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Neutropenia febbrile nei pazienti oncologici: scoperta associazione con specifici microbi intestinali

I risultati di un recente studio suggeriscono che strategie dietetiche e terapie microbiome based potrebbero aiutare a prevenire la febbre correlata alla neutropenia indotta dai trattamenti antitumorali.
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Neutropenia febbrile nei pazienti oncologici: scoperta associazione con specifici microbi intestinali

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Stato dell’arte
Alcuni pazienti sottoposti a trattamenti antitumorali sviluppano una febbre correlata alla neutropenia che, secondo alcuni studi, potrebbe essere associata ad alterazioni nella composizione del microbiota intestinale.

Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno analizzato campioni di feci di 119 pazienti oncologici che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali e hanno sviluppato neutropenia. Nei soggetti che hanno sviluppato anche febbre è stato rilevato un aumento dei livelli intestinali di Akkermansia muciniphila. Risultati simili sono stati ottenuti nei topi sottoposti a radiazioni per indurre la neutropenia. In questi animali, il targeting di A. muciniphila con un antibiotico ha contribuito a preservare lo strato di muco intestinale e a ridurre l’infiammazione e la febbre.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che il rischio di sviluppare la febbre può essere collegato a un aumento dei livelli di A. muciniphila nell’intestino. I risultati potrebbero quindi favorire lo sviluppo di approcci terapeutici basati sul microbiota.

Alcuni pazienti sottoposti a trattamenti antitumorali sviluppano una febbre correlata alla neutropenia che, secondo un recente studio, sembra essere correlata all’aumento dei livelli di alcuni batteri nell’intestino.

I risultati, pubblicati su Science Translational Medicine, potrebbero quindi favorire lo sviluppo di approcci terapeutici basati sul microbiota.

Febbre e neutropenia dopo trattamento antitumorale

Precedenti studi avevano già suggerito che nei pazienti con febbre correlata alla neutropenia fossero presenti alterazioni del microbiota intestinale, senza però spiegare come i microbi contribuissero allo sviluppo di tale febbre. 

Per colmare questa lacuna di conoscenza, i ricercatori guidati da Robert Jenq dell’MD Anderson Cancer Center hanno analizzato campioni di feci di 119 pazienti oncologici che avevano ricevuto un trapianto di cellule staminali e avevano sviluppato neutropenia. I ricercatori hanno poi confermato i dati ottenuti nell’uomo in modelli murini di neutropenia.

Microbiota e trapianto di staminali 

Dei 119 partecipanti allo studio, 64 (53%) hanno sviluppato febbre entro quattro giorni dal trapianto di cellule staminali e 7 hanno avuto un’infezione del sangue

Nei soggetti che hanno sviluppato febbre è stato rilevato un aumento dei livelli intestinali di Akkermansia muciniphila e Bacteroides, mentre i batteri Bacilli ed Erysipelotrichales sono risultati aumentati nei pazienti che non hanno sviluppato la febbre.

Per quanto riguarda in particolare A. muciniphila, è stato osservato che il 54% dei pazienti con febbre presentava livelli aumentati di questo batterio rispetto al 32% dei pazienti senza febbre.

I ricercatori hanno osservato risultati simili nei topi sottoposti a radiazioni per indurre la neutropenia.

Il ruolo della dieta

A. muciniphila è un batterio in grado di degradare la mucina, un costituente chiave del muco intestinale. 

I ricercatori hanno osservato che le radiazioni e la chemioterapia sono in grado di modificare la composizione dei batteri intestinali nei topi, portando a un aumento di A. muciniphila e all’assottigliamento dello strato di muco intestinale.

I ricercatori hanno poi alimentato i topi con diete ipocaloriche, osservando cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale simili a quelli rilevati dopo radioterapia o chemioterapia. 

Ridurre A. muciniphila con un antibiotico ha però contribuito a preservare lo strato di muco intestinale e a ridurre l’infiammazione e la febbre

Inoltre, nutrire gli animali con propionato, un metabolita che si riduce con la restrizione calorica, ha ridotto i livelli intestinali di A. muciniphila.

«Il legame tra la dieta e A. muciniphila non è chiaro. Tuttavia, è importante riconoscere che il propionato ha probabilmente effetti su altri batteri commensali intestinali, oltre a essere noto per avere un impatto su una varietà di cellule dell’ospite, comprese quelle epiteliali e quelle immunitarie».

Conclusioni

I risultati suggeriscono dunque che strategie dietetiche e terapie microbiome based potrebbero aiutare a prevenire la febbre correlata alla neutropenia indotta dai trattamenti antitumorali.

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