• Risposte allergiche diverse in base ai donatori
• Una specie batterica protettiva

Stato dell’arte
Le allergie alimentari sono in aumento, soprattutto tra i bambini. Tra le cause, ancora da esplorare a pieno, ci sarebbero anche le alterazioni batteriche intestinali.

Cosa aggiunge questa ricerca
Volendo capire meglio il ruolo dei batteri commensali nelle allergie alimentari, alcuni modelli murini germ-free sono stati colonizzati con feci di soggetti sani o di individui allergici al latte vaccino.

Conclusioni
I batteri commensali, diversi tra i due gruppi, influenzano la risposta antigenica al latte vaccino. Gli interventi mirati sul microbiota potrebbero essere una valida strategia terapeutica.

Il microbioma intestinale dei bambini sani esercita un ruolo protettivo nei confronti delle allergie alimentari. È quanto conclude uno studio pubblicato su Nature Medicine dai ricercatori dell’Università di Chicago, negli Stati Uniti, e dell’Università di Napoli Federico II.

Sempre più persone, soprattutto bambini, riferiscono di soffrire di allergie alimentari. Tra le cause sembrerebbe esserci anche l’alterazione batterica intestinale determinata dagli stili di vita tipici del ventunesimo secolo, tra cui lo scorretto uso di antibiotici, il ricorso sempre maggiore al parto cesareo e all’allattamento artificiale e i cambiamenti nella dieta.

Ricerche precedenti hanno già dimostrato che il microbiota intestinale di bambini con allergia al latte vaccino è alterato rispetto a quello dei bambini sani. Inoltre è noto che alcune specie batteriche hanno una funzione protettiva nei confronti delle allergie.

Partendo da queste premesse, i ricercatori statunitensi coordinati da Taylor Feehley hanno cercato di approfondire il ruolo del microbioma intestinale nelle allergie alimentari colonizzando modelli murini germ-free con feci ottenute da bambini sia sani (n=4) sia allergici al latte vaccino (n=4). Per ridurre l’effetto della variabile dieta, che notoriamente influisce sulla composizione del microbiota intestinale, tutti i piccoli erano alimentati con latte artificiale.

Lo scopo dello studio, in particolare, era di valutare il ruolo dei batteri commensali nella risposta allergica alla beta-lactoglobulina vaccina (BLG), monitorando non solo le differenze di composizione di microbioma tra i due gruppi, ma anche i parametri immunitari ematici e l’espressione genica. Di seguito i principali risultati ottenuti.

Risposte allergiche diverse in base ai donatori

Dopo aver colonizzato i modelli murini con le feci provenienti dai due gruppi e averli sensibilizzati  con BLG:

  • i modelli colonizzati con feci di donatori allergici hanno registrato una concentrazione sierica di IgE anti-IBG e mMCTP-1 (mouse mast cell protease-1) significativamente maggiore rispetto alla controparte
  • tutti i modelli riceventi materiale da donatori sani hanno dimostrato protezione completa dalla risposta allergica
  • la temperatura corporea si è mostrata differente tra i due gruppi, mentre la diversità e ricchezza batterica è risultata simile

Per escludere qualsiasi interferenza del latte in formula somministrato a tutti i donatori, si è ripetuto l’esperimento colonizzando i modelli con feci di altri bambini allattati al seno, allergici e non. I risultati si sono dimostrati in linea con quelli precedenti.

Una volta determinata l’eventuale risposta antigenica, è stata analizzata la composizione batterica e sono stati identificati 58 OTUs, differentemente espressi tra i due gruppi, ma in linea con le configurazioni dei donatori.

Tre dei cinque OTUs associati ad attività anti-allergica hanno dimostrato di appartenere alla famiglia Lachnospiraceae, in particolare alla specie Anaerostipes caccae.

Una specie batterica protettiva

Oltre a presentare un rapporto batteri protettivi/non-protettivi favorevole, i soggetti sani e i relativi modelli murini riceventi hanno presentato anche una espressione genica peculiare rispetto alla controparte. Per esempio:

  • Fbp1, gene implicato nella gluconeogenesi dell’epitelio intestinale, ha presentato maggiore espressione nei modelli colonizzati con feci di donatori sani
  • Tgfbr3 e Ror2, implicati nella codifica per il recettore del fattore di crescita TFG-beta, hanno registrato minore attività nei modelli riceventi da soggetti allergici, al contrario di Acot12 e Me1, geni coinvolti invece nel metabolismo del piruvato

Infine, attraverso una mono-colonizzazione, i ricercatori hanno dimostrato come la singola specie Anaerostipes caccae, vista la sua attività protettiva, presentasse di per sé un’espressione genica paragonabile a quella del microbiota di donatori sani.

In conclusione, dunque, nonostante siano molti i fattori coinvolti nello sviluppo di un’allergia, i batteri commensali svolgono un ruolo importante intervenendo con funzioni protettive, come nel caso di Anaerostipes caccae. Manipolare adeguatamente il microbioma intestinale potrebbe perciò rivelarsi una valida strategia terapeutica nel trattamento delle allergie alimentari.