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Zuccheri raffinati alterano il microbiota intestinale e inducono la colite in modelli animali

Assumere molti zuccheri raffinati anche per brevi periodi modifica il microbiota intestinale e favorirebbe lo sviluppo di colite.
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Zuccheri raffinati alterano il microbiota intestinale e inducono la colite in modelli animali

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Stato dell'arte
Numerosi sono gli studi che hanno messo in relazione la dieta occidentale e patologie infiammatorie intestinali. Sebbene siano molti i dati riguardo gli effetti dell’introito di grassi, rimangono da approfondire quelli legati ai soli zuccheri raffinati.
Cosa aggiunge questa ricerca
Lo studio confronta i parametri clinici, istologici e relativi al microbiota di modelli murini alimentati per due giorni con dieta standard vs dieta ad alto contenuto di zuccheri, prima e dopo l’induzione di colite con solfato sodio destrano e il supplemento di acidi grassi a catena corta come possibile intervento terapeutico.
Conclusioni
L’elevato apporto di zuccheri, seppur per un breve periodo, favorisce lo sviluppo di colite e della risposta infiammatoria, condizioni migliorate in entrambi i gruppi dal supplemento con acetato.

In questo articolo

Consumare molti zuccheri raffinati anche solo per un breve periodo, oltre a modificare il microbiota intestinale, sembrerebbe favorire lo sviluppo di colite aumentando la permeabilità intestinale e la risposta infiammatoria. Di contro, il supplemento con acidi grassi a catena corta contenuti nelle fibre, l’acetato in particolare, ha dimostrato effetti positivi migliorando il quadro clinico. È quanto afferma lo studio di Michael Laffin e colleghi della University of Alberta (Canada), di recente pubblicazione su Scientific Reports.

Numerosi sono gli studi, anche epidemiologici, che pongono l’accento sulla correlazione tra la dieta “occidentale” e l’incidenza di patologie intestinali croniche (IBD) quali il morbo di Crohn, la colite ecc. Mentre gli effetti sulla nostra salute dell’elevato apporto di grassi tipico di questo regime alimentare è stato ampiamente analizzato, rimangono poco chiari quelli relativi al solo consumo di zuccheri raffinati, anch’essi presenti in alte quantità rispetto, per esempio, alle fibre. 

A tal proposito, i ricercatori canadesi hanno voluto confrontare svariati parametri clinici, di laboratorio e relativi alla componente batterica intestinale di modelli murini alimentati per due giorni con dieta standard o ricca in zuccheri (HSD, 50% saccarosio) prima e dopo l’induzione di colite con solfato sodio destrano (DSS). Infine, come opzione terapeutica è stato valutato l’impatto di un supplemento di acidi grassi a catena corta (acetato, butirrato, propionato) in entrambi i gruppi. Di seguito le principali evidenze. 

Esaminando dati clinici e parametri ematici è emerso che:

  • non è stata rilevata tra i due gruppi nessuna differenza sostanziale in termini di peso, consumo calorico e nei livelli di IL-1β, IL-6, IL-10, TNFα, IL-2, IL-4, IL-5, IFNγ o TGFβ a livello del colon
  • rispetto alla controparte in dieta standard (n=5), nel gruppo in HSD (n=5) è stato registrato un aumento di espressione nel colon di IL-12p70, KC/GRO (chemioattrattante di neutrofili) e permeabilità intestinale, quest’ultima rilevata sia in maniera diretta con l’analisi istologica dei loop intestinali sia dai livelli di LPS circolanti.

Volendo dunque determinare se il solo incremento glucidico possa alterare la suscettibilità alla colite, entrambi i gruppi sono stati trattati con DSS per 5 giorni per indurre la patologia:

  • nel gruppo HSD è stato registrato un peggioramento della condizione clinica sia al termine del trattamento (giorno 5) sia dopo la sua sospensione 
  • nel gruppo in dieta standard è stato rilevato un completo recupero della condizione fisiologica una volta sospeso il DSS
  • a sostegno del peggioramento clinico, analisi istologiche hanno evidenziato un accorciamento del colon nel gruppo HSD, oltre che un danno epiteliale e un’accentuata infiltrazione di neutrofili e linfociti pro-infiammatori nella lamina propria. 

Il modello di colite DSS è, in generale, caratterizzato da un danno agli enterociti e un’invasione sistemica dei batteri del lume intestinale. Ciò comporta una marcata infiltrazione di neutrofili e monociti nella lamina propria e conseguente infiammazione. 

Considerando come il gruppo HSD abbia dimostrato in questo studio una maggiore gravità della patologia, nonché persistenza dell’infiammazione, i ricercatori hanno voluto confrontare la risposta del sistema immunitario dei due gruppi basandosi sull’espressione di monociti da midollo (BMDM):

  • il gruppo HSD ha dimostrato una maggiore secrezione iniziale di IL-12p70 e TNFα rispetto alla controparte. Nessuna differenza invece per quanto riguarda IL-1β o IL-10 basale
  • somministrando LPS per la stimolazione immunitaria, si è registrato un aumento di rilascio di TNFα nel gruppo HSD.

L’attenzione si è poi spostata sugli effetti della dieta HSD a livello del microbiota fecale e del cieco:

  • prima della dieta, il microbiota dei due gruppi non ha mostrato differenze significative
  • in seguito a due giorni di dieta ricca in zuccheri, il microbiota del gruppo HSD ha registrato una significativa alterazione in termini di composizione rispetto al baseline, modifica non riscontrata nella controparte in dieta standard, che ha invece riportato risultati analoghi
  • nel gruppo HSD, a livello di phylum, è risultata incrementata l’espressione di Verrucomicrobia, notevolmente ridotta invece quella di Firmicutes e Tenericutes. A livello di famiglia, Lachnospiraceae, Anaeroplasmataceae e Prevotellaceae hanno mostrato un decremento, mentre sono risultate arricchite Verrucomicrobiaceae e Porphyromonadaceae
  • rispetto alla controparte, il gruppo HSD ha presentato una significativa riduzione di alpha-diversity (indice di Shannon).

I cambiamenti batterici indotti da HSD sono stati però associati a un’altrettanto importante alterazione degli acidi grassi a catena corta (SCFAs) nel cieco, acetato in particolare. I ricercatori hanno quindi ipotizzato un ruolo importante dell’acetato nel decorso della malattia, nonché la possibilità di utilizzarlo come soluzione terapeutica, somministrandolo per via esogena a sottogruppi di entrambe le parti. I risultati ottenuti sembrerebbero promettenti, infatti:

  • il supplemento con acetato ha migliorato lo stato infiammatorio insorto già prima dell’induzione di colite nel gruppo HSD, aumentando significativamente la concentrazione di IL-6, IL-10 e IL-12p70. Ha inoltre prevenuto la compromissione della permeabilità intestinale, come suggeriscono i ridotti livelli di LPS sistemici
  • il sottogruppo in dieta standard con supplemento di acetato, rispetto a quello senza supplemento, ha registrato un notevole aumento di KC/GRO
  • rispetto ai modelli in sola dieta HSD, quelli con supplemento di acetato hanno mostrato una minor gravità della colite oltre che di danno epiteliale e una maggior lunghezza del colon
  • il supplemento di acetato non ha alterato la composizione del microbiota in entrambi i gruppi.

Sulla base di questo studio, dunque, una dieta ricca in zuccheri, anche se seguita per un breve periodo, sembra alterare la composizione del microbiota fecale e influire sulla permeabilità intestinale e sullo stato infiammatorio, favorendo lo sviluppo di disturbi intestinali quali colite. Il supplemento con acetato sembrerebbe invece avere effetti terapeutici.  Trattandosi tuttavia di uno studio preliminare e condotto in vivo su modelli murini, ulteriori approfondimenti sono necessari al fine di ottimizzare un intervento preventivo e/o di cura nell’uomo.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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