Studio UK individua patologie e farmaci che modificano il microbiota intestinale

5 settembre 2018 / di Silvia Radrezza

King’s College London, Londra (studio originale)

Da alcuni anni sappiamo che il microbioma intestinale è coinvolto in diversi quadri clinici, nonostante la variabilità degli studi che sono andati ad indagare questo aspetto siano spesso non confrontabili tra loro o la loro numerosità non sufficiente. Tutto ciò ha generato, complessivamente, risultati non sempre trasferibili alla popolazione generale.

Per poter affermare con certezza la presenza o meno di un’associazione tra due o più fattori è necessario avere a disposizione un ampio campione di soggetti simili tra loro.

Seguendo questa linea di pensiero infatti, Matthew A. Jackson e il suo team di ricercatori hanno condotto le loro analisi su 2.737 soggetti, di età media pari a 60 anni e precedentemente inclusi nella coorte denominata “British Twins UK”. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communication.

Attraverso questionari sono state raccolte informazioni socio-anagrafiche, fisiche (BMI), e relative all’eventuale stato di malattia e prescrizioni farmacologiche che i partecipanti allo studio stavano assumendo in quel momento.

Dall’analisi dei dati raccolti sono state dunque selezionate 38 patologie e 51 prescrizioni in base all’indice di frequenza.

Per l’esame del microbioma sono stati invece collezionati campioni fecali. Anche in questo caso, sono stati identificati i 68 taxa batterici maggiormente rappresentati per poter condurre test più rappresentativi e mirati.

I risultati ottenuti forniscono quindi un primo riferimento riguardo l’associazione di differenti patologie e terapie con la composizione del microbioma a livello di popolazione.

Microbiota intestinale e associazione con le patologie più comuni

Per delineare l’eventuale associazione tra i 68 taxa e le 38 patologie selezionate è stato applicato il modello di regressione lineare aggiustando i risultati per fattori confondenti quali età, BMI e aspetti tecnici.

  • 17 patologie hanno confermato l’associazione significativa già dimostrata in precedenti studi con almeno un marcatore batterico. Ad esempio:
    • Associazione negativa tra diabete di tipo 2 e Clostridia
    • Associazione positiva tra costipazione ed Enterobacteriaceae, e tra bassa abbondanza di Ruminococcaceae e sindrome dell’intestino irritabile
  • Nuove associazioni sono emerse ed esempi di associazione negativa li troviamo tra:
    • Prevotellaceae e allergia al cibo
    • Mollicutes e calcolosi biliare
    • Odoribacteraceae e incontinenza urinaria
    • Deltaproteobacteria e acne
    • Lentisphaeria e osteoartrite

I ricercatori, basandosi su un’opportuna scala di misurazione, hanno quindi stimato le associazioni riscontrate in relazione alla frequenza delle patologie in questione per valutare il grado di potenza delle osservazioni.

  • Sindrome dell’intestino irritabile, diabete di tipo 2, costipazione, infezioni ricorrenti del tratto urinario, allergie al cibo e celiachia hanno dimostrato un elevato numero di associazioni nonostante il ristretto numero di casistiche suggerendo come queste condizioni cliniche siano le candidate ideali per studi che le correlino al microbioma intestinale
  • Ansia, allergie respiratorie e ipercolesterolemia hanno di contro mostrato scarse associazioni sebbene il numero di casi fosse maggiore. Stando a questi dati quindi studiare l’associazione di queste patologie con la componente batterica non sarebbe supportata da evidenze scientifiche
  • Determinati taxa, se osservati a livello di classe o famiglia, sono risultati correlati in particolar modo a determinate patologie

Microbiota intestinale e farmaci

I farmaci, come dimostrato, sono in grado di alterare la composizione della componente batterica intestinale, alcuni più di altri.

Sempre attraverso il metodo della regressione è stata dimostrata associazione significativa per 19 delle 51 prescrizioni considerate, alcune già note altre di nuova scoperta.

Tra queste troviamo:

  • Associazione positiva tra Streptococcaceae, Micrococcaeae e inibitori di pompa protonica
  • Associazione positiva tra Streptococcaceae e oppioidi o paracetamolo
  • Associazione negativa tra valori di alpha diversity e uso di antibiotici
  • Associazione negativa tra Turibacteraceae e inibitori del reuptake della serotonina
  • Associazione negativa tra Ruminococcaceae, Peptococcaceae e anticolinergici per via inalatoria

La forza di queste associazioni è stata determinata anche in questo caso dal numero di farmaci per ogni categoria utilizzati dal campione di riferimento.  

Oppioidi, paracetamolo, anticolinergici per via inalatoria e inibitori del reuptake della serotonina hanno dimostrato il maggior numero di associazioni.

Inter-correlazione tra patologia e prescrizione

Come era facile aspettarsi, il grado di associazione tra patologia e relativo trattamento si è dimostrato elevato anche in questo studio.

I ricercatori sono però andati oltre dimostrando come non ci sia una completa concordanza tra le associazioni viste con il microbiota e quelle riscontrate tra patologia e trattamento in quando una singola terapia può comportare diverse modificazioni batteriche.

In conclusione, sulla base di questo studio possiamo sostenere che:

  • È possibile identificare associazioni tra il microbiota intestinale e determinate patologie
  • Patologie, prescrizioni e microbiota intestinale sono legati tra loro attraverso una complessa rete di connessioni

A detta degli stessi autori, questo lavoro si presenta quindi come uno spunto per ulteriori ricerche volte ad approfondire in modo più mirato il ruolo del microbiota intestinale nella salute dell’individuo

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