stando alle recenti evidenze di letteratura infatti, alcune dei microrganismi che potenziano la cronicità dell’infiammazione, dando quindi luogo in generale alle IBD, sono batteri commensali anche in individui sani.

Questi microrganismi, tra cui le specie Helicobacter, sono difatti in grado, sotto particolari condizioni, di indurre una risposta mediata dai linfociti T non fisiologica prendendo perciò il nome di patobionti.

Il sistema immunitario viene perciò “ingannato” e, non riconoscendo più quegli stessi batteri di norma presenti, li aggredisce con conseguente aggravamento dello stato infiammatorio.

Così i patobionti intervengono sul sistema immunitario

Per capire meglio il meccanismo che sta alla base di questo cambio comportamentale, i ricercatori americani hanno studiato il sistema immunitario di differenti modelli murini prodotti ad hoc e in presenza di Helicobacter hepaticus.

Hanno visto che la tolleranza dell’ospite nei confronti di un potenziale patogeno è essenzialmente mediata dall’induzione di cellule regolatorie iTreg (RORγt+FOXP3+ Tcells) attraverso il blocco selettivo dei linfociti helper pro-infiammatori TH17.

Inoltre, la funzionalità delle iTreg è a sua volta controllata dal fattore di trascrizione c-MAF. Mentre la colonizzazione con H. hepaticus in topi wild type, cioè non modificati, promuove la differenziazione di iTreg a livello di intestino crasso, nei modelli privati della citochina anti-infiammatoria IL-10, e dunque più suscettibili all’infiammazione, è maggiormente pronunciata la sintesi di TH17.

L’inattivazione di c-MAF, essendo un fattore di controllo, compromette la differenziazione e la funzionalità delle cellule iTreg, oltre che la produzione di IL-10, con un conseguente accumulo di TH17 e aggravamento del quadro clinico. Di contro, l’inibizione della componente RORγt sembrerebbe avere un minore impatto sulle iTreg e quindi non comportare di fatto infiammazione nonostante sia importante nel mantenimento dell’omeostasi batterica intestinale.

Complessivamente, i punti chiave emersi da questo studio sono:

  • La corretta risposta del nostro sistema immunitario sembrerebbe bilanciata da due tipi di cellule T: le iTreg vs le TH17;
  • H. hepaticus predomina in assenza di IL-10 promuovendo la sintesi TH17 pro-infiammatori;
  • c-MAF è necessario per la corretta funzionalità delle Treg intestinali.

Ulteriori studi sono tuttavia necessari, anche per confermare ulteriormente il ruolo di H. hepaticus in questo ambito. A detta degli stessi autori inoltre, il prossimo passo sarà quello di introdurre batteri intestinali di individui con IBD in modelli murini attraverso trapianto di microbioma fecale per andare a identificare con maggior precisione tutte le specie batteriche patobionte partecipi in queste patologie infiammatorie.

Silvia Radrezza

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