Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) circa 280 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione, con una prevalenza maggiore tra adulti e over 60. Eventi traumatici o avversi, come la perdita del lavoro, e uno stile di vita scorretto rappresentano i principali fattori di rischio.
Sebbene il legame tra disbiosi intestinale e depressione sia ampiamente documentato, il microbiota orale è rimasto finora in secondo piano. Ora un team, guidato da Xichenhui Qiu dell’Università di Shenzhen, ha analizzato i dati di oltre 15mila soggetti con un’età media di 42 anni partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). Sono stati sottoposti a sequenziamento genico dell’rRNA 16S campioni di lavaggio orale e sono stati valutati eventuali sintomi depressivi. I ricercatori hanno osservato che batteri orali potenzialmente patogeni possono contribuire alla neuroinfiammazione e raggiungere l’intestino, aumentandone la permeabilità. Fattori che, combinati con stile di vita inadeguato, genere ed etnia, possono promuovere un ambiente favorevole allo sviluppo di sintomi depressivi. Lo studio è stato pubblicato su BMC oral health.
I partecipanti sono stati suddivisi in base a genere, età, etnia, consumo eccessivo di alcol, fumo e trattamento orale per determinare la relazione tra depressione e numero di sequenze geniche identificate. Circa la metà era rappresentata da donne (7.370) e il 6,3% aveva una diagnosi di depressione (946). La coorte era composta da 2.519 americani di origine messicana, 1.556 ispanici, 5.717 bianchi non ispanici, 3.580 neri non ispanici e 1.646 individui di altri gruppi etnici.
Microbiota orale e neuroinfiammazione
Il cavo orale ospita tra 500 miliardi e 1 trilione di batteri, rappresentando la seconda comunità microbica più estesa del corpo umano. Diversi studi hanno sottolineato che un’alterazione di questo ecosistema può interferire con il funzionamento del sistema nervoso enterico, le risposte neuroimmunitarie e la regolazione dei neurotrasmettitori, favorendo lo sviluppo e la progressione della depressione. Ad esempio, la colonizzazione orale di Porphyromonas gingivalis – che forma la placca dentale, causa primaria di parodontite – o la migrazione verso l’intestino di batteri come Fusobacterium nucleatum – che aumentano l’abbondanza di Firmicutes a discapito di Bacteroidetes – possono promuovere la permeabilità della barriera intestinale (associata alla depressione) e la neuroinfiammazione. Questa risposta scaturisce dall’attivazione dell’HPA-axis (asse ipotalamo-ipofisi-surrene) implicato nella regolazione dello stress, dal conseguente rilascio di cortisolo e dalla disregolazione di prodotti metabolici come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), con impatto sul metabolismo di lipidi come la fosfatidilcolina (PC) e i trigliceridi (TG) nella corteccia prefrontale, inducendo così disturbi dell’umore.
Identificazione del profilo di rischio
I ricercatori hanno analizzato ed estratto il DNA da campioni di lavaggio buccale, poi sottoposto al sequenziamento dell’rRNA 16S per la profilazione del microbiota, e individuato i sintomi depressivi attraverso la scala Patient Health Questionnaire-9 (PHQ-9 ≥ 10). I partecipanti con depressione tendevano ad avere meno di 60 anni, erano bianchi non ispanici, di sesso femminile, obesi, fumatori e avevano maggiori probabilità di soffrire di ipertensione o diabete. Le analisi dei sottogruppi hanno evidenziato anche che la diversità alfa si associa negativamente alla depressione negli uomini. Infine, l’assunzione di farmaci antidepressivi può influenzare la composizione microbica orale: se da un lato molecole come la fluoxetina mostrano effetti antinfiammatori, altri psicotropi (antidepressivi triciclici e antipsicotici) possono ridurre la salivazione e favorire la crescita di patogeni.
Alcol, fumo e terapie orali possono alterare il microbiota
I ricercatori hanno identificato una relazione non lineare tra depressione e diversità del microbiota orale. Entro un certo intervallo, un aumento della diversità alfa è positivo per la salute mentale e microbica, ma oltre causa uno squilibrio ecologico tra batteri benefici e patogeni o legato a una mancanza di batteri simbiotici immunoregolatori, peggiorando il quadro clinico.
Una situazione analoga alla riduzione della diversità alfa dovuta a consumo eccessivo di alcol, fumo o trattamenti odontoiatrici – che, oltre ai patogeni, spesso eliminano anche quelli benefici come i probiotici. Questo perché etanolo e nicotina inibiscono la proliferazione di commensali come Lactobacillus e Actinomyces, portando a uno squilibrio tra Bacteroidetes e Firmicutes nel primo caso e, nel secondo, favorendo patogeni resistenti agli antibiotici come Streptococcus mutans.
Le specie di Streptococcus – spesso riscontrate in pazienti depressi con carie dentale – possono penetrare la barriera ematoencefalica e promuovere la formazione di un microambiente pro-infiammatorio nel sistema nervoso centrale.
Conclusioni
Il microbiota orale potrebbe avere un ruolo chiave nella fisiopatologia della depressione, accanto a fattori genetici, ambientali e comportamentali.
Tuttavia, la depressione è stata valutata utilizzando il PHQ-9 in un singolo momento, che riflette i sintomi depressivi dei partecipanti all’atto della misurazoine e non consente di differenziare tra sintomi transitori e persistenti, né chiarisce se le alterazioni del microbioma orale ne siano la causa o la conseguenza.
Ulteriori indagini potranno fare luce su questo legame e aprire la strada a nuovi approcci di prevenzione e trattamento.
