Trapianto staminali: microplastiche peggiorano l’outcome clinico alterando il microbioma

Questo studio evidenzia la possibilità terapeutica di prolungare il tempo di sopravvivenza dei pazienti sottoposti al trapianto da donatori sani che avessero un’abbondanza del ceppo batterico delle Rikenellacae nelle feci e dell’ipoxantina nel sangue.
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Trapianto staminali: microplastiche peggiorano l’outcome clinico alterando il microbioma

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Le microplastiche (MP) sono contaminanti presenti in maniera ubiquitaria che possono influire negativamente sulla salute umana, divenendo un fattore di rischio se a contatto con il corpo umano mediante inalazione e ingestione. Recenti studi evidenziano la presenza delle microplastiche anche nel midollo osseo, con la potenzialità di alterare e danneggiare il sistema ematopoietico e la funzionalità delle cellule staminali ematopoietiche (HSC, hematopoietic stem cell).

Cosa aggiunge questa ricerca

Uno studio cinese conferma le potenzialità negative delle microplastiche (MP) sulle cellule staminali ematopoietiche (HSC), ponendo le basi per l’identificazione di un potenziale meccanismo. I ricercatori hanno osservato un’azione indiretta delle microplastiche sulle cellule staminali ematopoietiche mediante l’alterazione della struttura e della permeabilità della barriera intestinale, che sembra migliorare con una maggiore prevalenza del ceppo batterico delle Rikenellacae e dell’ipoxantina.

Conclusioni

Questo studio evidenzia la possibilità terapeutica di prolungare il tempo di sopravvivenza dei pazienti sottoposti al trapianto da donatori sani che avessero un’abbondanza del ceppo batterico delle Rikenellacae nelle feci e dell’ipoxantina nel sangue.

In questo articolo

Un team di ricercatori della Zhejiang University (Cina) dimostra che l’esposizione a microplastiche, definite come fibre o particelle o film di lunghezza inferiore ai 5 mm, è in grado di causare stress ossidativo e infiammazione in numerosi distretti come i sistemi digestivo, respiratorio e riproduttivo. 

Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Discovery, conferma i rischi derivanti  dall’esposizione ambientale alle microplastiche, ma evidenzia come non solo l’inalazione, ma anche il contatto e l’ingestione sono in grado di alterare l’omeostasi del microbiota intestinale fino ad indurre un danno ematopoietico

Tuttavia non sono ancora chiari i meccanismi sottostanti la correlazione negativa tra le microplastiche e il sistema ematopoietico, e l’impatto sull’outcome clinico nei pazienti sottoposti a trapianto (HSCT).

Lo studio conferma e supporta le evidenze riguardanti la capacità delle microplastiche, tra cui il polistirene (PS), il polimetil-metacrilato (PMMA) e il polietilene (PE),  di riversarsi nel sangue attraverso il circolo intestinale.

Microplastiche e microbiota

La lunga esposizione mediante ingestione delle microplastiche è in grado di alterare, sia in vitro sia in vivo, il sistema emopoietico, riducendo la capacità di ricostruzione delle cellule staminali ematopoietiche (HSC) dose e tempo dipendente. Alla base vi è l’alterazione della struttura e della permeabilità intestinale e del microbiota.

La somministrazione di Rikenellacae o dell’ipoxantina sembra migliorare gli effetti negativi delle microplastiche sulle cellule staminali ematopoietiche.

Per studiare gli effetti positivi sulle cellule staminali ematopoietiche delle Rikenellacae o dell’ipoxantina , i ricercatori hanno somministrato entrambi utilizzando un modello murino evidenziando  che entrambe sono in grado di proteggere efficacemente le HSC dal danno indotto dalle microplastiche..

Così come i risultati dello studio hanno mostrato che l’esposizione a microplastiche riduce i livelli di Rikenellacae o ipoxantina, con anormalità, dal punto di vista funzionale, delle cellule staminali ematopoietiche e un peggioramento del rate di successo del trapianto, nell’uomo.

La concentrazione di ipoxantina è positivamente correlata con i livelli di Rikenellacae.

Inoltre, da precedenti ricerche si evidenzia che il contenuto di Rikenellacae nel microbiota intestinale e di ipoxantina nel plasma si riduce simultaneamente nel topo trattato con microplastiche, e le Rikenellacae trattate con MP riducevano i livelli di ipoxantina, rinforzando l’idea che l’ipoxantina sia un prodotto delle Rikenellacae.

Conclusioni

Lo scopo dello studio era di identificare il meccanismo sottostante la correlazione negativa tra le microplastiche e il sistema ematopoietico, e l’impatto sull’outcome clinico dei pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche (HSCT).

Sembrerebbe che il pathway di segnale che collega l’enzima  ipoxantina-guanina-fosforibosil-transferasi (HPRT, enzyme hypoxanthine guanine phosphoribosyltransferase) e Wnt sia il meccanismo presente a valle e sottostante gli effetti delle microplastiche sul sistema ematopoietico.

Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere il ruolo preciso del pathway di segnale HPRT-Wnt. Tuttavia sembra offrire nuove prospettive la correlazione tra ipoxantina-HPRT-Wnt e il sistema ematopoietico, con applicazioni anche nelle patologie neurodegenerative.

Anna Borraccino

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