Anoressia nervosa: la regolazione dell’appetito dipende dal microbioma intestinale

Il microbioma intestinale è in grado di influenzare l'espressione di 8 peptidi coinvolti nella regolazione dell'appetito, che, insieme alla dieta e all'attività fisica, svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'anoressia nervosa.
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Anoressia nervosa: la regolazione dell’appetito dipende dal microbioma intestinale

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Diversi studi hanno evidenziato come il microbioma intestinale influenzi i disturbi neuropsichiatrici, fornendo dati utili per analizzare il suo potenziale ruolo nella modulazione della salute mentale e del comportamento umano.

 

Cosa aggiunge questa ricerca

I ricercatori hanno esplorato l’impatto del microbioma intestinale sulla regolazione dell’appetito mediante esperimenti su modelli animali di anoressia nervosa.

 

Conclusioni

Il microbioma intestinale è in grado di influenzare l’espressione di 8 peptidi coinvolti nella regolazione dell’appetito, che, insieme alla dieta e all’attività fisica, svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’anoressia nervosa.

In questo articolo

L’anoressia nervosa è uno dei disturbi mentali più comuni e con il più alto tasso di mortalità. Di recente, un gruppo di ricercatori della Czech Academy of Sciences di Praga ha scoperto che il microbioma intestinale potrebbe essere importante quanto la dieta e l’attività fisica nell’eziologia dell’anoressia nervosa. 

Lo studio, pubblicato su Neurobiology of Disease, potrebbe favorire lo sviluppo di nuovi interventi per i soggetti a rischio di sviluppare questa condizione. 

Microbioma e disturbi del comportamento alimentare

«Le alterazioni nella composizione del microbiota intestinale possono essere un importante fattore ambientale alla base dello sviluppo dell’anoressia nervosa in individui predisposti», spiegano gli autori dello studio. 

Per dimostrarlo, i ricercatori hanno sviluppato un modello murino di anoressia denominato ABA (activity-based anorexia). I topi sono stati suddivisi in tre gruppi: il primo è stato considerato come controllo (n=4), il secondo è stato trattato con antibiotici per alterare il microbioma intestinale (n=4) e il terzo è stato privato di tutti i germi (germ-free) per valutare l’impatto complessivo del microbioma (n=4). 

I topi appartenenti ai 3 gruppi sono stati poi sottoposti alle seguenti condizioni: 

  • cibo ad libitum e accesso libero a una ruota di attività
  • restrizione alimentare e accesso libero a una ruota di attività
  • cibo ad libitum senza accesso libero a una ruota di attività
  • restrizione alimentare senza accesso libero a una ruota di attività. 

I ricercatori hanno quindi valutato eventuali differenze nel profilo del microbioma, nel peso e nel comportamento dei roditori, per poi spostare l’attenzione sull’espressione di 8 peptidi che regolano l’appetito a livello dell’ipotalamo. Dai dati ottenuti è emerso che il neuropeptide Y (NPY) è maggiormente espresso nel gruppo di controllo con restrizione alimentare indipendentemente dall’attività fisica. Inoltre, è stato osservato che gli antibiotici influenzano negativamente l’espressione di NPY, che è risultata correlata al tempo trascorso sulla ruota. 

Il peptide correlato alla proteina agouti (AgRP) ha mostrato un andamento simile a NPY, con un marcato aumento nei controlli con restrizione alimentare e accesso libero alla ruota. Il livello di AgRP è risultato più basso nel gruppo trattato con antibiotici. 

Inoltre, è stata osservata una riduzione dell’espressione di due peptidi oressigeni (MCH, orexina) e quattro peptidi anoressigeni (CART, CRH, TRH, POMC) in seguito all’esposizione ad antibiotici, alla restrizione alimentare e a una buona attività fisica. 

I ricercatori hanno poi valutato l’espressione della pro-opiomelanocortina (POMC), che è risultata più elevata in tutti i roditori che avevano a disposizione cibo ad libitum senza accesso alla ruota. 

Inoltre, è stato osservata, valutando l’espressione delle proteine ​​della giunzione stretta (ZO-1 e occludina) e i livelli sierici del marcatore dell’infiammazione intestinale calprotectina (eterodimero S100A e S100B), che un’alterazione del microbiota riflette spesso una compromissione dell’integrità della barriera intestinale. 

Il gruppo di topi germ-free è stato infatti l’unico a mostrare differenze significative, con un aumento dei livelli di ZO-1 e occludina nei topi con restrizione alimentare e accesso libero alla ruota rispetto a quelli con restrizione alimentare ma senza accesso libero alla ruota. Infine, sono stati rilevati livelli maggiori di calprotectina nei topi germ-free con restrizione alimentare e libero accesso alla ruota. 

Conclusioni

«Il nostro studio ha dunque dimostrato che il trattamento antibiotico ha un impatto significativo sull’attività fisica dei topi ABA (ovvero quelli sottoposti a restrizione alimentare) e persino dei topi alimentati ad libitum. Ciò indica che l’alterazione del microbiota indotta dagli antibiotici o la sua totale assenza influisce sulla motivazione di base all’esercizio fisico», concludono gli autori dello studio.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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