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Alzheimer, da studio su antibiotici ulteriore conferma del ruolo del microbiota intestinale

Un lavoro pubblicato su The Journal of Experimental Medicine rivela che il trattamento antibiotico riduce i sintomi dell'Alzheimer.
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Alzheimer, da studio su antibiotici ulteriore conferma del ruolo del microbiota intestinale

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Stato dell'arte
Alcuni studi indicano che i batteri intestinali possono influenzare lo sviluppo dei sintomi della malattia di Alzheimer nei roditori, ma i risultati sono stati finora limitati a un singolo ceppo di topi.
Cosa aggiunge questa ricerca
In un secondo modello murino per il morbo di Alzheimer, il trattamento antibiotico a lungo termine ha ridotto l’infiammazione e la formazione di placche amiloidi. Ma la riduzione è stata osservata solo nei topi maschi, dove gli antibiotici hanno alterato l’attivazione della microglia.
Conclusioni
I risultati supportano ulteriormente l’idea che specifici batteri intestinali possano influenzare lo sviluppo della malattia di Alzheimer.

In questo articolo

Uno studio rivela che il trattamento antibiotico riduce i sintomi della malattia di Alzheimer nei topi maschi. Il lavoro, pubblicato su The Journal of Experimental Medicine, sostiene l’idea che specifici batteri intestinali possano influenzare lo sviluppo del morbo di Alzheimer.

Questa malattia neurodegenerativa cronica porta a una grave perdita di memoria ed è associata alla formazione di placche e a infiammazione nel cervello.

Diversi studi sull’asse intestino-cervello mostrano che il microbiota intestinale gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del cervello, nel comportamento e nella fisiologia delle cellule della microglia. Queste cellule non solo costituiscono la prima linea di difesa contro lesioni e infezioni, ma contribuiscono allo sviluppo del cervello regolando la morte e la sopravvivenza cellulare nonché la formazione e la potatura delle sinapsi.

In precedenza alcune ricerche hanno dimostrato che i batteri intestinali possono influenzare lo sviluppo dei sintomi della malattia di Alzheimer nei roditori alterando la funzione della microglia. I risultati erano però limitati a un singolo ceppo di topi.

Così Hemraj Dodiya e i suoi colleghi dell’Università di Chicago, negli Stati Uniti, hanno analizzato gli effetti del trattamento antibiotico a lungo termine in un secondo modello murino della malattia di Alzheimer che presenta un accumulo di fibrille amiloidi dall’età di 6-7 settimane.

Differenze di genere

I topi trattati con antibiotici hanno mostrato un microbiota intestinale meno diversificato rispetto a quelli non trattati. I ricercatori hanno osservato differenze nella composizione del microbiota in topi maschi e femmine durante i primi 20 giorni di vita, ma a 7 settimane di età, le femmine avevano livelli più elevati di Akkermansia muciniphila e di batteri Allobaculum rispetto ai maschi.

Il trattamento antibiotico ha anche causato alterazioni delle molecole infiammatorie circolanti genere-specifiche. In particolare, i topi maschi hanno mostrato una riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie e un aumento dei livelli di molecole anti-infiammatorie e neuroprotettive, mentre nei topi femmina si è verificato un aumento dei livelli di fattori pro-infiammatori.

Attivazione della microglia

Nei topi maschi, il trattamento antibiotico a lungo termine ha provocato una ridotta formazione di fibrille amiloidi e una diminuzione nelle dimensioni della placca amiloide.

Quando i ricercatori hanno esaminato la morfologia delle cellule della microglia nei topi sia maschi sia femmine, hanno osservato che i maschi trattati con antibiotici hanno un numero inferiore di cellule della microglia vicino alle placche amiloidi rispetto alle femmine. Le cellule della microglia delle femmine trattate erano invece caratterizzate da corpi cellulari più grandi e da un minor numero di rami dendritici, una morfologia che sembra favorire la neurodegenerazione.

Per dimostrare che i miglioramenti nei sintomi dell’Alzheimer sono stati causati da alterazioni nella composizione del microbiota intestinale, i ricercatori hanno trasferito i batteri intestinali da topi non trattati in animali che erano stati trattati con antibiotici. La procedura ha modificato la composizione del microbiota intestinale dei topi riceventi e ha causato un aumento nella formazione della placca amiloide e l’attivazione della microglia.

I risultati mostrano che i cambiamenti della composizione del microbiota intestinale mediati dagli antibiotici influenzano, in modo genere-specifico, i sintomi dell’Alzheimer. Secondo gli studiosi, saranno necessary ulteriori studi per indagare se queste differenze possono essere attribuite a un tipo particolare di batteri.

Traduzione dall’inglese a cura della redazione

Giorgia Guglielmi
Giorgia Guglielmi è una science writer freelance residente a Basilea, in Svizzera. Ha conseguito il dottorato in Biologia all’European Molecular Biology Laboratory e il Master in Science Writing al MIT.

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