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Come cambia il microbiota intestinale nei cani con epatopatie congenite

La disbiosi sembrerebbe una caratteristica comune in cani trattati per CPSS nonostante la sua significanza clinica rimanga da chiarire.
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In questo articolo

Stato dell’arte
Il microbiota intestinale in cani con shunt portosistemico congenito (CPSS) non è stato ancora caratterizzato.

Cosa aggiunge questo studio
Coinvolgendo 27 cani con questa deformazione, lo scopo dello studio è stato quello di studiarne la popolazione batterica in termini di abbondanza ed equilibrio, andandola ad associare a parametri clinici e terapia in uso.

Conclusioni
La disbiosi sembrerebbe una caratteristica comune in cani trattati per CPSS nonostante la sua significanza clinica rimanga da chiarire.


Cani con shut portosistemico congenito (CPSS) presentano una disbiosi intestinale in seguito a trattamento medico. Come questo si rifletta nella pratica clinica rimane tuttavia incerto.

È quanto conclude lo studio di Nathan Squire e colleghi della University of Tennessee College of Veterinary Medicine (USA) da poco pubblicato su Frontiers in Veterinary Science.

Shut portosistemico congenito

Uno shut portosistemico congenito è un vaso anomalo che permette il passaggio diretto nel circolo sistemico del sangue portale proveniente da stomaco, intestino, pancreas e milza bypassando il fegato, rappresentando l’epatopatia congenita più diffusa nei cani. 

Il suo tradizionale trattamento prevede una riduzione dell’introito proteico e la somministrazione di lattulosio, antibiotici, anticonvulsivanti o probiotici, spesso seguiti da un intervento chirurgico per la ripresa di una normale funzionalità arteriosa e sostenere la funzionalità epatica. 

Tutte queste procedure hanno però dimostrato, in altre occasioni, un marcato impatto sul microbiota intestinale. Poco è noto invece nei cani con CPSS nonostante il lungo periodo dei trattamenti faccia prevedere una disbiosi con potenziali ripercussioni sulla salute generale dell’animale.

I risultati dello studio

A tal proposito, i ricercatori hanno esaminato il microbiota intestinale di 27 cani (10 maschi, 7 femmine) collezionando campioni fecali (50 giorni di media) e associando il profilo al trattamento farmacologico e ai parametri clinici. Ecco quanto emerso:

  • dopo l’inizio della terapia, 4 cani hanno continuato a presentare iporessia o anoressia, 3 disordini neurologici, 3 sintomi gastrointestinali, 3 disturbi urinari;
  • due cani hanno sviluppato nuovi sintomi associabili ad anoressia e disturbi urinari tra l’inizio del trattamento e la raccolta dei campioni;
  • l’81,5% (22 su 27) è stato sottoposto a intervento chirurgico;
  • 17 esemplari (63%) hanno presentato un indice di disbiosi (ID) superiore a 2 (limite che definisce  uno stato di alterazione o meno) con un valore medio di 3,2 (4,3 per i riceventi antibiotici, 1,52 per i non);
  • nessuna significativa differenza di ID né di abbondanza a livello di singola specie in base al trattamento farmacologico nonostante E. coli sembrerebbe essere influenzato dall’uso di metronidazolo;
  • albumina sierica pre-operatoria ha invece mostrato di impattare negativamente sull’equilibrio batterico, aumentando ad esempio l’abbondanza di C. hiranosis senza, tuttavia, influenzare aspetti clinicopatologici;
  • l’espressione di E. coli ha dimostrato di essere negativamente influenzata dalla conta piastrinica e linfocitaria.

Conclusioni

La disbiosi intestinale sembrerebbe quindi comune caratteristica dei cani con CSSP seppur non mostrando una chiara relazione con la salute generale e il decorso della malattia. 

Per la natura preliminare di questo studio, ulteriori approfondimenti con indagini prospettiche e con un maggior numero di esemplari (controlli inclusi) sono quindi necessari per valutare un’eventuale rilevanza dello stato disbiotico nel trattamento di CSSP.

Fonte

Squire N, Lux C, Tolbert K, Lidbury J, Sun X, Suchodolski JS. Characterization of the Fecal Microbiome in Dogs Receiving Medical Management for Congenital Portosystemic Shunts. Front Vet Sci. 2022 Jul 28;9:897760. doi: 10.3389/fvets.2022.897760.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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