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Candida ricorrente: ruolo sempre più centrale del microbiota vaginale

In donne con candidiasi vulvovaginale ricorrente la specie Candida è più espressa determinando un aumento proporzionale della durata della patologia. Ad affermarlo un recente studio pubblicato su mSystem.
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Candida ricorrente: ruolo sempre più centrale del microbiota vaginale

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Stato dell'arte
Ansia e depressione sono spesso associate a disturbi intestinali infiammatori cronici come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. Le dinamiche I trattamenti per le forme ricorrenti di candidiasi vulvovaginale sono ancora limitati e l’eziopatologia è ancora incerta.
Cosa aggiunge questa ricerca
In questo studio è stato approfondito l’impatto della Candida sul microbioma vaginale e come le interazioni instaurate influenzinola patologia in casi di ricorrenza.
Conclusioni
La candidiasi ricorrente non sembra essere dovuta solo a un passaggio del lievito C. albicans da commensale a patogeno, ma anche a specifiche interazioni con la componente batterica, Lactobacillus in particolare.

In questo articolo

Non solo una proliferazione eccessiva di C. albicans con successiva formazione di biofilm, ma anche un delicato equilibrio con Lactobacillus spp., commensali protettivi dell’ambiente vaginale, sembrano essere tra i fattori principalmente coinvolti nell’eziologia e decorso della candidiasi vulvovaginale ricorrente

Ad affermarlo lo studio di Emily McKloud e colleghi del College of Medical, Veterinary and Life Sciences di Glasgow (UK), pubblicato su mSystem

Candida vaginale, cause e fattori di rischio

Le infezioni fungine sono un problema sempre più diffuso. Tra queste troviamo la candidiasi vulvovaginale (VVC) che colpisce il 75% delle donne nonostante i trattamenti “fai da te” e la distribuzione di antifungini per canali non ufficiali ne facciano sottostimare la prevalenza. 

Una buona percentuale sviluppa poi forme ricorrenti (RVVC) identificate con quattro o più casi in un anno. La ricorrenza può, come preventivabile, impattare significativamente sulla qualità di vita creando stress, problemi sessuali ecc. 

Tra i fattori di rischio sono inclusi l’abuso di antibiotici e contraccettivi, nuovi partner sessuali, risposta allergica agli antigeni di Candida. La Candida albicans, in particolare, è infatti il patogeno predominante in questo disturbo, essendo il responsabile nel 90% dei casi

La formazione di un biofilm che ne consegue, ideale per la sua proliferazione, è risultato anche un ottimo alleato contro le terapie antifungine sopportandone la ricorrenza. 

Il ruolo del microbiota vaginale

Ma è il solo fattore? Non sembrerebbe. Visto il ruolo fondamentale della flora batterica locale nella salute della donna, come ne viene alterata? Come interagisce con il patogeno? 

Lo hanno approfondito i ricercatori in questo studio confrontando le dinamiche di interazione con ceppi di Lactobacillus (tra i ceppi commensali più espressi nonché tra i responsabili dell’equilibrio del microbiota vaginale) in donne con RVVC (n=40) e sane (n=60). Di seguito i principali risultati. 

Partendo da una valutazione microbiologica si è visto come la presenza di Candida era effettivamente più marcata nel gruppo RVVC con un ulteriore aumento in quelle pazienti trattate con antifungini a più di un mese di distanza, suggerendo una recidiva. 

Indagando poi a livello tassonomico:

  • a livello di genere, i Lactobacillus rappresentano il 75% del microbioma con livelli di diversità simile tra i due gruppi. Atopobium ha registrato poi un’abbondanza leggermente superiore nel gruppo controllo, minore invece per Bifidobacterium 
  • a livello di specie, si è vista una riduzione specifica. Ad esserne interessati troviamo L. jensenii e L. crispatus passando da un 44% nel gruppo controllo a un 30% nelle pazienti. Andamento opposto per L. iners, 19% nei controlli e 40% in quello RVVC
  • considerando la durata di RVVC, pazienti con una storia di malattia inferiore a 6 mesi hanno mostrato un profilo intermedio tra uno stato fisiologico e uno identificato come patologico mostrando una lieve riduzione di L. crispatus (-5%). Per tempistiche superiori si è invece registrata un’alterazione più marcata con, ad esempio, un aumento di L. iners da 19% a 44%
  • confrontando poi i profili batterici sulla base dell’uso di contraccettivi, Atopobium vaginae è risultata la specie maggiormente discriminante risultando maggiormente espresso in caso di un loro utilizzo
  • il trattamento con antifungini ha ugualmente mostrato parziali alterazioni nella componente batterica. Lactobacillus spp. ha infatti mostrato un’espressione del 34% in pazienti trattati da meno di un mese, del 23% per terapie più lontane nel tempo vs un 44% nei controlli sani. Seppur non raggiungendo la significatività, l’abbondanza di Streptococcus, Gardnerella e Lactobacillus hanno poi mostrato associazione negativa con il momento dell’ultimo intervento per VVC. Correlazione positiva invece per i generi Prevotella, Morganella, e Sneathia
  • Streptococcus, Prevotella e Clostridium sono risultati associati positivamente con il numero di episodi di VVC. Correlazione negativa invece per Shuttleworthia, Lactobacillus, e Atopobium
  • determinati ceppi hanno poi mostrato una correlazione con l’abbondanza di Candida. Tra questi, Megasphaera, già associata a disbiosi vaginali, è risultata positivamente associata alla carica micotica nel gruppo RVVC. Associazione, seppur non significativa, anche con Dialister, Bacteroides, e Shuttleworthia. Lactobacillus spp. ha mostrato poi una marcata correlazione negativa con Candida nei controlli, meno significativa nell’altro gruppo 

Candida ricorrente

Concentrandosi poi sul ruolo di Candida nella ricorrenza di VVC:

  • C. albicans è risultata coprire il 73% delle specie Candida isolate nel gruppo di pazienti con spiccate capacità nella formazione di biofilm
  • delle 7 specie testate in vitro, Lactobacillus rhamnosus è risultato essere il più efficace nel ridurre il biofilm da C. albicans down-regolando gli enzimi responsabili (HWPI, ALS3, ECE1). Meno marcata l’efficacia nel prevenirne la formazione
  • buona attività anche di L. crispatus registrando (soprattutto a 48 ore) una parziale riduzione nella conta di Candida e della porzione di microrganismi vivi all’interno del biofilm
  • nessun effetto positivo di L. iners nel contrastare la proliferazione del patogeno e la relativa formazione di biofilm

Conclusioni

In conclusione, quindi, in donne con candidiasi vulvovaginale ricorrente la specie Candida è più espressa rispetto ai controlli sani con un aumento proporzionale anche alla durata della patologia. Le interazioni tra Candida albicans in particolare, e determinate specie batteriche commensali come L. crispatus, sottolineano l’importanza di agire di concerto anche sul microbioma con finalità di trattamento e/o preventive. Ulteriori approfondimenti sulle dinamiche di dialogo sono tuttavia necessari.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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