Rispetto ai neonati sani nati a termine, i neonati prematuri che pesano meno di 1,5 kg alla nascita hanno un microbiota intestinale alterato con una minore diversità e una maggiore abbondanza di batteri dannosi, che possono aumentare il rischio di sviluppare gravi condizioni.
Una nuova ricerca conferma che il latte materno può fornire batteri benefici a questi neonati, ma la modalità di alimentazione e l’uso di antibiotici possono influenzare questo scambio microbico.
I risultati, pubblicati su Cell Reports Medicine, potrebbero dunque favorire lo sviluppo di migliori strategie di alimentazione per i neonati con peso alla nascita molto basso.
Neonati pretermine e microbioma intestinale
Questi bambini vengono infatti spesso nutriti tramite sondini o utilizzando latte pastorizzato donato, che può inibire il trasferimento di microbi benefici dal latte materno all’intestino del neonato.
Non è però ancora chiaro come l’alimentazione e altri fattori, come per esempio l’utilizzo di antibiotici, influenzino il loro microbiota.
Per rispondere a questa domanda, Sara Shama della University of Toronto e i suoi colleghi hanno analizzato il microbiota presente nel latte di 94 madri e nell’intestino dei loro neonati con peso alla nascita molto basso.
Trasferimento batterico madre-figlio
Alla maggior parte dei neonati sono stati somministrati antibiotici per circa sei giorni dopo la nascita e più della metà delle madri ha ricevuto antibiotici nelle due settimane precedenti al parto o subito dopo.
Quasi il 70% dei neonati è stato nutrito principalmente con latte materno e circa il 30% ha ricevuto un’alimentazione mista integrata con latte umano donato pastorizzato, che non contiene batteri vivi a causa del processo di pastorizzazione. Metà dei neonati ha ricevuto fortificanti derivati dal latte umano, additivi utilizzati per aumentare il contenuto nutrizionale del latte.
I ricercatori hanno osservato che i batteri presenti nel latte si trovavano in genere anche nell’intestino del neonato, ad eccezione di Corynebacterium, Clostridium sensu stricto, Haemophilus e Bifidobacterium.
Questa associazione è risultata più forte nei neonati alimentati principalmente con latte materno; inoltre, l’allattamento al seno ha aumentato la probabilità di osservare Veillonella e Haemophilus sia nel latte sia nelle feci.
«Dai risultati ottenuti è emerso quindi che l’allattamento al seno diretto è una fattore chiave della condivisione microbica tra il latte materno e l’intestino del neonato» affermano i ricercatori.
Fortificanti e antibiotici
I neonati la cui alimentazione era stata integrata con fortificanti mostravano modelli microbici che assomigliano a quelli osservati nei neonati alimentati con latte materno.
Tuttavia, è stato osservato che diversi fortificanti possono modificare in maniera differente il trasferimento batterico tra il latte materno e l’intestino del neonato.
Il team ha anche esaminato l’impatto dell’uso di antibiotici sul trasferimento di batteri tra madre e figlio, scoprendo che la somministrazione di questi farmaci è in grado di inibire il trasferimento batterico naturale, indebolendo l’associazione tra l’assunzione di batteri dal latte materno e la diversità microbica nell’intestino del bambino.
«Questi risultati evidenziano l’importanza di valutare la necessità di somministrare antibiotici sia nelle madri che nei loro bambini prematuri, poiché l’esposizione a questi farmaci può comportare in entrambi i casi potenziali conseguenze a breve e lungo termine per lo sviluppo del bambino» concludono gli autori dello studio.
