L’ecosistema vaginale rappresenta un microambiente complesso e dinamico in cui l’equilibrio tra microbiota, pH, integrità della barriera mucosale e risposta immunitaria locale contribuisce al mantenimento della salute del tratto genitale femminile.
La perturbazione di questo equilibrio – indotta da fattori intrinseci (variazioni ormonali, gravidanza, menopausa) o estrinseci (terapie antibiotiche, abitudini igieniche, attività sessuale, stress) – può determinare una condizione di disbiosi caratterizzata da riduzione dei lattobacilli, incremento di microrganismi anaerobi e aumento del pH vaginale. Tale stato si associa a una maggiore suscettibilità a patologie urogenitali quali vaginosi batterica, vaginite aerobica e vulvovaginite da Candida, oltre che a un’attivazione della risposta infiammatoria locale mediata da citochine e altri mediatori immunitari.
L’elevata frequenza di recidive osservata in molte di queste condizioni suggerisce che l’eradicazione del patogeno non sia di per sé sufficiente a ristabilire un ecosistema vaginale stabile, evidenziando la necessità di strategie terapeutiche orientate al ripristino dell’eubiosi. In questo contesto si inserisce il crescente interesse verso approcci microbiota-centrici e, in particolare, verso i Live Biotherapeutic Products (LBPs), definiti come farmaci contenenti microrganismi vivi destinati alla prevenzione o al trattamento di condizioni associate a disbiosi1.
Gli LBPs sono a tutti gli effetti farmaci e si distinguono dai probiotici tradizionali proprio per il loro inquadramento regolatorio come medicinali: in quanto tali, devono soddisfare requisiti stringenti di qualità, sicurezza ed efficacia clinica analoghi a quelli richiesti per gli altri prodotti farmacologici2.
Tra i meccanismi d’azione attribuiti ai lattobacilli impiegati come LBP figurano la capacità di adesione alla mucosa vaginale, la competizione con i patogeni per i siti di adesione epiteliale, la produzione di metaboliti antimicrobici e la modulazione della risposta immunitaria locale. Tali microrganismi possono inoltre contribuire alla stabilizzazione della barriera mucosale e alla riduzione della colonizzazione da parte di specie patogene, favorendo il ripristino di un microbiota dominato da lattobacilli e, quindi, di un ambiente vaginale fisiologico¹.
Caratteristiche di L. plantarum P 17630
Alla luce delle evidenze disponibili, Lactobacillus plantarum P17630 rappresenta un ceppo ampiamente caratterizzato sotto il profilo microbiologico e clinico, con proprietà funzionali coerenti con un approccio terapeutico microbiota-centrico.
Si tratta di un ceppo di origine umana, isolato da fluidi vaginali, caratterizzato da elevata capacità di adesione alle cellule epiteliali vaginali, attività competitiva nei confronti di microrganismi patogeni opportunisti e produzione di metaboliti a potenziale azione antimicrobica³.
In modelli sperimentali, il ceppo ha dimostrato di interferire con l’adesione di Candida albicans all’epitelio vaginale, contribuendo alla riduzione del potenziale colonizzante del microrganismo⁴. È stata inoltre evidenziata un’attività inibitoria nei confronti di diversi patogeni urogenitali, tra cui Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Proteus mirabilis⁵.
La capacità di formare biofilm costituisce un ulteriore elemento funzionale rilevante, in quanto può favorire la persistenza mucosale e ostacolare l’adesione e la proliferazione di specie opportuniste⁵. Il ceppo è inoltre in grado di crescere in un intervallo di pH compreso tra 4,0 e 6,5 e a temperature fino a 43 °C, evidenziando un’elevata adattabilità a condizioni microambientali variabili, anche in presenza di alterazioni infiammatorie locali⁵.
Efficacia della somministrazione vaginale di L. plantarum P 17630
La somministrazione vaginale di ceppi probiotici rappresenta un approccio razionale nelle condizioni associate a disbiosi, in quanto consente un’interazione diretta tra microrganismo e mucosa, favorendo la colonizzazione locale e la modulazione dell’ecosistema vaginale. Nell’attuale contesto normativo, solo i farmaci possono contenere batteri vivi destinati all’uso vaginale, in quanto tale via di somministrazione implica requisiti stringenti in termini di qualità microbiologica, sicurezza e dimostrazione di efficacia clinica2.
In questo contesto si inserisce L. plantarum P17630, la cui efficacia è stata documentata in studi clinici volti a valutarne l’impatto sul mantenimento dell’equilibrio del microbiota vaginale e sul ripristino dell’eubiosi dopo episodi infettivi, con evidenze che ne sostengono l’utilizzo come supporto terapeutico nelle condizioni associate a disbiosi.
Uno studio osservazionale prospettico multicentrico condotto da Cianci e collaboratori ha valutato l’impiego di L. plantarum P17630 nel trattamento della vaginosi batterica e della vaginite aerobica6. Le pazienti sono state trattate con una capsula vaginale al giorno per 6 giorni consecutivi, seguita da una somministrazione settimanale, in associazione alla terapia standard prevista per tali condizioni. La risoluzione clinica dei sintomi è stata riportata nell’83% dei casi, suggerendo che la somministrazione di L. plantarum P17630 in associazione ai trattamenti specifici possa contribuire al miglioramento clinico nelle donne con vaginosi batterica e vaginite aerobica.
Per quanto riguarda la candidosi vulvovaginale, nello studio clinico retrospettivo di De Seta e collaboratori7, pazienti affette da VVC sono state trattate con applicazione vaginale di una capsula contenente L. plantarum P17630 (10⁸ CFU) una volta al giorno per 6 giorni, seguita da una somministrazione settimanale per ulteriori 4 settimane, in associazione alla terapia convenzionale.
Al termine del trattamento è stato osservato un incremento statisticamente significativo della percentuale di Lactobacillus nel microbiota vaginale (80% vs 40%; p < 0,001), associato a un miglioramento clinico dei sintomi, in particolare riduzione di bruciore e prurito vaginale (90% nel gruppo trattato con L. plantarum vs 67,5% nel gruppo di controllo)7.
Al follow-up a 3 mesi, i tamponi vaginali hanno evidenziato un aumento significativo della conta dei lattobacilli (p < 0,01), un ripristino più stabile del pH fisiologico (p < 0,01) e un miglioramento soggettivo persistente della sintomatologia (p < 0,03)7.
Nel 2024 è stato pubblicato uno studio randomizzato di non inferiorità volto a valutare l’impiego di L. plantarum P 17630 nella candidosi vulvovaginale non complicata8. Il ceppo è stato somministrato per via vaginale per 6 giorni consecutivi, in associazione alla terapia convenzionale, e confrontato con il trattamento a base di Miconazolo.
I risultati hanno dimostrato il raggiungimento del margine di non inferiorità in termini di risoluzione clinica dei sintomi al termine della terapia. Analogamente, per quanto riguarda i livelli locali di IL-6, la riduzione ottenuta con L. plantarum P 17630 è risultata non inferiore rispetto al miconazolo. Inoltre, il profilo di tollerabilità è risultato favorevole.
Conclusioni
Nel contesto delle condizioni associate a disbiosi, l’approccio microbiota-centrico rappresenta un’evoluzione del paradigma terapeutico tradizionale, integrando il controllo dell’episodio infettivo con il ripristino dell’eubiosi. In tale prospettiva, L. plantarum P17630, live biotherapeutic product per uso vaginale, si inserisce come intervento di supporto alla terapia convenzionale, con evidenze microbiologiche e cliniche coerenti con un approccio orientato alla stabilizzazione dell’ecosistema vaginale.
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- Cianci A, C.E., De Leo V, Fruzzetti F, Massaro MG, Bulfoni A, Parazzini F, Perino A., Observational Prospective Clinical Study on Lactobacillus plantarum in Women with Bacterial Vaginosis/Vaginitis. 2016
- De Seta F, P.F., De Leo R, Banco R, Maso GP, De Santo D, Sartore A, Stabile G, Inglese S, Tonon M, Restaino S., Lactobacillus plantarum P 17630 for preventing Candida vaginitis recurrence: a retrospective comparative study. 2014: Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol p. 136-139
- Bertarello M, et al. Randomized non-inferiority study comparing vaginal Lactobacillus plantarum P17630 with miconazole in the treatment of uncomplicated vulvovaginal candidosis. Journal of Lower Genital Tract Disease 2024
