Una revisione sistematica pubblicata recentemente sul Journal of Affective Disorders da un gruppo di ricercatori guidato da Danielle Macedo dell’Università di Ceará, in Brasile, fa il punto della situazione sull’azione antimicrobica di alcuni antidepressivi.

L’associazione fra lo sviluppo di numerose patologie psichiche e la disbiosi intestinale è già nota da tempo, così come l’importanza per le funzioni cerebrali del cosiddetto “asse cervello-intestino”.

La ricercatrice Danielle Macedo, della Universidade Federal do Ceará, in Brasile.

Per esempio, è stato dimostrato che la disbiosi caratteristica di pazienti affetti da un disturbo depressivo maggiore (MDD) compromette la comunicazione fra l’intestino e il cervello: la traslocazione batterica che ne consegue porta a un aumento dei livelli ematici dell’endotossina LPS, che a sua volta sostiene le alterazioni neuroinfiammatorie indotte dalla depressione.

Le proprietà antimicrobiche degli antidepressivi sono state evidenziate da diversi studi, ma rimane ancora da chiarire quali siano gli effetti, sia positivi sia negativi, dell’attività battericida sull’esito della terapia.

Sicuramente è da considerarsi vantaggioso il riequilibrio del microbioma e dell’omeostasi intestinale che deriva dall’azione antibatterica: permette di migliorare la comunicazione fra cervello e intestino, che a sua volta può rivelarsi importante per l’efficacia degli antidepressivi.

D’altra parte, l’utilizzo a lungo termine di antidepressivi con effetto antimicrobico potrebbe causare un’alterazione del microbioma intestinale o un fenomeno di resistenza.

A questo proposito, gli autori della review ipotizzano che le proprietà antibatteriche di questi farmaci possano facilitare lo sviluppo di una disforia a esordio tardivo: si tratta di un disturbo tipico di pazienti che, sul lungo termine, sviluppano una resistenza nei confronti di farmaci assunti per molto tempo con successo.

Per valutare questa ipotesi e stabilire, più in generale, se l’attività antimicrobica di alcuni antidepressivi può essere considerata la causa dell’insorgenza di forme di depressione resistenti alla terapia, saranno necessari studi che valutino diversi aspetti della questione: in primo luogo il contributo che i diversi componenti dell’asse cervello-intestino, come per esempio il sistema immunitario e quello endocrino, hanno sullo sviluppo di patologie come la depressione.

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Infine sarà fondamentale capire l’effetto che i diversi ceppi batterici possono avere sul sistema nervoso centrale, prestando però molta attenzione nel traslare sull’uomo i risultati ottenuti su modelli animali.