Microbiota tissutale: nuove speranze nella lotta contro il tumore del pancreas

I risultati di un recente studio potrebbero aiutare a sviluppare migliori approcci diagnostici o terapeutici per contrastare il cancro del pancreas.
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Stato dell’arte
Alcuni studi hanno ipotizzato specifici batteri possono colonizzare il pancreas e indurre cambiamenti in grado di promuovere lo sviluppo di un tumore, ma non è chiaro quale sia il meccanismo.

Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno esaminato 41 campioni di tumori del pancreas e 14 di tessuto pancreatico normale, scoprendo che la maggior parte dei tumori del pancreas presentava batteri associati a cellule specifiche, che erano invece per lo più assenti nei tessuti sani. I batteri si trovavano prevalentemente all’interno delle cellule tumorali e la loro presenza era associata a infiammazione e scarsa sopravvivenza. I risultati del modelling hanno indotto i ricercatori a ipotizzare che le cellule immunitarie presenti all’interno del tumore siano maggiormente sensibili ai microbi rispetto alle cellule tumorali.

Conclusioni
I risultati potrebbero aiutare a sviluppare migliori approcci diagnostici o terapeutici per contrastare il cancro del pancreas.

Un recente studio ha fatto luce sulle interazioni tra il tumore del pancreas e il microbiota tissutale, suggerendo che le cellule immunitarie presenti all’interno del tumore siano maggiormente sensibili ai microbi rispetto alle cellule tumorali.

I risultati, pubblicati su Cancer Cell, potrebbero quindi aiutare a sviluppare migliori approcci diagnostici o terapeutici contro il cancro del pancreas e spiegare come mai i tumori del pancreas sono così difficili da trattare.

Alcuni studi condotti negli ultimi anni hanno rilevato che specifici batteri possono colonizzare il pancreas e indurre cambiamenti in grado di promuovere lo sviluppo del cancro del pancreas, ma non è chiaro quale sia il meccanismo con cui agiscono tali i microbi.

Per identificare i batteri presenti nei tumori del pancreas e indagare il loro impatto sulla progressione del cancro, un team di ricercatori guidato da Subhajyoti De, in forza alla Rutgers University, ha esaminato 41 campioni di tumori del pancreas e 14 di tessuto pancreatico normale.

Microbiota tumorale

Per identificare i microbi associati al tumore, i ricercatori hanno utilizzato un approccio chiamato SAHMI (Single-cell analysis of Host-Microbiome Interactions), che analizza milioni di sequenze di RNA per distinguere i geni umani da quelli microbici.

Il team ha analizzato campioni di due gruppi indipendenti di tumori del pancreas, rilevando microbi nell’87% dei campioni pancreatici testati e identificando 19 generi batterici che erano presenti in entrambi i gruppi. I batteri erano invece per lo più assenti nei tessuti sani.

Nei tumori del pancreas, i batteri più comuni erano le specie Campylobacter, note per causare infiammazioni dell’intestino e di altre parti del corpo. 

Altri batteri comuni includevano il Fusobacterium nucleatum, che è risultato associato al cancro del colon-retto, e il Clostridioides difficile, un patogeno intestinale che è stato associato in alcune indagini all’insorgenza di patologie pancreatiche.

Batteri dentro i tumori

I ricercatori hanno osservato che nei tumori i batteri si trovano prevalentemente all’interno delle cellule tumorali

Inoltre, i dati ottenuti indicano un’associazione tra il microbiota e i principali processi cellulari correlati al cancro, tra cui la motilità cellulare e il signalling immunitario, nei diversi tipi di cellule presenti nel microambiente tumorale» affermano i ricercatori.

La presenza di microbi associati al tumore è risultata anche predittiva dell’aggressività del cancro e della scarsa sopravvivenza dei pazienti

Inoltre, è stata osservata un’associazione tra i batteri associati alle cellule tumorali e l’attivazione delle cellule immunitarie, che sono risultate però sensibili più ai microbi che alle cellule tumorali. 

«Questi risultati forniscono la prova che i batteri presenti all’interno dei tumori riflettono o influenzano la traiettoria di crescita del tumore; in entrambi i casi, i dati ottenuti saranno utili nella pratica clinica», concludono gli autori dello studio.

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