Le infezioni delle vie urinarie (IVU) colpiscono circa 250 milioni di persone ogni anno nel mondo, soprattutto le donne in età fertile, tra i 16 e i 35 anni. La gravidanza, l’utilizzo di anticoncezionali e di alcuni farmaci sono alcuni dei principali fattori di rischio.
Jennie H. Kwon e colleghi hanno arruolato 125 pazienti con IVU causate da ceppi di Escherichia coli resistenti agli antibiotici, inclusi 47 con IVU ricorrenti. Lo studio, pubblicato a maggio su The Lancet, intendeva rilevare in che modo questo patogeno altera il microbiota e predispone alle recidive.
La ricerca
Circa il 94% dei partecipanti era costituito da donne con un’età media di 58 anni di cui una minoranza, il 5%, ricoverata in ospedale. Più del 40% dei pazienti lamentava dolore o bruciore durante la minzione e avevaurine torbide, seguendo terapie antibiotiche soprattutto con nitrofurantoina (44,6%), cefalosporina o penicillina (30,3%).
I ricercatori hanno sequenziato 644 campioni di feci di 106 pazienti, di cui quarantatré (40,6%) con 45 episodi di IVU ricorrenti durante il periodo di studio. In seguito, il microbiota dei partecipanti è stato confrontato con le composizioni microbiche IVU di riferimento e quelle dei controlli, utilizzando modelli statistici multivariati tra colonizzazione uropatogena e IVU ricorrenti.
Il team ha raccolto campioni di feci e urina in momenti diversi, insieme a questionari sui sintomi delle infezioni del tratto urinario, sui farmaci ricevuti e sui cambiamenti nella storia medica.
Taxa prevalenti nei pazienti colonizzati
Secondo Kwon e il suo gruppo di ricerca il microbiota di chi in passato ha seguito una terapia antibiotica per il trattamento di un’IVU può ospitare geni di resistenza antimicrobica a scapito di quelli dei batteri buoni. Ad esempio, ertapenem e amoxicillina/acido clavulanico alteravano la flora intestinale. Lo studio ha rilevato una riduzione di nove generi su undici, tra cui Parasutterella, Akkermansia e Bilophila – tuttavia, tale impoverimento non era statisticamente significativo. I campioni dei soggetti sani erano invece ricchi in Firmicutes commensali, Ruminococco, Roseburia ed Eubacteria.
Proliferazione di Escherichia coli a 7-14 giorni di distanza dall’antibiotico
Tra il settimo e il quattordicesimo giorno post-trattamento antibiotico il microbiota dei pazienti mostrava una maggiore diversità, con una prevalenza di Paraprevotella xylaniphila ed E. coli. Tra questi, il 54,5% è andato incontro a IVU ripetute nel corso del follow-up, con una riduzione di Bacteroides xylanisolvens.
I ceppi di E. coli erano resistenti a 11 farmaci su 23 (ceftriaxone, ceftazidime, cefotetan, cefazolina, ampicillina, TMP-SMX, ampicillina-sulbactam, ciprofloxacina, levofloxacina, aztreonam e nitrofurantoina).
Conclusioni
Esiste un’associazione tra la presenza di ceppi di E. coli resistenti nel microbiota intestinale e la colonizzazione delle vie urinarie. Conoscere meglio questa interazione potrebbe aiutare a migliorare l’efficacia delle terapie mirate all’intestino per combattere IVU ricorrenti. Tuttavia, sono necessari nuovi studi che coinvolgano un numero maggiore di partecipanti, in particolare di sesso maschile, per chiarire i meccanismi attraverso cui l’E. coli causa le recidive.
