Oncologia: firma microbica associata a migliore risposta all’immunoterapia negli anziani

I risultati evidenziano l’importanza di considerare i cambiamenti immunitari legati all’età e la composizione del microbiota intestinale per lo sviluppo di approcci immunoterapeutici personalizzati.
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Oncologia: firma microbica associata a migliore risposta all’immunoterapia negli anziani

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Stato dell'arte

Precedenti studi hanno dimostrato che l’invecchiamento causa alterazioni nel sistema immunitario che possono avere un impatto sulla risposta a trattamenti antitumorali a base di farmaci inibitori dei checkpoint immunitari. Inoltre, un gran numero di ricerche ha osservato che anche i microbi intestinali possono influenzare l’efficacia di questa terapia. Tuttavia, i dati sull’efficacia dei farmaci inibitori dei checkpoint immunitari negli anziani non sono ancora conclusivi.

Cosa aggiunge questa ricerca

I ricercatori hanno analizzato i dati precedentemente pubblicati provenienti da 25 studi di piccole e medie dimensioni sui farmaci inibitori dei checkpoint immunitari che hanno coinvolto più di 4.000 pazienti oncologici. Dai dati ottenuti è stata riscontrata una maggiore risposta all’immunoterapia nelle persone anziane ed è stata individuata una firma microbica, che i ricercatori hanno chiamato enterotipo E/AE, associata alla risposta all’immunoterapia in più di 780 pazienti. Il trasferimento di questi microbi nell’intestino dei topi ha migliorato la loro risposta all’immunoterapia, sottolineando il potenziale terapeutico dell’enterotipo E/AE.

Conclusioni

I risultati evidenziano l’importanza di considerare i cambiamenti immunitari legati all’età e la composizione del microbiota intestinale per lo sviluppo di approcci immunoterapeutici personalizzati.

In questo articolo

L’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento del cancro, ma la risposta dei pazienti è ancora molto variabile. 

Analizzando 25 studi, i ricercatori hanno scoperto che le persone anziane mostrano una maggiore risposta ai farmaci inibitori dei checkpoint immunitari, che sono in grado di scatenare il sistema immunitario contro le cellule tumorali.

I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, evidenziano l’importanza di considerare i cambiamenti nel sistema immunitario legati all’età e la composizione del microbiota intestinale per lo sviluppo di strategie immunoterapeutiche personalizzate. 

«La capacità di identificare i pazienti che potrebbero rispondere favorevolmente all’immunoterapia in base al loro profilo del microbiota intestinale apre la porta ad approcci terapeutici personalizzati», affermano i ricercatori.

Precedenti studi hanno dimostrato che l’invecchiamento induce alterazioni nel sistema immunitario che possono avere un impatto sulla risposta ai farmaci inibitori dei checkpoint immunitari. 

Inoltre, continua ad aumentare il numero di ricerche che suggeriscono la capacità dei microbi intestinali di influenzare la risposta a questi farmaci. Tuttavia, i dati sulla loro efficacia negli anziani non sono ancora conclusivi.

Pertanto, i ricercatori guidati da Xiaoqiang Zhu della Shanghai Jiao Tong University, in Cina, hanno analizzato i dati precedentemente pubblicati sui farmaci inibitori dei checkpoint immunitari provenienti da 25 studi di piccole e medie dimensioni che hanno coinvolto più di 4.000 pazienti oncologici.

Risposta intensificata

Il team ha scoperto che i pazienti di età superiore a 60 anni hanno ottenuto benefici clinici più duraturi e una risposta complessivamente più elevata all’immunoterapia rispetto ai pazienti più giovani, in particolare in caso di melanoma e carcinoma polmonare non a piccole cellule.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che i linfociti T citotossici, un tipo di cellule immunitarie in grado di uccidere le cellule tumorali, tendono a essere più attivi nei pazienti anziani rispetto a quelli più giovani. Questa osservazione suggerisce che i cambiamenti nella funzione dei linfociti T possono contribuire all’aumento della reattività all’immunoterapia osservata nei pazienti più anziani.

Il team ha infine osservato differenze nella composizione del microbiota intestinale tra topi anziani e più giovani, con batteri, come Akkermansia muciniphila, presenti a livelli più elevati negli animali che rispondono ai farmaci inibitori dei checkpoint immunitari. Nell’uomo, anche coloro che hanno ricevuto batteri intestinali da donatori più anziani hanno mostrato una maggiore risposta all’immunoterapia, indipendentemente dall’età del ricevente.

Potenziale terapeutico

Ulteriori analisi hanno rivelato la presenza di una firma microbica, che i ricercatori hanno chiamato enterotipo arricchito con l’invecchiamento (E/AE), associata a una maggiore reattività all’immunoterapia in più di 780 pazienti. L’enterotipo E/AE è caratterizzato da Bacteroides, Ruminococcus e altri batteri che sono stati collegati a una migliore risposta ai farmaci inibitori dei checkpoint immunitari.

I ricercatori hanno scoperto che il trasferimento di questi microbi nell’intestino dei topi ha migliorato la loro risposta all’immunoterapia e ha ridotto la crescita del tumore. Questi risultati suggeriscono dunque un ruolo cruciale di specifici batteri nel potenziare la risposta all’immunoterapia e sottolineano il potenziale terapeutico dell’enterotipo E/AE.

«L’implementazione del trapianto di microbiota fecale da individui con enterotipo E/AE potrebbe potenzialmente migliorare i risultati dell’immunoterapia e rimodellare il microambiente tumorale», concludono i ricercatori.

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente a Basilea, in Svizzera. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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