Le disbiosi intestinali e vaginali associate alle principali patologie ginecologiche

I risultati complessivi hanno mostrato una diminuzione della diversità nel microbiota intestinale e un aumento nel tratto genitale.
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Le disbiosi intestinali e vaginali associate alle principali patologie ginecologiche

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Stato dell'arte

Diversi studi hanno individuato cambiamenti microbici nelle malattie ginecologiche; tuttavia, quale sia la loro reale interrelazione rimane poco chiara.

Cosa aggiunge questa ricerca

Questa review sistematica aveva l’obiettivo di indagare l’interazione bidirezionale tra malattie ginecologiche e alterazioni microbiche nell’intestino e nel tratto tratto genitale e valutarne la consistenza o la specificità.

Conclusioni

L’analisi ha dimostrato un’associazione fra le alterazioni nell’intestino e nel microbiota genitale e le malattie ginecologiche, in particolare alterazioni condivise tra malattie piuttosto che alterazioni specifiche della malattia. Pertanto, sono necessarie ulteriori indagini per identificare biomarcatori specifici per la diagnosi e il trattamento.

In questo articolo

Quando si parla di microbiota genitale si intende la composizione microbica del tratto genitale inferiore (vagina, cervice), un tempo considerato sterile. 

Grazie ai rapidi progressi delle tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (NGS) e della bioinformatica si è visto che il tratto genitale superiore, compreso l’utero, le tube di Falloppio e il liquido peritoneale, ospita diverse comunità di batteri nonostante la loro scarsa abbondanza. Una review, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Reproductive Biology and Endocrinology, ha messo in evidenza l’associazione esistente tra alterazioni del microbiota intestinale e genitale e malattie ginecologiche.

Patologie ginecologiche e microbiota

La review ha preso in considerazione studi condotti su queste patologie ginecologiche: 

  • vaginosi batterica (BV)
  • vaginite aerobica (AE)
  • candidosi vulvovaginale (VVC)
  • infezione da papillomavirus umano (HPV)
  • sindrome dell’ovaio policistico (PCOS)
  • endometriosi (EM)
  • adenomiosi (AM)
  • neoplasia intraepiteliale cervicale (CIN)
  • cancro della cervice (CCA)
  • cancro dell’endometrio (EC)
  • fibromi uterini (UF)
  • cancro dell’ovaio (OC). 

È emerso che le donne con EM avevano nell’intestino livelli più elevati di Proteobatteri, Enterobacteriaceae, Streptococco ed E. coli. Ancora più notevole è stato il riscontro che le pazienti con endometriosi presentavano un aumento del rapporto Firmicutes/Batteroidetes, simile a quanto accade nella sindrome dell’intestino irritabile. Le  pazienti con PCOS presentavano un aumento di Lactobacillus, Escherichia/Shigella e Bacteroides e una diminuzione della biodiversità nel microbiota intestinale. L. iners è stato associato a una maggiore prevalenza di HPV rispetto a L. crispatus, un fattore protettivo nella progressione da CIN a CCA. 

Disbiosi vaginale e patologie ginecologiche

La disbiosi del microbiota vaginale, caratterizzata da una progressiva sostituzione di alcune specie di Lactobacillus da parte di microrganismi patogeni che possono sviluppare biofilm, svolge un ruolo importante nelle malattie ginecologiche. 

Nelle pazienti CIN e CCA, la disbiosi vaginale era associata a un aumento del rischio di infezione persistente da HPV e displasia cervicale. Nel frattempo, non sono state osservate differenze significative nel microbiota cervicale. 

Vale la pena notare che il genere Aerococcus è risultato arricchito nelle vaginosi batteriche, e ciò può essere causa di infezioni del tratto urinario ed endocardite infettiva. 

Inoltre, il genere Odoribacter, un probiotico promettente per la sua capacità di migliorare la tolleranza al glucosio e l’infiammazione correlata all’obesità, è risultato diminuito nella PCOS. Infine, il genere Streptococcus, un batterio proinfiammatorio, risultava aumentato nelle feci e nel liquido  peritoneale dei pazienti con endometriosi.

Diversità alfa e beta nelle diverse patologie ginecologiche

In presenza di patologie ginecologiche, sia la ricchezza sia la diversità del microbiota intestinale risultano più basse in maniera significativa. 

In termini di diagnosi individuale, l’indice di Shannon del microbiota intestinale era significativamente ridotto nelle pazienti con endometriosi (EM), con una diminuzione di metaboliti come l’acido alfa-linolenico, che può aumentare l’espressione della proteina ZO-2 nella parete intestinale, ridurre il contenuto di lipopolisaccaride (LPS) e l’aggregazione dei macrofagi nell’intestino, oltre a ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione. 

Differenze significative nella diversità beta sono state riportate principalmente in EM e BV, con la presenza di Aerococcus in BV. Le pazienti con gravi patologie ginecologiche hanno condiviso i cambiamenti generali relativi all’arricchimento di Prevotella e alla deplezione di Lactobacillus nei campioni vaginali, con una implicita sovrapposizione tra BV, CIN e CC. Si è quindi osservata, in generale, una riduzione della diversità della flora intestinale dei pazienti EM, in accordo con l’ipotesi che comunità diverse possano aumentare la stabilità e la produttività di un ecosistema. 

Cambiamenti microbici vaginali

Vi sono diverse alterazioni dell’ambiente microbico vaginale tra BV, CIN e CCA. Nel microbiota vaginale, in modo più consistente, i generi Clostridium, Sneathia, Megasphaera e Prevotella sono risultati arricchiti, mentre il genere Lactobacillus è risultato ridotto

Interessante notare la relazione di Prevotella con la produzione di sialidasi, un enzima che aumenta la capacità dei microrganismi di invadere e distruggere i tessuti. Prevotella, inoltre, risulta significativamente correlata con i livelli di espressione di NF-kB e C-myc nelle cellule cervicali, influenzando l’insorgenza dell’infezione da HPV e delle lesioni cervicali.

Conclusioni

Le alterazioni del microbiota intestinale e genitale sono associate a importanti malattie ginecologiche. I risultati complessivi hanno mostrato una diminuzione della diversità nel microbiota intestinale e un aumento nel tratto genitale. I risultati maggiormente osservati erano alterazioni condivise tra malattie piuttosto che alterazioni specifiche della malattia.

Redazione

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