Statine: efficacia ed eventi avversi dipendono dal microbiota intestinale

I risultati di un recente studio suggeriscono che una diversa risposta alle statine può essere spiegata da una variazione nella composizione del microbiota.
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Stato dell’arte
Le statine sono uno dei farmaci da prescrizione più comuni in tutto il mondo. Sebbene si siano dimostrate efficaci nell’abbassare i livelli di colesterolo e nel diminuire il rischio di malattie cardiovascolari, il loro uso è talvolta associato a effetti avversi, incluso un aumento del rischio di sviluppare diabete.

Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno analizzato campioni di feci e sangue di oltre 2.800 persone, il 22% delle quali era in trattamento con statine. Dai dati ottenuti è emerso che firme specifiche del microbiota sono predittive dell’efficacia delle statine e dell’entità degli effetti collaterali del farmaco. Un microbiota meno diversificato con livelli aumentati di Bacteroides è risultato associato a una maggiore risposta alle statine nell’abbassare il colesterolo, ma anche a una maggiore alterazione dei livelli di zucchero nel sangue. Le persone con un microbiota intestinale ricco di Ruminococcaceae hanno avuto invece una forte risposta ipocolesterolemizzante alle statine e sono risultate protette dagli effetti avversi del farmaco.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che una diversa risposta alle statine può essere spiegata da una variazione nella composizione del microbiota. I dati ottenuti potranno quindi favorire lo sviluppo di trattamenti personalizzati.

Le statine sono farmaci comunemente prescritti per ridurre i livelli di colesterolo, ma il loro uso è talvolta associato a effetti avversi, incluso un aumento del rischio di sviluppare diabete

Una nuova ricerca suggerisce che risposte diverse alle statine possono essere spiegate da una variazione nella composizione del microbiota umano. 

I risultati, pubblicati sulla rivista Med, potrebbero quindi aiutare a sviluppare trattamenti personalizzati.

Statine e colesterolo

Le statine sono utilizzate dal 30% degli adulti negli Stati Uniti e in Europa per ridurre il colesterolo ematico prevenire le malattie cardiovascolari. 

Precedenti studi hanno dimostrato che i batteri intestinali possono metabolizzare le statine, ma non è ancora chiaro come il microbiota contribuisca agli effetti del farmaco.

Per colmare questa lacuna di conoscenza, i ricercatori guidati da Noa Rappaport, Andrew Magis e Sean Gibbons dell’Institute for Systems Biology di Seattle hanno analizzato campioni di feci e sangue di oltre 2.800 persone, il 22% delle quali era in trattamento con statine.

Firme batterica e risposte terapeutica

Le statine agiscono inibendo un enzima chiave che produce il colesterolo chiamato beta-3-idrossi-3-metilglutaril (HMG) coenzima-A reduttasi, il cui substrato è l’HMG. 

I livelli plasmatici di HMG sono risultati più elevati negli utilizzatori di statine, in particolare in quelli con livelli di colesterolo più bassi. Ciò suggerisce che i livelli plasmatici di HMG siano indicativi dell’efficacia delle statine.

L’uso di statine è risultato anche associato a lievi cambiamenti nel microbiota intestinale: gli utilizzatori di statine con livelli plasmatici elevati di HMG avevano un microbiota meno diversificato rispetto a quelli con bassi livelli plasmatici di HMG.

Analizzando ulteriormente il microbiota dei soggetti che assumono statine, i ricercatori hanno identificato firme batteriche predittive dell’efficacia del farmaco e dell’entità dei suoi effetti avversi.

Bacteroides e Ruminococcaceae aumentano efficacia delle statine

Il team ha scoperto che un microbiota meno diversificato con livelli aumentati di Bacteroides è associato a una maggiore efficacia delle statine nell’abbassare il colesterolo, ma anche a una maggiore alterazione dei livelli di zucchero nel sangue. 

Le persone con un microbiota intestinale ricco di Ruminococcaceae hanno avuto invece una forte risposta ipocolesterolemizzante alle statine e sono risultate protette dagli effetti avversi del farmaco.

I ricercatori hanno anche scoperto che la variabilità nella risposta alle statine indotta dalla composizione del microbiota era indipendente dalla variabilità indotta dall’impronta genetica degli individui. 

Conclusioni

«Il genoma e il microbioma, insieme, sembrano fornire un quadro più completo e complementare delle risposte farmacologiche personalizzate» afferma l’autore dello studio Tomasz Wilmanski.

In futuro i ricercatori hanno in programma di condurre una sperimentazione clinica per valutare se le persone che si sottopongono a un trattamento personalizzato hanno esiti migliori rispetto a coloro che ricevono un trattamento standard con statine.

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