In questa intervista Giulia Collatuzzo dell’Università di Bologna spiega come un maggiore consumo di fibre alimentari potrebbe sia associato a una riduzione del rischio di cancro gastrico, con un effetto protettivo osservabile in modo coerente nei diversi sottotipi di malattia.
I dati emergono da un’analisi epidemiologica condotta nell’ambito dello Stop Consortium – Stomach Cancer Pooling Project, coordinato da Carlo La Vecchia, Paolo Boffetta e colleghi dell’Università di Milano, che ha integrato i dati di 11 studi caso-controllo internazionali, per un totale di circa 5.000 casi e 10.000 controlli.
Lo studio ha valutato l’associazione tra intake giornaliero di fibre e rischio di carcinoma gastrico attraverso modelli multivariati aggiustati per diversi potenziali fattori confondenti, tra cui consumo di sale, fumo, apporto calorico, frutta e verdura. I risultati indicano una riduzione del rischio di circa il 10% per ogni quartile di aumento dell’assunzione di fibre, senza differenze significative tra uomini e donne né tra tumori del cardias e non cardiali o tra sottotipi istologici intestinale e diffuso.
L’intervista sottolinea anche la complessità metodologica degli studi nutrizionali: l’effetto delle fibre può variare in base a caratteristiche come solubilità, viscosità e fermentabilità, oltre che all’interazione con il microbiota gastrico e intestinale. Proprio il microbiota rappresenta una delle piste più interessanti per la ricerca futura, poiché potrebbe contribuire a mediare l’effetto benefico delle fibre sulla mucosa gastrica.








