Un recente studio clinico apre la strada a una nuova possibilità per sostenere la salute del microbioma nei bambini nati da taglio cesareo.
In un trial presentato all’IDWeek di Los Angeles, i ricercatori dell’Università di Helsinki in Finlandia hanno scoperto che l’aggiunta, nel latte materno, di una piccolissima quantità di microbi prelevati dalle feci della madre può favorire la colonizzazione dell’intestino del neonato con microrganismi benefici, potenzialmente prevenendo alcune malattie future.
È il primo trial controllato e randomizzato nel suo genere condotto su questa tecnica innovativa, chiamata anche “milkshake fecale.”
Otto Helve, direttore del dipartimento di salute pubblica presso l’Istituto finlandese per la Salute e il Benessere, sottolinea che, sebbene siano risultati preliminari, i dati sembrano confermare che una piccola dose di microbi materni possa avere un impatto positivo sul microbioma del bambino.
Neonati da parto cesareo e composizione del microbioma
Studi precedenti hanno evidenziato che i neonati nati da cesareo, non esposti ai microbi vaginali e intestinali della madre, sono più suscettibili a condizioni come asma, infiammazioni gastrointestinali e altre patologie correlate a un sistema immunitario indebolito.
Questo perché l’esposizione ai microbi materni, che avviene naturalmente durante il parto vaginale, rappresenta uno dei primi passaggi per la colonizzazione microbica dell’intestino neonatale.
Nell’ultimo studio condotto in Finlandia presso l’ospedale universitario di Helsinki, i ricercatori hanno reclutato donne programmate per un parto cesareo, somministrando ai neonati un mix di latte e 3,5 milligrammi di microbi materni, provenienti da un campione fecale.
La somministrazione è avvenuta durante la prima poppata per 15 neonati, mentre un gruppo di controllo di 16 neonati ha ricevuto un placebo.
L’analisi delle feci dei bambini ha mostrato che, a partire dal secondo giorno di vita, il microbioma dei neonati trattati si differenziava da quello del gruppo placebo, con una maggiore biodiversità microbica che persisteva fino a sei mesi d’età, quando solitamente i bambini iniziano a introdurre cibi solidi.
Gli esperti avvertono: non improvvisare
I ricercatori finlandesi sottolineano che questo tipo di intervento non può essere replicato a casa. I partecipanti allo studio hanno infatti subito rigorosi controlli per garantire che il campione fecale fosse privo di patogeni o altre contaminazioni.
«Deve esserci assoluta certezza che il materiale fecale somministrato non contenga agenti patogeni» precisa Helve. Nel trial, su 90 donne inizialmente selezionate, 54 sono state escluse proprio per presenza di potenziali agenti infettivi.
Sebbene i risultati iniziali siano promettenti, Helve avverte che il trattamento non è adatto a ogni neonato nato da cesareo. Lo studio infatti cerca di identificare quei gruppi a rischio elevato di specifiche patologie, come l’asma, che potrebbero beneficiare maggiormente di questa innovazione.
Infine, Yan Shao, microbiologo dell’Istituto Wellcome Sanger, suggerisce come prossimo passo l’identificazione delle specie microbiche specifiche più efficaci e sicure per la colonizzazione intestinale del neonato.
