• Trapianto fecale dopo trapianto di staminali
• Il microbiota del paziente può fare la differenza

Stato dell’arte
Il trapianto di cellule staminali allogeniche è l’unica terapia disponibile per alcune malattie ematologiche, inclusi alcuni tumori del sangue. Tuttavia, questo trattamento può causare la cosiddetta malattia acuta da rigetto, o malattia del trapianto contro l’ospite (graft-versus-host disease), una condizione immunitaria pericolosa per la vita che colpisce vari organi, compreso l’intestino.

Cosa aggiunge questo studio
I ricercatori hanno scoperto che il trapianto di microbiota fecale ha migliorato i sintomi della malattia acuta da rigetto a livello gastrointestinale in 15 persone che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali allogeniche. Entro un mese dal trattamento, la malattia acuta da rigetto, a livello gastrointestinale, si è infatti risolta e la diversità microbica intestinale è stata ripristinata nella maggior parte dei partecipanti allo studio.

Conclusioni
Sebbene i risultati ottenuti dovranno essere confermati in studi più ampi, il trapianto di microbiota potrebbe rappresentare un trattamento promettente per la malattia del trapianto contro l’ospite intestinale.

Il trapianto di cellule staminali allogeniche è l’unica terapia per alcune malattie ematologiche, inclusi alcuni tumori del sangue. Tuttavia, questo trattamento può causare la malattia acuta da rigetto, una complicanza immunitaria pericolosa per la vita che colpisce vari organi, compreso l’intestino.

Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che il trapianto fecale potrebbe alleviare i sintomi della malattia acuta da rigetto a livello gastrointestinale e ripristinare la diversità microbica dell’intestino. I risultati sono stati pubblicati su Science Translational Medicine.

Nel recente passato, altri studi avevano già dimostrato che il trapianto fecale consente di trattare con successo disturbi intestinali come l’infezione da Clostridium difficile e la colite ulcerosa.

Per capire se il trapianto microbico fecale fosse in grado di migliorare anche i sintomi della malattia acuta da rigetto, Mette Hazenberg dell’Amsterdam University Medical Center e i suoi colleghi hanno trasferito batteri fecali da due donatori sani nell’intestino di 15 persone che avevano ricevuto un trapianto di cellule staminali allogeniche.

Trapianto fecale dopo trapianto di staminali

In seguito al trapianto fecale, alcuni partecipanti allo studio hanno manifestato effetti collaterali come per esempio crampi e nausea, che si sono però risolti in poche ore.

Entro il primo mese dal trapianto, cinque persone hanno sviluppato un’infezione, per esempio dell’orecchio o della vescica. A un individuo è stata diagnosticata la polmonite cinque giorni dopo il trapianto microbico fecale e a un altro è stata diagnosticata una sepsi da Escherichia coli originata dalle vie urinarie. Entrambi i pazienti si sono ripresi dopo essere state trattati con antibiotici.

In due terzi dei partecipanti allo studio (10 persone), il trapianto fecale ha alleviato i sintomi della malattia acuta da rigetto a livello intestinale, inclusa la diarrea.

Cinque partecipanti non hanno risposto al trapianto fecale e quattro di loro sono morti per complicazioni della malattia del trapianto contro l’ospite durante il follow-up.

In coloro che hanno risposto al trattamento, la malattia acuta da rigetto intestinale si è risolta entro un mese e la diversità microbica intestinale è aumentata nella maggior parte dei partecipanti.

Il microbiota del paziente può fare la differenza

I ricercatori hanno scoperto che gli individui che hanno risposto al trapianto microbico fecale (responder) erano caratterizzati inizialmente da una diversità microbica intestinale più alta rispetto a quelli che non hanno risposto (non-responder).

I responder tendevano anche ad avere livelli più elevati di batteri produttori di butirrato e di Blautia rispetto ai non-responder. L’abbondanza di base dei batteri Blautia nei responder era paragonabile a quella di donatori sani di campioni fecali ed è aumentata dopo il trapianto fecale.

Anche l’abbondanza di Clostridiales e di batteri produttori di butirrato è aumentata nei responder, raggiungendo valori simili a quelli dei donatori sani. Al contrario, l’abbondanza di questi batteri è rimasta stabile o è diminuita negli individui che non hanno risposto al trapianto fecale.

Sebbene siano promettenti, i risultati di questo studio dovranno essere riprodotti in gruppi più ampi di persone per confermare la sicurezza e l’efficacia del trapianto fecale e per determinare quale frequenza, origine della biomassa fecale e tempistica di trattamento siano ottimali per trattare i pazienti con malattia acuta da rigetto.