Giuseppe Penna, dell’Università Humanitas di Milano, affronta in questa intervista il tema dei postbiotici come una possibile nuova opzione per modulare il dialogo tra microbiota intestinale e organismo ospite. All’interno del continuum dei biotici, i prebiotici favoriscono la crescita dei probiotici, che a loro volta rilasciano metaboliti microbici: questi metaboliti rappresentano l’output funzionale del sistema e costituiscono i postbiotici. Il loro ruolo è particolarmente rilevante perché agiscono come mediatori biologici tra il microbiota e l’ospite, contribuendo al mantenimento dell’omeostasi mucosale e influenzando, anche a livello sistemico, la fisiologia di diversi organi.
In condizioni di equilibrio, i postbiotici agiscono localmente sulle cellule immunitarie ed epiteliali della mucosa intestinale, contribuendo alla stabilità delle barriere che separano il lume intestinale dall’organismo. In presenza di disbiosi, invece, il profilo dei metaboliti microbici può alterarsi, favorendo una riduzione dello strato di muco, un aumento della permeabilità epiteliale e una compromissione della barriera vascolare intestinale. Questo fenomeno può facilitare il passaggio di patobionti e mediatori infiammatori nella circolazione sistemica, contribuendo allo sviluppo di disturbi intestinali e patologie extraintestinali.
L’intervista approfondisce lo sviluppo di un postbiotico ottenuto da un singolo batterio attraverso un processo innovativo di fermentazione. Il prodotto finale contiene esclusivamente metaboliti microbici, senza batteri vivi o inattivati, e non include componenti gassose potenzialmente problematiche nei soggetti più sensibili. Le evidenze precliniche, ottenute in modelli murini e in vitro, indicano una possibile capacità di migliorare la funzionalità della barriera epiteliale intestinale. Su questa base è stato disegnato uno studio clinico in pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, condizione nella quale è stata descritta un’aumentata permeabilità intestinale, sia a livello della barriera epiteliale sia della barriera vascolare.
Un secondo ambito di ricerca riguarda l’oncologia. Il postbiotico studiato ha mostrato la capacità di aumentare l’espressione delle molecole HLA di classe I sulle cellule tumorali, un passaggio cruciale per il riconoscimento da parte dei linfociti T CD8+. Poiché alcune cellule tumorali riducono l’espressione di queste molecole come meccanismo di evasione immunitaria, il ripristino della loro presenza sulla superficie cellulare potrebbe favorire una risposta immunitaria più efficace. In un modello preclinico di carcinoma mammario triplo negativo, la somministrazione orale del postbiotico ha potenziato l’efficacia del trattamento anti-PD-1.
Sulla base di questi risultati sono stati avviati studi clinici randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo, in combinazione con le terapie standard, nel carcinoma mammario triplo negativo, nel melanoma e nei tumori testa-collo. I risultati di questi trial potranno chiarire se i postbiotici possano rappresentare una nuova strategia di supporto in diversi ambiti terapeutici, dalla modulazione della barriera intestinale al potenziamento delle terapie antitumorali.








