• Carni rosse nella dieta: pro e contro
• Proteine del manzo
• Effetto delle proteine sul microbioma intestinale
• Conclusioni

Stato dell’arte
Il microbioma intestinale influenza notevolmente la nostra salute venendo a sua volta modificato dalla dieta. Nonostante il largo consumo, gli effetti delle carni rosse sul microbioma sono tuttora poco noti.

Cosa aggiunge questo studio
La revisione riassume le evidenze disponibili sull’impatto della carne di manzo, delle sue proteine in particolare, sul microbioma di modelli animali e uomo indentificando i punti da approfondire e le prospettive future.

Conclusioni
La maggior parte delle evidenze è relativa all’impatto della carne in un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri dimostrando, in questo caso, un impatto negativo sul microbioma. Carenti sono invece gli studi in condizioni di dieta bilanciata e in relazione ad altri nutrienti, a diverse modalità di cottura e lavorazione della carne. Ulteriori approfondimenti sono quindi necessari.

Il consumo di carne di manzo ha un impatto negativo sul microbiota intestinale. Non sempre però. Ad oggi è infatti stato dimostrato soltanto se, associata alla carne di manzo, si consuma anche un’elevata quantità di grassi e zuccheri.

L’impatto sembrerebbe poi esserci solo con un suo consumo prolungato. Data la scarsità delle evidenze, ulteriori approfondimenti sono tuttavia necessari per approfondire la relazione della carne, del suo contenuto proteico in particolare, con il microbiota intestinale.

Lo riassume la revisione sistematica di Kembra Albracht-Schulte e colleghi della Texas Tech University (USA), di recente pubblicazione su Advances in Nutrition.

Carni rosse nella dieta: pro e contro

Il consumo di carni rosse è largamente diffuso soprattutto negli USA dove se ne prevede un ulteriore incremento. Capire come questa impatti sulla componente batterica intestinale è perciò fondamentale considerando come, a sua volta, il microbioma influenzi notevolmente la nostra salute.

In questo studio si fa quindi il punto della situazione basandosi su 15 studi (10 su modelli animali, 5 studi clinici) analizzando in particolare l’apporto del contenuto proteico.
Vediamone i passaggi principali.

Dal punto di vista nutrizionale, la carne rossa (manzo) è fonte non solo di amminoacidi essenziali ma anche di ferro (più biodisponibile di quello presente nelle piante), vitamine (quelle del gruppo B in particolare) e minerali (zinco, rame, manganese, ferro).

Nonostante le proteine siano il suo maggior contenuto, il loro impatto sul microbiota intestinale rimane poco approfondito a differenza per esempio esempio dei carboidrati per i quali sono disponibili un ampio numero di studi.

Proteine del manzo

L’apporto nutritivo delle proteine animali lo si deve alla loro trasformazioni in peptidi bioattivi ossia con attività biologiche. Mentre note sono le funzioni di quelli contenuti nel latte, pesce o frutti di mare, meno si conosce di quelli presenti nel manzo.  

Ad ogni modo, anserina (β-Ala-1-methyl-His), carnosina (β-Ala-His), l-carnitine (β-hydroxy-γ –trimethylaminobutyric acid), glutatione (γ -Glu-Cys-Gly), e taurina sembrerebbero gli amminoacidi maggiormente presenti.

Soltanto uno studio ha caratterizzato il profilo proteico completo supportando un’espressione elevata di glutammina seguita da taurina, alanina, glutammato e β-alanina.

Dopo la morte o con la cottura le proteine subiscono un ulteriore trasformazione. Se combinate ad alti consumi di grasso e zucchero hanno poi dimostrato di avere un effetto negativo sulla salute dell’ospite alterandone l’integrità della barriera intestinale e la composizione batterica.

Effetto delle proteine sul microbioma intestinale

Nel tratto gastrointestinale le proteine sono idrolizzate in amminoacidi semplici o peptidi da enzimi dell’ospite (proteasi) o, in misura minore, della popolazione batterica.

Tra tutti i ceppi colonizzanti il nostro intestino, Bacteroides e Propionibacterium sono i generi maggiormente coinvolti seguiti da Bifidobacterium, Clostridium, e Streptococcus. In alcuni casi la presenza batterica ha tuttavia dimostrato di mediare la produzione di composti tossici (trimetilammina da L-carnitina ad esempio) supportando un approfondimento della loro relazione.

In modelli animali (ratto e topo), il consumo di manzo ha mostrato di incrementare l’abbondanza relativa dei phyla Proteobacteria e Firmicutes e dei generi Clostridium e Blautia diminuendo di contro quella di Bacteroidetes, Bifidobacterium e Akkermansia. L’espressione di Lactobacillus ha inoltre registrato un arricchimento in modelli suini e di topo.

Passando poi all’uomo, i risultati ottenuti si sono dimostrati altamente variabili a causa, molto probabilmente, di differenti disegni di studio, campioni e composizione della dieta e modalità di cottura.

La maggior parte delle evidenze è poi basata su alimentazioni con un elevato consumo di manzo (240–380 g/d), nessuna su una dieta con un loro normale apporto. Cambiamenti minimi a livello batterico sono tuttavia stati registrati se il consumo di manzo è limitato a un breve periodo (1-4 settimane).

Conclusioni

Scarse sono quindi le conoscenze sull’impatto del manzo sul microbioma intestinale, del suo contenuto proteico in particolare. In uno scenario di incertezza quindi, tra i punti da approfondire i ricercatori evidenziano in particolare:

  • Come cambia il microbioma in risposta alla carne di manzo consumata nelle quantità raccomandate e/o in eccesso e come si relazione agli altri nutrienti?
  • Come cambia il profilo metabolico in relazione al consumo di manzo?
  • Qual è il ruolo dei prodotti bioattivi nel contesto di varie diete?
  • Altri nutrienti, carboidrati ad esempio, sono in grado di migliorare gli eventuali effetti negativi della carne rossa in combinazione con un elevato apporto di grassi e zuccheri?
  • Come si potrebbe sviluppare una tecnica più appropriata e con un buon rapporto di costo-beneficio per valutare la digestione della carne da parte dei batteri?