Peptidi batterici: nel microbioma intestinale una “miniera” di nuovi antibiotici 

I risultati evidenziano il potenziale del microbiota intestinale umano come fonte di nuovi antibiotici.
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Peptidi batterici: nel microbioma intestinale una “miniera” di nuovi antibiotici 

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Stato dell'arte

Il rapido aumento del numero di batteri resistenti agli antibiotici è una grave minaccia per la salute pubblica. I peptidi antimicrobici, brevi catene di aminoacidi note per il loro potenziale utilizzo come antibiotici, offrono una soluzione promettente grazie alla loro attività ad ampio spettro e ai bassi tassi di resistenza. Tuttavia, l’identificazione di nuovi candidati antimicrobici si è rivelata difficile poiché si basa principalmente sullo screening di organismi naturali.

Cosa aggiunge questa ricerca

Utilizzando l’intelligenza artificiale, i ricercatori hanno analizzato oltre 400.000 proteine prodotte dal microbiota intestinale di quasi 2.000 persone. Dai dati ottenuti è stato possibile identificare le sequenze geniche che potrebbero avere proprietà antimicrobiche, scoprendo così una nuova classe di composti con caratteristiche uniche. Dopo aver testato 78 peptidi, il team ha scoperto che la maggior parte di essi è in grado di inibire la crescita batterica. Tra questi, un peptide chiamato prevotellina-2 è risultato efficace quanto la polimixina B, un antibiotico di ultima generazione.

Conclusioni

I risultati evidenziano il potenziale del microbiota intestinale umano come fonte di nuovi antibiotici.

In questo articolo

Il rapido aumento del numero di batteri resistenti agli antibiotici, che porta a un calo dei trattamenti efficaci per contrastare molte infezioni, è una minaccia importante per la salute pubblica. Una recente analisi del microbiota intestinale di circa 2.000 individui ha consentito di identificare decine di potenziali nuovi antibiotici.

I risultati, pubblicati su Cell, evidenziano dunque la possibilità di utilizzare il microbiota intestinale umano come fonte di nuovi composti antimicrobici.

«Uno dei nostri obiettivi principali è quello di utilizzare organismi come fonte di antibiotici e altre molecole utili per l’uomo», afferma l’autore senior dello studio Cesar de la Fuente-Nunez della University of Pennsylvania, a Philadelphia. «Piuttosto che affidarci a metodi tradizionali e laboriosi che prevedono la raccolta di campioni di terreno o acqua e la purificazione di composti attivi, è possibile sfruttare la vasta gamma di dati biologici presenti nei genomi, nei metagenomi e nei proteomi».

I peptidi antimicrobici, brevi catene di aminoacidi note per il loro potenziale utilizzo come antibiotici, sembrano essere efficaci nella lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici grazie alla loro attività ad ampio spettro e ai bassi tassi di resistenza. Tuttavia, individuare nuovi peptidi antimicrobici si è rivelato impegnativo, poiché questa ricerca si basa principalmente sullo screening di organismi naturali.

Cesar De la Fuente e i suoi collaboratori hanno quindi ipotizzato che ambienti competitivi, come l’intestino umano, potessero ospitare composti antimicrobici ancora da scoprire.

Per identificare sequenze geniche con possibili proprietà antimicrobiche, i ricercatori hanno utilizzato algoritmi di intelligenza artificiale addestrati su antibiotici già esistenti per analizzare il materiale genetico ottenuto dal microbiota intestinale di quasi 2.000 persone.

AI e microbiota intestinale

Analizzando oltre 400.000 proteine, i ricercatori hanno identificato le sequenze geniche che potrebbero avere proprietà antimicrobiche e hanno quindi sintetizzato 78 piccoli peptidi antimicrobici, per poi testarli contro 11 agenti patogeni e 13 comuni batteri intestinali.

Oltre il 30% dei peptidi antimicrobici ha ucciso almeno un agente patogeno, ma nessuno è risultato efficace contro Staphylococcus aureus. Inoltre, circa la metà dei peptidi ha mostrato attività antimicrobica contro almeno un commensale intestinale e la maggior parte ha mostrato attività antimicrobica contro patogeni o commensali.

Prevotellina-2, un peptide antimicrobico che sembra essere codificato da Prevotella copri, ha mostrato attività antimicrobica contro Acinetobacter baumannii e contro un ceppo diverso di P. copri. I ricercatori hanno scoperto inoltre che prevotellina-2 è efficace quanto la polimixina B, un antibiotico usato per trattare le infezioni multifarmaco-resistenti.

Prospettive future

L’analisi ha rivelato che i peptidi identificati hanno una composizione diversa rispetto a quella tipica degli antimicrobici. «Le molecole identificate rappresentano una nuova classe di antimicrobici e le loro proprietà uniche ci aiuteranno a comprendere e a espandere lo spettro di sequenze degli antimicrobici», afferma l’autore principale dello studio Marcelo Torres.

I ricercatori hanno poi eseguito alcuni esperimenti per capire come questi peptidi uccidono i microbi: dai dati ottenuti è emerso che i peptidi antimicrobici generalmente non danneggiano la membrana esterna dei batteri tanto quanto gli antibiotici tradizionali, ma quella interna, che è fondamentale per la sopravvivenza.

Inoltre, è stato osservato che la maggior parte dei peptidi antimicrobici non sono tossici per le cellule intestinali umane, ma alcuni sono risultati dannosi per le cellule della pelle. 

Conclusioni

I risultati sottolineano l’importanza di scegliere attentamente i peptidi antimicrobici da utilizzare per evitare effetti collaterali. «Estrarre dal microbioma umano nuove classi di peptidi antimicrobici rappresenta una nuova e promettente strategia per ricercatori e medici, e soprattutto per i pazienti».

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente a Basilea, in Svizzera. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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