Sepsi neonatale: batteri multiresistenti potrebbero arrivare dal microbiota della madre

I batteri resistenti agli antimicrobici sono presenti nei neonati dopo poche ore dalla nascita e forniscono informazioni sulle vie di trasmissione dei geni di resistenza agli antibiotici.
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Stato dell’arte
La sepsi è una delle principali cause di mortalità neonatale, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. Le infezioni con batteri multiresistenti o batteri resistenti a specifici antibiotici spesso precedono la sepsi. Tuttavia, non è chiaro come e quando i neonati acquisiscano queste infezioni.

Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno raccolto più di 18.000 tamponi rettali da madri e neonati, di cui 626 con sepsi, in sette Paesi a basso e medio reddito. In un gran numero di campioni sono stati rilevati geni legati alla resistenza agli antibiotici: ad esempio, campioni di microbiota di circa 1 neonato su 5 contenevano un gene che codifica per un enzima che può distruggere una classe di comuni antibiotici. I geni di resistenza agli antibiotici sono comparsi entro poche ore dalla nascita, probabilmente trasmessi dalla madre o dall’ambiente ospedaliero. Lo scarso lavaggio delle mani e l’uso di antibiotici da parte delle madri sono stati associati a un aumentato rischio di esiti avversi alla nascita e sepsi neonatale.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che i batteri resistenti agli antimicrobici sono presenti nei neonati dopo poche ore dalla nascita e forniscono informazioni sulle vie di trasmissione dei geni di resistenza agli antibiotici.

La sepsi, che spesso deriva da infezioni con batteri resistenti a specifici antibiotici, è una delle principali cause di mortalità nei neonati, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito.

Le infezioni/sepsi sono infatti al terzo posto tra le cause di morte neonatale nel mondo, con 3 milioni di casi stimati ogni anno che coinvolgono circa il 2,2% dei nati vivi, con una mortalità che varia dall’ 11 al 19%.

Ma le gravi infezioni sono responsabili anche di elevati tassi di morbosità, che rappresentano circa il 3% di tutti i DALY (disability-adjusted life year) cioè gli anni di vita persi a causa di morbosità, mortalità e disabilità.

In occasione della Giornata mondiale per la lotta alla sepsi o World Sepsis Day, che si celebra il 13 settembre, un’iniziativa globale che ha l’obiettivo di sensibilizzare tutti su una delle principali cause di morte e disabilità per milioni di persone ogni anno, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) spinge a mantenere sempre alta l’attenzione sulla grave problematica della sepsi neonatale.

«I neonati prematuri sono particolarmente a rischio di contrarre infezioni, per la necessità di procedure diagnostico-terapeutiche invasive e di una prolungata degenza ospedaliera. Per prevenire l’insorgenza delle sepsi ospedaliere, è necessario diffondere pratiche cliniche efficaci ed uniformare procedure e precauzioni di prevenzione nelle neonatologie italiane» ha dichiarato Luigi Orfeo, Presidente SIN.

«Un altro problema, grave e purtroppo attuale, è, poi, la sempre più frequente presenza di patogeni resistenti agli antibiotici che aggravano l’outcome, con tassi di sequele e mortalità significativamente più elevati» puntualizza Orfeo.

Una nuova ricerca suggerisce che, in questi Paesi, i batteri resistenti agli antimicrobici sono presenti nei neonati già a poche ore dalla nascita.

I risultati, pubblicati su Nature Microbiology, forniscono approfondimenti sulla trasmissione dei geni di resistenza agli antibiotici e potrebbero aiutare a sviluppare strategie di prevenzione e controllo delle infezioni.

Infezioni neonatali e ceppi multiresistenti

La maggior parte delle infezioni neonatali con batteri multiresistenti che possono portare alla sepsi si verifica nei Paesi a basso e medio reddito. Tuttavia, non è chiaro come e quando i bambini acquisiscano queste infezioni.

Per rispondere a questa domanda, Maria Carvalho dell’Università di Cardiff e i suoi colleghi hanno raccolto più di 18.000 tamponi rettali da madri e neonati in sette Paesi a basso e medio reddito.

Questa ricerca rientra in un più ampio studio internazionale, denominato BARNARDS (Burden of Antibiotic Resistance in Neonates from Developing Societies), che analizza gli effetti della resistenza antimicrobica sulle malattie neonatali e sui decessi in Bangladesh, Etiopia, India, Nigeria, Pakistan, Ruanda e Sud Africa.

Geni di antibiotico resistenza

Di quasi 3.000 campioni rettali neonatali, 626 provenivano da bambini con sepsi e 2.305 da bambini senza sepsi. 

Nei campioni di microbiota di circa un neonato su cinque è stato rilevato un gene che codifica per un enzima che può distruggere una classe di antibiotici usati comunemente, i carbapenemi.

Circa 150 campioni hanno mostrato un’elevata diversità di specie batteriche resistenti a diversi antibiotici. Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae ed Enterobacter cloacae sono risultati i batteri più comuni e gli isolati di campioni diversi erano spesso strettamente correlati: questo dato suggerisce che i microbi siano stati trasmessi dalla madre o dall’ambiente ospedaliero.

Prevenire le infezioni

I ricercatori hanno scoperto che i geni di resistenza agli antibiotici sono comparsi entro poche ore dalla nascita, in particolare in caso di uno scarso lavaggio delle mani e dell’uso di antibiotici da parte delle madri nei tre mesi precedenti all’arruolamento nello studio.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che le madri che presentavano geni di resistenza erano maggiormente a rischio di partorire bambini con esiti avversi alla nascita e sepsi neonatale.

I risultati ottenuti evidenziano quindi la necessità di migliorare le strategie di prevenzione delle infezioni nei Paesi a basso e medio reddito. 

«Questo studio mostra che le dinamiche di trasmissione possono essere molto complesse, poiché sono state individuate correlazioni tra il trasporto dei geni di resistenza agli antibiotici, l’infezione e le condizioni igienico-sanitarie», afferma la coautrice dello studio Kirsty Sands. 

E conclude: «Saranno quindi necessari ulteriori studi per comprendere appieno queste dinamiche di trasmissione, in modo da favorire lo sviluppo di migliori misure di prevenzione e controllo delle infezioni».

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