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Diarrea acuta nei cani: effetti negativi di amoxicillina-acido clavulanico sul microbiota intestinale

Trattare con antibiotici cani con diarrea acuta non complicata sembrerebbe controproducente. Lo conclude uno studio pubblicato su JVIM.
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Diarrea acuta nei cani: effetti negativi di amoxicillina-acido clavulanico sul microbiota intestinale

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In questo articolo

• Diarrea nei cani e antibiotici
• L’impatto degli antibiotici sul microbiota intestinale
• Antibiotico resistenza
• Conclusioni

Stato dell’arte
Nonostante il trattamento antibiotico nei cani con diarrea acuta non complicata sia una pratica clinica comune, le evidenze sull’efficacia sono ancora limitate. Così come sono scarse le conoscenze sugli effetti di questi trattamenti sul microbiota intestinale.

Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è valutare gli effetti della terapia con acido clavulanico-amoxicillina nel microbioma intestinale di 16 cani con diarrea acuta e valutare i reali benefici clinici nonché l’eventuale resistenza batterica.

Conclusioni
Rispetto ai controlli con placebo, il trattamento antibiotico non ha dimostrato miglioramenti significativi nella risoluzione del disturbo aumentando di contro la predisposizione all’insorgenza di antibiotico resistenza di E. coli. Il trattamento con acido clavulanico-amoxicillina è quindi sconsigliato in cani con diarrea acuta non complicata.

Trattare con antibiotici cani con diarrea acuta non complicata sembrerebbe non solo inutile dal punto dei benefici clinici, ma addirittura controproducente per il benessere dell’animale. Rispetto al placebo infatti, la somministrazione di acido clavulanico-amoxicillina ha infatti dimostrato di aumentare la resistenza di E. coli fino a tre settimane dalla sospensione della terapia.

È quanto conclude lo studio di Melanie Werner e colleghi della Ludwig-Maximilians-University (Monaco, Germania), di recente pubblicato su Journal of Veterinary Internal Medicine.

Diarrea nei cani e antibiotici

La diarrea è il disturbo più frequente nei cani, quella acuta in particolare. Nonostante le indicazioni dicano di evitare la somministrazione di antibiotici nei casi senza complicazioni e imputabili a indigestioni o endoparassiti data la velocità della scomparsa dei sintomi, il ricorso a un rapido ciclo terapeutico è comunque molto frequente.

Questo si verifica nonostante siano noti gli effetti della terapia antibiotica a livello intestinale, in termini di alterazioni batteriche ed eventuale insorgenza di resistenza sono da preventivare.

Scopo dello studio è stato quindi quello di valutare l’impatto nel microbioma intestinale di 8 cani (gruppo AG) con diarrea acuta (< 3 giorni) non complicata correlandolo all’efficacia clinica della terapia antibiotica (amoxicillina- acido clavulanico 12.5to 25 mg/kg q12h; per 7 giorni).

Considerando poi il ruolo del patogeno E. coli nell’eziopatologia diarroica, ne è stata quantificata la quota con sviluppata resistenza. Di seguito i risultati.

L’impatto degli antibiotici sul microbiota intestinale

Confrontando i parametri clinici per la valutazione dell’efficacia terapeutica tra il gruppo controllo (n=8; PG) e in terapia è emerso che:

  • nessuna differenza nella consistenza delle feci durante tutto lo studio come del resto nella frequenza fecale e del vomito
  • a prescindere dal gruppo, in tutti gli esemplari la risoluzione del disturbo si è verificata in 1-6 giorni (2 giorni di media) dopo la sua comparsa
  • nessuna differenza nell’attività motoria e appetito tra i due gruppi

Confrontando invece la componente batterica è stato dimostrato:

  • l’indice di disbiosi non ha presentato differenze statisticamente significative tra i gruppi (T0 AG medio − 1,4 (SD 3.3; CI [−4.2; 1.3]); PG medio − 0.4 (SD 3.2; CI [−3.1;2.2]); P > .99; giorno 6 AG medio− 2.6 (SD 3.0; CI [−5.1; 0.0]); PG medio − 0.8 (SD 4.0; CI [−4.2; 2.5]; P > .99; giorno 30 AG medio − 0.8 (SD 2.4;CI [−2.8; 1.2]); PG medio 0.1 (SD 3.3; CI [−2.7; 2.8]); P > .99) nonostante un suo incremento sia osservato in 7 cani in almeno un time point (AG: 3/8; PG: 4/8)
  • nessuna differenza significative nemmeno nell’espressione dell’enteropatogeno C. perfringens tra i gruppi nonostante le enterotossine ad esso correlate abbiano mostrato un decremento al sesto giorno rispetto al baseline con un leggero incremento al 30° giorno nel gruppo AG
  • profilo analogo anche per C. difficile riscontrato in 3/8 cani del gruppo AG il giorno 6 vs 1/8 del gruppo PG. Nessuna traccia invece di Campylobacter jejuni

Antibiotico resistenza

Valutando infine l’espressione di E. coli e della quota con resistenza:

  • 44 di 48 campioni (92%) hanno mostrato la presenza di E. coli
  • dei 44, 40 hanno registrato almeno 100 cfu/g di colonie resistenti. Dei rimanenti, solo uno campione è stato collezionato dal gruppo AG
  • al baseline, la percentuale media di E. coli resistenti ad ampicillina si è mostrata attorno allo 0.2% (0-4%) nel gruppo AG, di 0.1% nella controparte (0-9%). Di contro, al sesto giorno, si è registrato un notevole incremento nel gruppo AG (35-100%) vs un mantenuto livello nel controllo (0-10%)
  • a tre settimane dall’interruzione del trattamento (giorno 30) la quota di E. coli resistenti ha continuato a registrare livelli elevati nel gruppo AG (10% medio), quasi nessuna presenza invece nella controparte (0-4%)

Conclusioni

La terapia antibiotica in caso di diarrea acuta non complicata nei cani sembrerebbe quindi essere non solo inutile dal punto di vista dell’efficacia clinica nell’immediato ma anche, e soprattutto, controproducente per la salute dell’animale nel medio-lungo termine considerando lo sviluppo di resistenza batterica.

Moderata invece la disbiosi registrata in questo studio al contrario di indagini precedenti. Data la ridotta numerosità campionaria e il limitato periodo di tempo considerato, ulteriori approfondimenti sono tuttavia necessari.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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