I microbi intestinali sono essenziali per la salute, ma lo stile di vita moderno ha ridotto la diversità microbica e aumentato il rischio di malattie croniche.
Un team di ricercatori ha sviluppato un nuovo approccio per ripristinare la composizione del microbiota intestinale combinando una dieta ricca di fibre e a base vegetale con l’integrazione di microbi benefici come Limosilactobacillus reuteri.
I risultati, pubblicati su Cell, suggeriscono che gli interventi dietetici possono aiutare a mantenere un microbiota intestinale sano.
Ricerche precedenti avevano già analizzato nuovi metodi per ripristinare il microbiota nelle popolazioni industrializzate, ad esempio combinando una dieta simile a quella delle popolazioni non industrializzate con la somministrazione di batteri benefici.
Questo approccio è stato testato in una sperimentazione canadese che aveva l’obiettivo di migliorare la salute intestinale e ridurre il rischio di malattie.
Sulla base di questo lavoro, i ricercatori guidati da Fuyong Li della University of Alberta, in Canada, hanno somministrato a 30 adulti sani una “dieta di ripristino” per analizzare la sua influenza sul microbiota intestinale, sul metabolismo e sulla salute generale.
Ripristino del microbiota
In questo studio, la dieta di ripristino era basata su alimenti vegetali ricchi di fibre, evitando invece quelli trasformati. Inoltre, ai partecipanti sono stati somministrati anche integratori a base di L. reuteri. Sebbene non siano stati segnalati gravi effetti collaterali, la maggiore assunzione di fibre ha causato in alcuni dei partecipanti l’ammorbidimento delle feci e lievi problemi gastrointestinali.
Nel giro di soli due giorni dalla somministrazione di L. reuteri, il batterio è stato rilevato nelle feci dei partecipanti. Inoltre, dai dati raccolti è emersa una sua maggiore sopravvivenza e un buon adattamento alla dieta di ripristino, che ha ridotto la diversità del microbiota intestinale.
Tuttavia, i cambiamenti nella composizione del microbiota sono risultati specifici per ogni individuo e solo alcuni di questi sono stati indotti dalla dieta. Infine, è stato osservato che ripristinare la presenza nel microbiota intestinale di determinati microbi si è rivelato impegnativo.
La dieta ha mostrato anche alcuni effetti positivi: ad esempio, ha aumentato i livelli di batteri benefici, come Bifidobacterium e Faecalibacterium, riducendo al contempo quelli di microbi correlati all’infiammazione.
Marcatori di malattie
La dieta di ripristino ha indotto effetti benefici fisiologici sui partecipanti, abbassando il pH fecale e aumentando i livelli di acidi grassi a catena corta. Questi cambiamenti sono stati collegati a miglioramenti nei livelli metaboliti del sangue e nei marcatori del rischio cardiometabolico, come colesterolo LDL e glucosio.
Modelli di machine learning hanno mostrato che i cambiamenti nel microbiota e nei metaboliti del sangue potrebbero predire gli effetti positivi della dieta sulla salute.
Tuttavia, mentre la composizione del microbiota potrebbe aiutare a predire i cambiamenti nei livelli del colesterolo e dei marcatori dell’infiammazione, le riduzioni nei livelli di glucosio sono risultate altamente variabili da individuo a individuo.
La dieta di ripristino potrebbe dunque giovare alla salute metabolica e aiutare a prevenire malattie non trasmissibili come il diabete.
«Questi risultati suggeriscono che un intervento dietetico mirato al ripristino del microbiota intestinale può migliorare le interazioni ospite-microbioma che probabilmente sono alla base delle patologie croniche. I dati raccolti potrebbero quindi fornire informazioni per stilare nuove raccomandazioni dietetiche e per favorire lo sviluppo di strategie terapeutiche e nutrizionali», concludono gli autori dello studio.
