Effetti collaterali della radioterapia: che ruolo svolge il microbioma?

5 Dicembre 2018 / di Silvia Radrezza

University College London (studio originale)

Stato dell’arte
La radioterapia è una delle principali opzioni di trattamento anti-tumorale, ma spesso danneggia i tessuti sani circostanti con meccanismi e risvolti ancora non del tutto chiari.
Cosa aggiunge questa ricerca
La revisione fornisce una visione generale di quanto si conosce riguardo i danni provocati dalle radiazioni a livello intestinale e il ruolo del microbioma nella loro insorgenza, prevenzione e trattamento.
Conclusioni
Approfondire la relazione tra il microbioma e le patologie indotte dalle radiazioni potrebbe fornire nuove strategie per la loro prevenzione e cura, intervenendo sulla componente batterica intestinale.

Quante volte abbiamo sentito dire “meglio non leggere il foglietto illustrativo di un farmaco” o “meglio non sapere cosa c’è dentro”? Tutto questo per dire che se una cura dà benefici, spesso dà anche qualche effetto collaterale. È quello che succede anche per la radioterapia, il principale trattamento anti-tumorale insieme alla chemioterapia.

Proprio in relazione alla radioterapia, Tomoko Kumagai e colleghi dell’University College of London hanno voluto fornire un quadro di quanto si conosce riguardo i danni provocati dalle radiazioni a livello intestinale.

Nel dettaglio, la revisione, pubblicata sulla rivista Nutrients, oltre all’aspetto epidemiologico e cellulare legato all’insorgenza e al decorso delle patologie indotte da radiazione, ha riassunto anche le evidenze disponibili sul ruolo del microbioma nella loro insorgenza, prevenzione e trattamento. Di seguito, dopo una breve panoramica generale, ci si concentrerà proprio su quest’ultimo punto, il microbioma.

Radioterapia e danni collaterali

A causa dell’anatomia addominale, è inevitabile che, durante una seduta di radioterapia, si colpisca anche il tessuto sano. Questo può comportare danni definiti come “acuti”, se risolvibili entro 3 mesi – per esempio diarrea, dolore addominale, incontinenza ecc. – o “cronici”, se più duraturi e gravi – per esempio fibrosi, dismotilità, fistole, perforazioni ecc. La percentuale di pazienti che riporta le conseguenze più marcate è del 3-10%.

Microbiota e danni intestinali da radiazioni

Il microbiota in pazienti con tumore

In condizioni fisiologiche il microbiota intestinale è essenziale per la digestione e l’assorbimento di nutrienti, nonché per la regolazione del sistema endocrino, neurologico e immunitario. Più recente è la scoperta di come esso sia coinvolto anche nella risposta alle terapie anti-tumorali.

Una serie di studi, sebbene con risultati non sempre concordanti, hanno infatti dimostrato come la componente batterica di pazienti con vari tipi di tumore sia differente da quella di soggetti sani.

Tra questi, Nam et al. hanno confrontato il microbiota di 9 pazienti con neoplasia ginecologica e un campione di donne di controllo, notando come l’abbondanza dei phyla principali fosse notevolmente diversa tra i due gruppi. Un profilo batterico distinto dai soggetti sani è stato inoltre riscontrato sia nel tessuto di tumore in sede di colon-retto sia in quello sano adiacente.

È importante tuttavia considerare come queste ricerche siano state condotte spesso su un numero ristretto di soggetti e di come sia ancora da determinare il nesso di causalità tra patologia e cambio di microbioma.

Effetti delle radiazioni sul microbiota intestinale

Studi condotti sia su animali sia sull’uomo suggeriscono, pur con alcune differenze, come l’irradiamento addominale modifichi la componente batterica intestinale. Di seguito qualche esempio delle evidenze disponibili:

  • Manichan et al. hanno dimostrato che tra le 10 donne con tumori ginecologici coinvolte, quelle che hanno sviluppato diarrea dopo la terapia, presentavano anche una maggiore alterazione batterica
  • Wang et al. hanno riscontrato una diminuzione di diversità batterica dopo la radioterapia sia nei pazienti con diarrea che in quelli senza
  • Gerssay-Vainberg et al., attraverso uno studio in vivo, per la prima volta hanno dimostrato come la disbiosi da radiazione aumenti la suscettibilità intestinale al danno e di come sia potenzialmente implicata nell’eziologia delle patologie correlate alla terapia in questione

Effetti dei probiotici nei danni intestinali acuti e cronici causati da radiazioni

Le prime evidenze di un possibile beneficio dei probiotici (Lactobacillus) nei sintomi gastrointestinali post-radioterapia risalgono al 1988.

Da allora numerosi sono stati gli studi che ne hanno valutato la reale efficacia riportando talvolta risultati contrastanti o non molto affidabili.

Tuttavia, considerando una recente meta-analisi, i dati sull’impiego dei probiotici nel ridurre gli effetti collaterali acuti da radioterapia sembrerebbero incoraggianti, sebbene manchino ancora evidenze significative sui meccanismi alla base di tale effetto.

Per quanto riguarda invece i danni cronici da radiazione, a detta degli autori, non sono ancora stati condotti studi né in vivo né sull’uomo per testare l’efficacia preventiva dei probiotici.

Come il microbioma potrebbe proteggere dalle radiazioni

Alcune possibili spiegazioni di come il microbioma ci protegga dai danni da radiazione provengono dagli studi in vivo. Sulla base dei risultati ottenuti si è visto, per esempio, che:

  • La somministrazione di Lactobacillus in seguito a radiazione riduce i livelli di endotossine e la gravità delle lesioni istologiche intestinali, oltre ad attenuare la batteriemia indotta da Pseudomonas
  • L. rhamnosus riduce l’apoptosi cellulare nelle cripte intestinali

Infine, varie sono anche le opzioni avanzate per spiegare le reali modalità di protezione anche se le principali vedono il coinvolgimento della famiglia recettoriale “Toll-like receptors” (TLRs) espressa sia da cellule immunitarie come macrofagi, neutrofili o cellule dendritiche, sia da quelle epiteliali.  

Riassumendo, benché ci sia qualche risultato incoraggiante sono ancora molte le incertezze relative al ruolo del microbioma nei disturbi o nelle patologie indotte da radioterapia. Approfondire questa relazione potrebbe aprire le strade a nuove strategie per alleviare, ma anche prevenire, le conseguenze della terapia anti-tumorale intervenendo sulla componente batterica intestinale.

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