• Microrganismi materni che stimolano la produzione di anticorpi
• Protezione materna, in attesa degli anticorpi del figlio

Stato dell’arte
Gli anticorpi materni, trasmessi al nascituro sia attraverso la placenta durante la gravidanza sia attraverso l’allattamento al seno poco dopo la nascita, proteggono i neonati da diverse infezioni, come lo streptococco e i virus dell’influenza. Ma non è ancora chiaro come questi anticorpi offrano una protezione immunitaria contro patogeni che la madre o il neonato non hanno mai incontrato in passato.

Cosa aggiunge questo studio
Studiando topi appena nati privi di cellule immunitarie e le loro madri, i ricercatori hanno scoperto che parte dell’effetto protettivo del latte materno nei confronti di Escherichia coli proviene dai batteri che risiedono nell’intestino della madre.

Conclusioni
I risultati potrebbero facilitare lo sviluppo di vaccini derivanti ​​da molecole microbiche e favorire l’utilizzo di microrganismi commensali come probiotici per contrastare le infezioni che causano la diarrea.

Il latte materno protegge i neonati da alcune infezioni. Uno studio sui topi ha recentemente dimostrato che parte degli effetti protettivi del latte materno deriva dai batteri che risiedono nell’intestino della madre.

I risultati, pubblicati su Nature, potrebbero facilitare lo sviluppo di nuove terapie e vaccini derivanti ​​dal microbiota contro infezioni pericolose. «Un’altra strada terapeutica potrebbe essere l’uso di microrganismi commensali come probiotici che proteggono da malattie che causano diarrea», afferma Dennis Kasper, coordinatore dello studio, immunologo all’Harvard Medical School di Boston (USA). Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la diarrea infettiva causata da E. coli o rotavirus uccide ogni anno oltre 500.000 persone in tutto il mondo.

È noto da tempo che gli anticorpi materni (trasmessi al nascituro sia attraverso la placenta durante la gravidanza sia attraverso l’allattamento al seno poco dopo la nascita) proteggono i neonati da varie infezioni come lo streptococco e i virus dell’influenza. Ma non è chiaro come questi anticorpi agiscano contro patogeni che la madre o il neonato non hanno mai incontrato in passato.

Gli autori dello studio hanno analizzato lo sviluppo di anticorpi neonatali utilizzando topi appena nati geneticamente modificati per non produrre cellule immunitarie che secernono anticorpi. Alcuni di questi topi sono stati allevati da madri anch’esse geneticamente modificate, e che quindi non potevano produrre (e trasmettere) anticorpi protettivi. Un altro gruppo di topi è stato invece allevato da madri con un normale sistema immunitario.

Microrganismi materni che stimolano la produzione di anticorpi

I ricercatori hanno infettato entrambi i gruppi di topi con un ceppo di Escherichia coli che provoca una forma di diarrea infettiva potenzialmente mortale.

I topi allevati da madri che producono anticorpi protettivi sono risultati caratterizzati da livelli intestinali di E.coli minori di ben 33 volte rispetto ai topi non esposti a tali anticorpi, i quali hanno sviluppato una grave forma di diarrea.

Il team di ricercatori ha anche dimostrato che Pantoea, un microrganismo che risiede nell’intestino di topi e altri mammiferi, compreso l’uomo, è responsabile dello sviluppo di anticorpi protettivi.

Protezione materna, in attesa degli anticorpi del figlio

Successivamente, i ricercatori hanno analizzato una molecola chiamata recettore Fc, che aiuta a trasferire gli anticorpi protettivi dalla madre al feto attraverso la placenta. I risultati rivelano che questo recettore trasferisce anche gli anticorpi, provenienti ​​dal latte, dall’intestino dei neonati al sangue, garantendo una protezione più ampia contro le infezioni. I topi adulti, il cui recettore Fc non è più funzionale, non sono infatti in grado di trasferire anticorpi protettivi dal loro intestino al flusso sanguigno.

Nonostante non sia ancora chiaro se i risultati siano applicabili all’uomo, secondo i ricercatori questo studio potrebbe indicare nuovi modi di proteggere i neonati da infezioni potenzialmente letali. I risultati supportano anche l’idea che le comunità microbiche che popolano l’organismo svolgono un ruolo importante nel salvaguardare lo stato di salute.

«I nostri risultati aiutano a spiegare perché i neonati sono protetti da determinati microrganismi patogeni, nonostante il loro sistema immunitario non sia ancora sviluppato e non siano mai entrati in contatto con questi microbi» afferma Dennis Kasper.

Traduzione dall’inglese a cura della redazione