Da ricerca USA una nuova speranza per trattare il binge eating disorder con probiotici

I risultati di un recente studio statunitense suggeriscono che il microbiota intestinale possa influenzare il binge eating di dolci.
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Da ricerca USA una nuova speranza per trattare il binge eating disorder con probiotici

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Stato dell’arte
È stato dimostrato che i microbi intestinali influenzano le scelte dietetiche e regolano persino l’appetito. Tuttavia, non è chiaro se il microbiota intestinale possa anche controllare il fenomeno del binge-eating nei confronti dei cibi dolci.

Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno scoperto che i topi che presentano alterazioni del microbiota indotte da antibiotici consumano il 50% in più di pellet di zucchero rispetto ai topi con microbiota inalterato. Inoltre è stato osservato che, in seguito al ripristino del microbiota mediante trapianto fecale, il comportamento alimentare dei topi si normalizza. Nei topi trattati con antibiotici, l’attività neuronale nelle regioni cerebrali coinvolte nella motivazione e nel comportamento di ricerca della ricompensa è risultata elevata in seguito al consumo di pellet di zucchero. Alti livelli di lattobacilli tendono invece a sopprimere il binge eating.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che il microbiota intestinale possa influenzare il binge eating di dolci.

Precedenti studi hanno dimostrato che i microbi intestinali sono in grado di influenzare le scelte dietetiche del loro ospite, regolare l’appetito e, secondo un recente studio, potrebbero essere alla base del consumo eccessivo e compulsivo di zuccheri. 

I risultati, condotti su modello murino e pubblicati su Current Biology, suggeriscono quindi che il microbiota intestinale possa influenzare il binge eating di cibi dolci.

Alimentazione edonica

«Esistono diversi fattori che regolano l’appetito e il bisogno di mangiare, ma l’alimentazione guidata dal piacere – chiamata anche alimentazione edonica – è influenzata dall’appetibilità del cibo, cioè una valutazione attribuita alla ricompensa alimentare influenzata dal gusto e dalle passate esperienze associate al cibo», affermano i ricercatori. 

«L’esposizione dei modelli animali, impiegati nello studio, a cibo appetitoso ha indotto il desiderio di nutrirsi, anche se non sono a digiuno». Questo comportamento, definito binge eating, si osserva tipicamente quando i topi hanno accesso a cibi ricchi di zuccheri o grassi.

Precedenti studi hanno associato i batteri intestinali al binge eating, ma non è chiaro fino a che punto il microbiota intestinale controlli le “abbuffate”. 

Per rispondere a questa domanda, James Ousey del California Institute of Technology e i suoi colleghi hanno alterato il microbiota dei topi con antibiotici, per poi dare loro la possibilità di consumare pellet di zucchero.

Binge eating disorder e microbiota intestinale

Dai dati ottenuti è emerso che i topi con microbiota alterato dagli antibiotici hanno consumato il 50% in più di pellet di zucchero rispetto ai topi con microbiota inalterato. Tuttavia, entrambi i gruppi di topi hanno consumato la stessa quantità di cibo, suggerendo che l’alterazione del microbiota intestinale aumenta il consumo solo di cibi appetibili.

Successivamente, i ricercatori hanno ripristinato la composizione del microbiota dei topi mediante trapianto fecale. 

Due settimane dopo il trapianto, il comportamento alimentare dei topi trattati con antibiotici si è normalizzato e il loro microbiota è risultato più simile a quello presente prima del trattamento antibiotico e caratterizzato da una maggiore diversità microbica.

«Un microbiota intestinale complesso sembra quindi essere sufficiente per sopprimere nei topi il comportamento alimentare indotto da una dieta ricca di saccarosio», affermano gli autori.

Il sistema della ricompensa

In una serie di esperimenti in cui i topi dovevano premere un pulsante per ricevere pellet di zucchero, gli animali trattati con antibiotici si sono impegnati maggiormente per ottenere cibo rispetto a quelli con microbiota inalterato. Inoltre, nei topi trattati con antibiotici l’attività delle regioni cerebrali coinvolte nella motivazione e nel comportamento di ricerca della ricompensa (reward-seeking behavior) è risultata elevata in seguito al consumo di pellet. 

«Tuttavia, non è stato ancora dimostrato se questi elementi siano necessari per indurre il binge eating», affermano i ricercatori.

Il team ha inoltre scoperto che alti livelli di lattobacilli tendevano a sopprimere le abbuffate. In particolare, una miscela di Lactobacillus johnsonii e specifici membri di Bacteroidales è risultata sufficiente per ridurre il consumo eccessivo di pellet di zucchero nei topi trattati con antibiotici. 

Conclusioni

Dal momento che, in precedenti studi, alterazioni del microbiota intestinale sono già state associate all’anoressia e al disturbo da alimentazione incontrollata sia nell’uomo sia nei topi, i ricercatori hanno in programma di studiare i meccanismi necessari ai microbi intestinali per sopprimere il binge eating, di esplorare il ruolo dell’asse intestino-cervello nella modulazione dei circuiti cerebrali che regolano il comportamento di ricerca della ricompensa e di ideare probiotici utili per trattare i disturbi alimentari».

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