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Preeclampsia grave: tra i fattori di rischio spunta anche il microbiota vaginale

Elevati valori di Prevotella bivia nel contesto vaginale, TNF-alpha e BMI determinano una predisposizione allo sviluppo di preeclampsia.
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Preeclampsia grave: tra i fattori di rischio spunta anche il microbiota vaginale

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Stato dell'arte
Il microbiota vaginale è importante per la salute della donna. Poco si conosce delle sue caratteristiche e dinamiche associate a condizioni di preeclampsia, un disordine ipertensivo gestazionale pericoloso anche per il nascituro.
Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è di confrontare il profilo del microbiota vaginale di donne con preeclampsia grave vs controlli sani. A ciò è stata associata una valutazione plasmatica di marcatori infiammatori e indice di massa corporea.
Conclusioni
L’arricchimento di Prevotella bivia nell’ambiente vaginale, un elevato indice di massa corporea e livelli di TNF-alpha plasmatici potrebbero essere coinvolti nello sviluppo di preeclampsia grave.

In questo articolo

Un’elevata presenza di Prevotella bivia nel contesto vaginale sembrerebbe essere associata allo sviluppo di una grave forma di preeclampsia. Correlazione è stata dimostrata anche con l’indice di massa corporea ed elevate concentrazioni plasmatiche di TNF-alpha, un marcatore infiammatorio.

È quanto afferma lo studio di Chia-Ying Lin e colleghi della Chang Gung University College of Medicine di Taiwan, di recente pubblicato su Scientific Reports.

Fattori di rischio della preeclampsia

La preeclampsia è un disordine ipertensivo che colpisce le gestanti ma che può avere gravi conseguenze anche per il nascituro.

In questi anni l’attenzione sul possibile ruolo del microbiota intestinale nel mantenere e/o favorire la salute della donna è andato via via crescendo. Ancora incerto rimane però in relazione alla preeclampsia.

Per approfondire questo aspetto dunque, i ricercatori hanno confrontato il profilo del microbiota vaginale di 30 gestanti con preeclampsia grave con quello di altrettante controlli sani.

Parametri infiammatori plasmatici e indice di massa corporea (BMI) sono poi stati considerati come possibili fattori confondenti ai quali la condizione clinica potrebbe essere ugualmente associata. Ecco cosa ne è emerso.

Cosa emerge dallo studio

Dalla valutazione della componente batterica si è visto che:

  • la ricchezza batterica non ha mostrato differenze significative tra i gruppi. Superiore invece la diversità nel gruppo con patologia
  • Firmicutes (69.12%), Actinobacteria (25.44%), Proteobacteria (5.18%), Bacteroidetes (0.18%) e Tenericutes (0.07%) sono risultati essere i phyla più comuni e abbondanti nei controlli
  • Bacteroidetes ha mostrato un’abbondanza relativa significativamente superiore nel gruppo con preeclampsia (3.13% vs 0.18%)
  • a livello di genere i più comuni si sono dimostrati nel complesso essere Lactobacillus, Gardnerella, Bifidobacterium, Atopobium, Escherichia/Shigella, Veillonella, Prevotella, Streptococcus, Klebsiella, Halomonas, Rhodococcus, Dialister, Anaerococcus, Cryptobacterium e Aerococcus. Tra questi, Prevotella, Atopobium e Aerococcus sono tuttavia risultati essere significativamente più espressi nel gruppo preeclampsia. Aumento seppur minore anche di Anaerococcus
  • scendendo poi a livello di specie, il gruppo con patologia ha mostrato un’abbondanza significativamente maggiore di Prevotella bivia, Atopobium vaginae, Aerococcus christensenii ed Anaerococcus tetradius. Tra questi però, solo Prevotella bivia ha mostrato di essere associata alla malattia in questione come del resto il genere Prevotellaceae, la famiglia Prevotella, ordine Bacteroidales, classe Bacteriodia e phylum Bacteroidetes

Passando poi ai parametri ematici e fisici:

  • tra tutte le citochine considerate, solo TNF-alpha ha mostrato di essere significativamente più elevato nei casi rispetto ai controlli
  • il BMI ha mostrato di essere generalmente maggiore nel gruppo con patologia

Conclusioni

Combinando queste tre variabili (Prevotella bivia, TNF-alpha e BMI) è stata dimostrata la correlazione con la patologia dimostrando come loro elevati valori siano predisponenti lo sviluppo di preeclampsia.

Ulteriori studi con una coorte di ampia di soggetti sono tuttavia necessari al fine di validare questi risultati.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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