Dieta adeguata e modulazione del microbiota fondamentali contro le infezioni da C. difficile

L’infezione da Clostridioides difficile è un importante problema di salute pubblica, soprattutto negli ospedali. Un nuovo studio sui topi suggerisce che la dieta può proteggere dall’infiammazione intestinale modellando il microbiota.

I risultati, pubblicati su mBio, evidenziano il potenziale degli interventi dietetici nel trattamento dell’infezione da C. difficile e di condizioni infiammatorie come le malattie infiammatorie intestinali.

Precedenti ricerche hanno dimostrato che alcuni alimenti, come le fibre, sembrano ridurre la gravità delle infezioni da C. difficile, mentre diete ricche di grassi e proteine ​​possono peggiorarla. 

Inoltre, studi sui topi hanno dimostrato che diverse diete standard utilizzate in laboratorio possono influenzare la gravità della malattia. Tuttavia, anche utilizzando lo stesso tipo di topi e lo stesso protocollo di trattamento, i risultati riguardanti la gravità della malattia variano tra i diversi centri di ricerca. 

La differenza principale era il tipo di mangime standard per topi utilizzato: i topi alimentati con la Dieta 5010 manifestavano sintomi gravi, mentre quelli alimentati con la Dieta 5053 presentavano sintomi più lievi.

Per comprendere il legame tra dieta e gravità della malattia, Joshua Denny dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia e i suoi colleghi hanno iniziato a confrontare gli effetti della Dieta 5010 e della Dieta 5053.

Effetto protettivo mediato dal microbiota

Nonostante livelli simili di C. difficile nell’intestino, i topi alimentati con la Dieta 5053 mostravano meno danni intestinali e infiammazione rispetto a quelli alimentati con la Dieta 5010, oltre a una risposta immunitaria più controllata.

Anche dopo il trattamento antibiotico, i topi alimentati con la Dieta 5053 presentavano una maggiore quantità di batteri intestinali benefici, come Lactobacillaceae, rispetto ai topi alimentati con la Dieta 5010.

Ulteriori analisi hanno rivelato differenze nei metaboliti intestinali tra i topi: quelli alimentati con Dieta 5053 presentavano alti livelli di flavonoidi, noti per i loro effetti antinfiammatori. Questa firma metabolica unica suggerisce che la Dieta 5053 contribuisce a limitare l’infiammazione.

Metaboliti antinfiammatori

I ricercatori hanno scoperto che, testata su un modello murino di colite, la Dieta 5053 ha ridotto la gravità della malattia e la perdita di peso rispetto alla Dieta 5010.

Per esplorare il ruolo dei batteri intestinali nella protezione dalle infezioni, il team ha confrontato le diete di topi provenienti da diversi allevamenti, noti per avere composizioni distinte del microbiota. La Dieta 5053 ha fornito una migliore protezione contro infezioni e colite, ma solo nei topi con un microbiota diversificato.

I risultati suggeriscono che gli effetti protettivi della Dieta 5053 dipendono dalla produzione di metaboliti antinfiammatori da parte del microbiota, che contribuiscono a ridurre l’infiammazione e a mantenere intatta la barriera intestinale contro l’infezione da C. difficile e la colite

Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere il ruolo meccanicistico della Dieta 5053 e come questi risultati possano applicarsi più specificamente all’infezione da C. difficile e alle malattie infiammatorie intestinali negli esseri umani.

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