• Tumore del colon e microbiota intestinale
• p53 e metaboliti batterici intestinali
• È l’acido gallico a fare la differenza

Stato dell’arte
La proteina p53 previene lo sviluppo del cancro in quanto agisce da oncosoppressore. Ma se subisce una mutazione, la proteina aumenta la probabilità di una divisione cellulare incontrollata, favorendo così la crescita e la diffusione tumorale.

Cosa aggiunge questo studio
Mediante esperimenti condotti su modelli murini che esprimono la proteina ​​p53 mutata, i ricercatori hanno scoperto che i microbi intestinali promuovono la crescita del cancro attraverso la produzione di un metabolita antiossidante chiamato acido gallico, che si trova nelle foglie di tè, nella corteccia di quercia e in altre piante. Infatti, nei topi che hanno assunto acido gallico, i batteri intestinali favoriscono l’attività oncogenica di p53. Il trattamento degli animali con un antibiotico per alterare il microbiota del colon ripristina invece il ruolo di oncosoppressore di p53.

Conclusioni
I risultati indicano che l’acido gallico – che è prodotto dai batteri intestinali ed è naturalmente abbondante nel colon – abolisce l’attività oncosoppressiva di p53, aumentando il rischio di cancro al colon.

Un nuovo studio ha dimostrato che un metabolita prodotto dai batteri intestinali e naturalmente abbondante nell’intestino crasso aumenta il rischio di cancro al colon nei topi predisposti alla malattia.

I risultati, pubblicati su Nature, suggeriscono che il microbiota intestinale possa accelerare la crescita dei tumori intestinali. «I ricercatori stanno iniziando a prestare sempre più attenzione al ruolo che il microbiota intestinale svolge nella nostra salute: sia i suoi effetti positivi sia, come in questo caso, il suo ruolo a volte dannoso nel favorire la malattia», afferma il principale autore dello studio Yinon Ben-Neriah, della Hebrew University-Hadassah Medical School di Gerusalemme.

Tumore del colon e microbiota intestinale

È noto che solo il 2% dei tumori gastrointestinali si sviluppa nell’intestino tenue, mentre il 98% compare nel colon. Una differenza fondamentale tra i due tratti intestinali è che il tenue è popolato da piccole quantità di batteri , mentre il colon ne contiene livelli elevati.

In caso di tumore del colon sono molto comuni mutazioni in una proteina chiamata p53. Questa proteina normalmente previene la formazione del cancro, in quanto agisce da oncosoppressore. Ma se subisce una mutazione, la proteina aumenta la probabilità di una divisione cellulare incontrollata, favorendo così la crescita e la diffusione tumorale.

Yinon Ben-Neriah ei suoi colleghi hanno perciò deciso di indagare il ruolo di p53 mutata, utilizzando modelli murini geneticamente modificati in grado di e esprimere una proteina ​​p53 mutata che favorisce lo sviluppo di tumore al colon.

p53 e metaboliti batterici intestinali

I ricercatori hanno scoperto che nell’intestino tenue la proteina p53 mutata è più efficace nel sopprimere la crescita del cancro rispetto a quella normale. Ma se viene introdotta nel colon, la variante mutata di p53 promuove la diffusione del cancro.

«Siamo rimasti affascinati da ciò che abbiamo osservato», afferma Yinon Ben-Neriah. «I batteri intestinali hanno un effetto “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” sulle proteine ​​p53 mutate. Nell’intestino tenue hanno attaccato le cellule cancerose, mentre nel colon hanno promosso la crescita tumorale».

Per verificare la possibilità che il microbiota intestinale possa trasformare p53 in un fattore oncosoppressore nell’intestino tenue e in un fattore oncogenico nel colon, gli scienziati hanno trattato i topi con antibiotici per alterare il loro microbiota del colon. Dopo il trattamento antibiotico, l’attività di oncosoppressione di p53 nel colon è stata ripristinata.

È l’acido gallico a fare la differenza

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che il microbiota intestinale promuove la crescita del cancro attraverso la produzione di un metabolita antiossidante chiamato acido gallico, che si trova nelle foglie di tè, nella corteccia di quercia e in altre piante. Infatti, nei topi nutriti con acido gallico i batteri intestinali favoriscono l’attività oncogena di p53.

I risultati ottenuti evidenziano quindi il ruolo del microambiente intestinale nel determinare l’esito di mutazioni genetiche. «Scientificamente parlando, questo è un territorio ancora da esplorare», spiega Yonin Ben-Neriah. «Siamo rimasti sbalorditi nel vedere fino a che punto il microbiota influenza le mutazioni genetiche coinvolte nello sviluppo del cancro, in alcuni casi cambiando completamente la loro natura».

Traduzione dall’inglese a cura della redazione