Parto pretermine: studio svela ruolo del microbiota intestinale materno

1 dicembre 2017

Norwegian Institute of Public Health, Oslo (Norvegia) STUDIO ORIGINALE

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Notevole è la differenza tra la composizione del microbiota intestinale di madri con bambini “nati a termine” rispetto a madri con figli prematuri le quali dimostrano una riduzione in particolar modo di Bifidobacterium, Streptococcus e di alcune specie dell’ordine Clostridiales.

Si può dunque ipotizzare che il microbioma sia attivamente coinvolto nel decorso fisiologico della gravidanza e nella problematica del parto pretermine.

È quando emerge da uno studio internazionale, primo nel suo genere, condotto su 121 donne norvegesi e recentemente pubblicato in Plos One.

Cecile Dahl e colleghi hanno infatti voluto indagare se e in che misura il microbioma intestinale materno sia correlato al parto prematuro spontaneo ipotizzando che una scarsa biodiversità, specialmente per alcuni taxa batterici, sia uno dei fattori di rischio predisponenti la nascita prima della 37ª settimana di gestazione.

Il parto pretermine è di fatto una delle maggiori cause di morte neonatale al mondo nonostante l’assistenza sanitaria, per lo meno in alcuni Paesi, sia notevolmente migliorata negli ultimi anni.

Le ragioni possono essere diverse tra le quali troviamo l’età, lo stato socio-economico, l’etnia e l’esposizione al fumo, anche se molte altre rimangono ancora da determinare.

Alcuni studi riportano come una condizione di infiammazione intrauterina, ma non solo, dovuta a infezioni o disbiosi vaginale possa incrementare le nascite premature spontanee. Il trapianto di microbiota a ridotta biodiversità in modelli murini germ-free, cioè senza un loro corredo batterico, ha dimostrato un notevole incremento di marcatori infiammatori a prova della correlazione tra benessere del microbiota e status infiammatorio.

Che il microbioma della madre cambi durante la gravidanza o rimanga stabile non è stato ancora ben accertato visti i risultati controversi delle ricerche finora condotte.

La ricerca sul parto pretermine

Per la determinazione del campione sono state dunque reclutate tra il 2002 e il 2005 neo mamme con una gravidanza fisiologica (controlli) e altre con parto pretermine (casi) in un rapporto di 2:1.

I due gruppi sono risultati tuttavia, in termini qualitativi, omogenei tra loro. Per la caratterizzazione del microbioma sono stati non soltanto raccolti campioni fecali a 4 giorni di distanza dal parto, ma anche questionari per meglio determinare le abitudini della madre, la presenza o meno di animali domestici e l’eventuale uso di antibiotici in prossimità del parto oltre che dati di registri nazionali.

I campioni sono stati quindi analizzati attraverso la tecnica di sequenziamento 16s rRNA, PCR, PCoA e la classificazione OTUs.

Ecco cosa è emerso: le madri che sono andate incontro a un parto pretermine hanno dimostrato una maggiore presenza di Firmicutes ma ridotta concentrazione di Actinobacteria rispetto ai controlli in maniera statisticamente significativa, oltre che una minore espressione di Streptococcaceae e Bifidobacteriaceae.

A livello di OTUs, 4 sono risultati notevolmente inferiori, sempre nel gruppo dei pretermine, ai quali corrispondono rispettivamente B. tsurumiense, S. vestibularis o S. salivarius, Ruminococcaceae e Mogibacteriaeceae tra l’ordine Clostridiales.

L’infiammazione inoltre sembrerebbe essere un tratto distintivo delle madri appartenenti al primo gruppo.

Streptococcus e Bifidobaterium, maggiormente espressi nel gruppo dei controlli, sono infatti tra i principali produttori di acido lattico e di acidi grassi a catena corta i quali, come è già stato più volte dimostrato, giocano un ruolo importante nel contrastare l’infiammazione a livello intestinale riducendo inoltre la proliferazione del patogeno E. coli.

Anche la famiglia Ruminococcaceae partecipa, seppur in maniera minore, alla produzione di questi metaboliti, in particolar modo di butirrato, oltre che alla riduzione dello sviluppo di allergie e infiammazioni intestinali per l’incremento di cellule Treg.

Considerando nel complesso i risultati ottenuti sia dalle analisi strumentali dei campioni sia dalle risposte raccolte attraverso i questionari, i ricercatori hanno potuto confermare la correlazione tra microbiota materno e decorso della gravidanza.

Anche l’uso di antibiotici a ridosso del parto e il possedere animali domestici possono incidere negativamente sulla durata della gestazione aumentando il rischio di infezioni, come toxoplasmosi, e infiammazioni.

Lo studio, come sottolineano gli stessi autori, presenta però alcune limitazioni.

Mancano le informazioni relative alle madri che hanno perso il bambino in seguito a parto pretermine, il gruppo dei casi era notevolmente sbilanciato in termini numerici rispetto ai controlli, dei 19 pretermine solo 17 erano effettivamente spontanei, la percentuale di questionari completati era più alta tra il gruppo dei controlli rispetto a quello dei casi. Sono state tuttavia apportati accorgimenti statistici per ridurre quanto possibile gli errori ai fini della determinazione dei risultati finali.

Rimane quindi aperto il quesito di ricerca in attesa di ulteriori studi basati, auspicabilmente, su un campione di pretermine più ampio e che vadano a indagare anche i possibili benefici di una terapia adiuvante a base di probiotici in madri ad alto rischio di parti prematuri.

Silvia Radrezza

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