/
/
Ecco come l’Escherichia coli intestinale causa infezioni delle vie urinarie

Ecco come l’Escherichia coli intestinale causa infezioni delle vie urinarie

La proliferazione di ceppi di E. coli resistenti nel microbiota intestinale determina la colonizzazione delle vie urinarie.
Stato dell'arte

Le infezioni delle vie urinarie (IVU) colpiscono circa 250 milioni di persone ogni anno nel mondo, in particolar modo le donne. Il trattamento antimicrobico non è sufficiente a impedire le recidive, con molta probabilità facilitate dalla presenza di riserve di Escherichia coli uropatogeno.

Cosa aggiunge questa ricerca

In questo lavoro sono stati arruolati 125 pazienti con IVU causata da E. coli antibioticoresistente raccogliendo e sequenziando i campioni fecali di malati e di controlli sani. L’infezione o l’assunzione di antibiotici per la cura di IVU precedenti impattavano sulla prevalenza di geni di resistenza antimicrobica – in particolare di E. coli e Paraprevotella xylaniphila – con il 54,5% dei pazienti che è andato incontro a recidive nel corso del follow-up.

Conclusioni

La proliferazione di ceppi di E. coli resistenti nel microbiota intestinale determina la colonizzazione delle vie urinarie. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche con un numero maggiore di partecipanti, in particolare di sesso maschile, per chiarire in che modo questo patogeno causa IVU ricorrenti.

In questo articolo

Le infezioni delle vie urinarie (IVU) colpiscono circa 250 milioni di persone ogni anno nel mondo, soprattutto le donne in età fertile, tra i 16 e i 35 anni. La gravidanza, l’utilizzo di anticoncezionali e di alcuni farmaci sono alcuni dei principali fattori di rischio.

Jennie H. Kwon e colleghi hanno arruolato 125 pazienti con IVU causate da ceppi di Escherichia coli resistenti agli antibiotici, inclusi 47 con IVU ricorrenti. Lo studio, pubblicato a maggio su The Lancet, intendeva rilevare in che modo questo patogeno altera il microbiota e predispone alle recidive.

La ricerca

Circa il 94% dei partecipanti era costituito da donne con un’età media di 58 anni di cui una minoranza, il 5%, ricoverata in ospedale. Più del 40% dei pazienti lamentava dolore o bruciore durante la minzione e avevaurine torbide, seguendo terapie antibiotiche soprattutto con nitrofurantoina (44,6%), cefalosporina o penicillina (30,3%).

I ricercatori hanno sequenziato 644 campioni di feci di 106 pazienti, di cui quarantatré (40,6%) con 45 episodi di IVU ricorrenti durante il periodo di studio. In seguito, il microbiota dei partecipanti è stato confrontato con le composizioni microbiche IVU di riferimento e quelle dei controlli, utilizzando modelli statistici multivariati tra colonizzazione uropatogena e IVU ricorrenti. 

Il team ha raccolto campioni di feci e urina in momenti diversi, insieme a questionari sui sintomi delle infezioni del tratto urinario, sui farmaci ricevuti e sui cambiamenti nella storia medica.

Taxa prevalenti nei pazienti colonizzati

Secondo Kwon e il suo gruppo di ricerca il microbiota di chi in passato ha seguito una terapia antibiotica per il trattamento di un’IVU può ospitare geni di resistenza antimicrobica a scapito di quelli dei batteri buoni. Ad esempio, ertapenem e amoxicillina/acido clavulanico alteravano la flora intestinale. Lo studio ha rilevato una riduzione di nove generi su undici, tra cui Parasutterella, Akkermansia e Bilophila – tuttavia, tale impoverimento non era statisticamente significativo. I campioni dei soggetti sani erano invece ricchi in Firmicutes commensali, Ruminococco, Roseburia ed Eubacteria

Proliferazione di Escherichia coli a 7-14 giorni di distanza dall’antibiotico

Tra il settimo e il quattordicesimo giorno post-trattamento antibiotico il microbiota dei pazienti mostrava una maggiore diversità, con una prevalenza di Paraprevotella xylaniphila ed E. coli. Tra questi, il 54,5% è andato incontro a IVU ripetute nel corso del follow-up, con una riduzione di Bacteroides xylanisolvens.

I ceppi di E. coli erano resistenti a 11 farmaci su 23 (ceftriaxone, ceftazidime, cefotetan, cefazolina, ampicillina, TMP-SMX, ampicillina-sulbactam, ciprofloxacina, levofloxacina, aztreonam e nitrofurantoina).

Conclusioni

Esiste un’associazione tra la presenza di ceppi di E. coli resistenti nel microbiota intestinale e la colonizzazione delle vie urinarie. Conoscere meglio questa interazione potrebbe aiutare a migliorare l’efficacia delle terapie mirate all’intestino per combattere IVU ricorrenti. Tuttavia, sono necessari nuovi studi che coinvolgano un numero maggiore di partecipanti, in particolare di sesso maschile, per chiarire i meccanismi attraverso cui l’E. coli causa le recidive.

Alessandra Romano
Ti consigliamo anche
Oppure effettua il login