La Candida, albicans e non-albicans, è un fungo che fa parte del microbioma mucosale vulvo-vaginale. In determinate condizioni, da fungo commensale ed innocuo (forma coccoide), si può trasformare nella sua forma patogena (ifa filamentosa) e determinare una vulvovaginite ( VVC).
La VVC è una delle principali problematiche cliniche ginecologiche e circa il 70-75% delle donne sperimenta questa condizione almeno una volta nella vita (Farr et al., 2021).
L’infezione da C. albicans patogena provoca un forte cambiamento del microbiota vaginale, composto per la maggior parte da Lattobacilli (es. L. crispatus, L. gasseri, L. jensenii e L. iners) selezionando e modificando le tipologie di specie presenti in quell’ambiente, alterando di conseguenza il rapporto tra i metaboliti da essi prodotti, come quello tra lattato ed acidi grassi a catena corta, o SCFA (acetato, butirrato, succinato, propionato), inficiando la salute dell’ospite e favorendo la crescita di altri microrganismi patogeni.
Alla base del meccanismo eziopatogenetico, per lo sviluppo di VVC vi sono tutte quelle condizioni che aumentano i livelli di estrogeni, di glucosio e alterano le difese immunitarie locali e sistemiche, creando per il fungo le condizioni favorevoli il suo sviluppo, metabolismo, morfogenesi, filamentazione, capacità di adesione, resistenza, e quindi per il suo grado di patogenicità.
Tra i fattori di rischio maggiormente correlati ad una VVC si annoverano alterazioni del microbioma locale dovuta a terapia antibiotica, stati di immunosoppressione e fattori intrinseci all’ospite, come uno stato di gravidanza, menopausa in terapia sostitutiva, diabete mellito incontrollato, obesità, condizioni allergiche, HIV, fibrosi cistica e fattori legati al comportamento personale come l’igiene intima, l’uso di indumenti stretti, comportamento sessuale, uso di contraccettivi orali.
La candida si “nutre” non soltanto di carboidrati
La sopravvivenza di C. albicans è determinata dalla presenza di fonti rapide di carbonio che, a livello del lume vaginale dell’ospite o nella circolazione sanguigna, sono rappresentate da glucosio, lattato (soprattutto D-lattato) ed acetato (Ries et al., 2018). Un’altra fonte di carbonio è l’alcol.
Ulteriori fonti energetiche sono le sostanze azotate derivanti direttamente dagli aminoacidi e dall’ammonio. Altri elementi essenziali sono il ferro e lo zinco sebbene alla Candida ne servano in piccole quantità.
L’ambiente ideale per la sua proliferazione, di conseguenza, è un ambiente ricco di questi fattori e con pH alcalino o non sufficientemente acido, come in caso di preponderanza di SCFA, che sono acidi deboli, e scarsa concentrazione di acido lattico, che si riscontra in condizioni preesistenti di disbiosi vaginale.
È stato però dimostrato che uno degli elementi che rende la C. albicans un patogeno molto aggressivo è la sua versatilità metabolica poiché riesce a sopravvivere in ambiente vaginale anche se carente in glucosio e in un range di pH molto ampio (pH 2-10).
Dieta e candidosi
Si ritiene dunque che la dieta dell’ospite, nonostante l’evidenza sia relativamente debole, abbia un impatto sulla VVC in quanto influisce sulla concentrazione ematica di glucosio e lattato (range fisiologico rispettivamente di 4-5,5 mM/l e 0,5-2 mM/l) (Baker et al., 2006, Ament et al., 1997). Infatti, l’assunzione di cibi ricchi in glucosio, carboidrati in generale, di prodotti lievitati e derivati del latte, ad eccezione dello yogurt che potrebbe avere un effetto probiotico favorevole, potrebbe essere direttamente correlata ad un aumento della concentrazione locale del fungo.
Al contrario, crusca di avena e semi di lino potrebbero avere un’azione antifungina.
Un’ulteriore prova a riguardo della correlazione dieta-sviluppo di VVC è il razionale secondo cui i microrganismi vaginali originano dall’intestino, in concentrazioni diverse delle varie specie microbiche a causa delle diversità delle nicchie dei due organi.
È altamente confermato l’ampio raggio di azione benefica per l’ospite svolta dagli SCFA a livello intestinale rispetto al mantenimento dell’integrità della barriera intestinale, alla funzione antimicrobica e di substrato energetico per i colonociti prodotti dalla fermentazione batterica di oligosaccaridi (es. GOS e FOS e inulina). A livello vaginale, gli SCFA ed il lattato nei suoi L e D- isomeri, prodotti dal metabolismo del glicogeno sia dalla barriera intermedia della mucosa vaginale sia dalle varie specie di Lattobacilli, svolgono gli stessi ruoli in situazione di eubiosi vaginale, quindi la loro funzione antifungina attraverso vari meccanismi tra i quali l’espressione genica della Candida coinvolta nell’interazione con l’ospite, strettamente dipendente dal loro gradiente di concentrazione.
Le raccomandazioni generali
Si può affermare, quindi, come si apprende dalla letteratura, che non esiste una dieta specifica per VVC da adottare per gestirla o prevenirne anche le recidive, quanto piuttosto un insieme di norme igienico-nutrizionali che tengano conto delle condizioni transitorie dell’ospite, sia cliniche che fisiopatologiche. Tra le raccomandazioni dietetico nutrizionali che accompagnano gli approcci farmacologici troviamo:
- assicurare un’assunzione di vegetali contenenti oligosaccaridi – come ortaggi, legumi e frutta – nelle giuste proporzioni;
- assicurare una quota corretta per fabbisogni di aminoacidi essenziali, sia dalle proteine alimentari, vegetali e animali, specialmente provenienti da carne allevate in modo sostenibile e pesce, uova, sia come integratori;
- limitate quantità di prodotti lattiero caseari.
Risulta inoltre utile assumere una corretta dose di acidi grassi essenziali sia omega-3 che omega-9 (da olio di pesce, olio di oliva, semi di lino e frutta secca oleosa o anche sotto forma di integrazione o supplementazione) per sostenere le funzioni antinfiammatorie. A questo si aggiungono cicli di profilassi probiotiche mirate, contenenti miscele di Lattobacilli, o il lievito Saccharomyces boulardii produttore di MCFA come l’acido caprico e caprilico (contenuto anche in olio di cocco) con effetto anticandida, nonché di altre sostanze nutraceutiche con proprietà antifungine, come la berberina (Xie Y. Et al., 2020), l’allicina (Khodavandi et al., 2010), l’origano titolato in timolo e carvacrolo (Karaman et al., 2017; Nakamoto et al., 2020) e multivitaminici in caso di aumentato fabbisogno di vitamina A, C, E, betaina, calcio e vitamina B9. Aminoacidi, peptidi, proteine, vitamine e SCFA sono molecole che assunte sotto forma di prodotti rilasciati da microrganismo selezionati, prendono il nome di postbiotici e posso avere un ruolo nella pratica clinica e nutrizionale contro la VVC.
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