Neonati: i bifidobatteri non lavorano da soli. Ecco chi digerisce gli HMO del latte materno

Nel microbiota intestinale dei neonati i bifidobatteri sono in grado di degradare i carboidrati non digeribili (Human Milk Oligosaccharides o HMO), ma non è ancora chiaro come si formano le diverse comunità batteriche e quale sia il ruolo di ciascuna specie in presenza di HMO differenti.

Athanasia Ioannou e colleghi della Wageningen University hanno creato BIG-Syc (Bacterial Infant Gut Synthetic Community), una comunità sintetica di 13 ceppi che replica le principali caratteristiche compositive, metaboliche e proteomiche del microbiota intestinale dei neonati. 

In questa “comunità” è stata aggiunta una miscela di quattro (4 HMO) e cinque oligosaccaridi (5 HMO) del latte umano, la cui scissione in carboidrati semplici è avvenuta ad opera di diverse specie batteriche.

Batteri che “digeriscono” gli HMO

I ricercatori hanno selezionato 13 ceppi sulla base dei 20 taxa più diffusi nei neonati di 4 mesi con parto naturale e alimentati con latte materno: 

  • Bifidobacterium infantis ATCC15697/JCM 1222/DSM 20088, 
  • Bifidobacterium bifidum JCM1254/DSM 20082, 
  • Bifidobacterium breve ATCC15700/DSM20213/JCM 1192, 
  • Ruminococcus gnavus ATCC 29149, 
  • Bacteroides ovatus DSM1896/ATCC8483, 
  • Escherichia coli K-12 MG1655/DSM18039, 
  • Lactobacillus rhamnosus GG, 
  • Enterococcus faecalis ATCC19433/DSM20478, 
  • Streptococcus salivarius subsp. ceppo termofilo ATCC19258/DSM20617, 
  • Bacteroides vulgatus ATCC8482, 
  • Veillonella parvula ATCC10790/DSM2008, 
  • Bacteroides fragilis ATCC25285, 
  • Blautia producta JCM1471/DSM2950. 

Il mix è stato poi sottoposto a fermentazione continua con 4 HMO o 5 HMO come unica fonte di carbonio.

Le analisi condotte sulla BIG-Syc hanno rivelato una diversa espressione proteica tra le due miscele, con una dominanza comune di molecole prodotte dai bifidobatteri e da B. fragilis

In entrambe le condizioni la degradazione extracellulare degli HMO ha rilasciato soprattutto acetato e propionato, seguiti da quantità minori di etanolo, propanolo e 1,2-PDO (solo R. gnavus è stato in grado di trasformare quest’ultimo in 1-propanolo). 

Lattato e succinato sono stati generati in diversi momenti della fermentazione, ma sono stati esauriti verso la fine.

Ruolo centrale dei bifidobatteri

I ricercatori hanno confermato la centralità dei bifidobatteri nella degradazione degli HMO attraverso un esperimento di delezione. 

I Bifidobacterium sono stati aggiunti alla miscela di 5 HMO (con una comunità molto più diversificata) dopo tre giorni di fermentazione continua, in cui sono aumentati in modo simile rispetto al primo esperimento. Inoltre, hanno prevalso su altre specie – anche in modo negativo, come nel caso di E. faecalis ed E. coli – incrementato i livelli di etanolo e ridotto quelli di propionato, ma senza alcun impatto sulla quantità di acetato, propanolo e 1,2-PDO. 

Un’altra differenza fondamentale è che nel 4 HMO, in cui non è presente il lacto-N-tetraosio (LNT), B. infantis (insieme a V. parvula, B. fragilis, E. coli, B. breve, B. producta, E. faecalis, B. ovatus e L. rhamnosus) dominava rispetto a B. bifidum, probabilmente in virtù dell’uso del 6’-SL che ne inibisce la crescita. 

Viceversa, nel 5 HMO, B. bifidum prevaleva (insieme a B. fragilis, B. producta e R. gnavus) a discapito di B. infantis. Ciò potrebbe essere spiegato alla luce del maggior rilascio dell’LNT che contiene un enzima – l’N-acetilglucosamminidasi – in grado di controllare l’espressione di NagR, un regolatore di molteplici geni e operoni nei bifidobatteri. In questa condizione NagR renderebbe B. bifidum più competitivo rispetto a B. infantis.

Le due comunità condividevano alcuni taxa, come Bifidobacterium spp., Veillonella spp., Escherichia-Shigella spp., Bacteroides spp. ed Enterococcus spp., nei quali producevano acetato, propionato, succinato e lattato. Ruminococcus spp. e Blautia spp., invece, dominavano solo nella BIG-Syn, così come Lacticaseibacillus spp., Streptococcus spp. ed Enterobacteriaceae spp. prevalevano solo nei campioni fecali.

Conclusioni

Numerose specie batteriche sono implicate, a livelli diversi, nella degradazione degli HMO. Tuttavia, lo studio presenta alcuni limiti legati all’uso di una quantità ristretta di ceppi e di miscele di HMO predefinite. 

Saranno necessarie ulteriori ricerche per approfondire la composizione delle comunità batteriche dei neonati e scoprire quali specie e in che modo agiscono per degradare HMO differenti.

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