Diversi studi hanno dimostrato che lo sviluppo del microbiota intestinale infantile nel primo anno di vita gioca un ruolo cruciale nel determinare lo stato di salute o di malattia. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che l’allattamento esclusivo al seno e un’elevata abbondanza di batteri Bifidobacterium nell’intestino durante il primo anno di vita possono contribuire a ridurre il numero di geni di resistenza agli antibiotici, favorendo un microbiota intestinale più sano.
I risultati, pubblicati su Nature Communications, suggeriscono dunque che l’allattamento al seno e la presenza di Bifidobacterium potrebbero essere utilizzati per sviluppare strategie in grado di ridurre la resistenza agli antibiotici nelle prime fasi della vita.
Subito dopo la nascita, i bambini iniziano a sviluppare nell’intestino una comunità di microbi e il cosiddetto resistoma, ovvero l’insieme di geni di resistenza agli antibiotici associati a tali microbi. Questo processo è influenzato da fattori come la modalità di nascita, l’alimentazione e l’uso di antibiotici. Poiché l’esposizione precoce a questi geni può comportare gravi rischi per la salute, comprendere come si sviluppa il resistoma infantile è fondamentale per prevenire disturbi a lungo termine.
Anna Samarra del Institute of Agrochemistry and Food Technology-National Research Council di Valencia, in Spagna, e i suoi colleghi hanno quindi deciso di esaminare come l’allattamento al seno e la presenza di batteri Bifidobacterium influenzino lo sviluppo dei geni di resistenza agli antibiotici nei neonati durante il loro primo anno di vita.
Resistenza agli antibiotici
I ricercatori hanno analizzato più di 265 campioni di feci provenienti da 66 coppie madre-neonato. Dai dati ottenuti è emerso che i geni per la resistenza agli antibiotici sono stati rilevati in ogni campione. In particolare, i neonati presentavano una maggiore e più ampia varietà di questi geni rispetto alle loro madri, soprattutto nella prima settimana di vita.
Molti dei geni di resistenza agli antibiotici, in particolare quelli correlati alla resistenza alle tetracicline e ai macrolidi, sono risultati condivisi tra neonati e madri. Nel corso del primo anno di vita il numero totale di geni di resistenza agli antibiotici nei neonati è diminuito e i batteri intestinali e il resistoma sono diventati più simili a quelli delle loro madri.
Alcuni batteri, come Streptococcus, Staphylococcus, Escherichia e Klebsiella, sono portatori di molti di questi geni di resistenza. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la dieta e l’allattamento al seno influenzano la presenza di geni di resistenza agli antibiotici.
Finestra di opportunità
I neonati con livelli più elevati di batteri Bifidobacterium nell’intestino durante il primo anno di vita tendevano ad avere livelli più bassi di batteri nocivi come Escherichia coli e Klebsiella, nonché un numero inferiore e meno diversificato di geni di resistenza agli antibiotici.
L’allattamento esclusivo al seno è risultato collegato a livelli più elevati di Bifidobacterium e ha contribuito a ridurre i geni di resistenza agli antibiotici, soprattutto nei neonati nati con parto cesareo, che presentavano un numero maggiore di questi geni.
Gli effetti protettivi dell’allattamento al seno sembrano essere più rilevanti nel primo mese di vita, il che suggerisce che questo periodo rappresenta una “finestra di opportunità” per supportare il corretto sviluppo del microbiota del bambino e per ridurre la resistenza agli antibiotici.
«Questo studio suggerisce che l’allattamento al seno o alcuni componenti del latte materno offrono protezione contro la colonizzazione o l’infezione da batteri resistenti agli antibiotici. I dati ottenuti potrebbero quindi contribuire a sostenere l’utilità dell’allattamento al seno attraverso iniziative politiche».
