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Antibiotici: se assunti a lungo aumentano il rischio di declino cognitivo

I risultati di uno studio statunitense hanno evidenziato che l'uso cronico e duraturo di antibiotici influenza le capacità cognitive in donne tra i 50 e i 60 anni. 
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Antibiotici: se assunti a lungo aumentano il rischio di declino cognitivo

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Stato dell'arte
Il microbiota intestinale gioca un ruolo negli stati di funzione cognitiva e demenza e viene alterato dall’uso degli antibiotici. Eppure, mancano studi che analizzano la correlazione tra trattamenti a lungo termine con antibiotici e funzione cognitiva.
Cosa aggiunge questa ricerca
Lo studio di coorte prospettico su 14.542 partecipanti i quali avevano completato una serie di test neuropsicologici ha mostrato come un gruppo di donne di mezza età aveva punteggi cognitivi medi inferiori sette anni dopo un periodo di almeno 2 mesi di esposizione agli antibiotici, rispetto alle donne che non avevano assunto antibiotici.
Conclusioni
È stata rilevata un’associazione tra l’uso prolungato di antibiotici durante la mezza età e piccole diminuzioni della funzione cognitiva, valutata anni dopo. Questi dati sottolineano l’importanza della gestione degli antibiotici, soprattutto tra gruppi di popolazione più anziana.

In questo articolo

Un trattamento di lunga durata con antibiotici, in soggetti tra 50 e 60 anni, è associato a un’aumentata incidenza di malattie cardiovascolari e tale associazione sembra essere indotta da alterazioni della composizione del microbiota intestinale dovute all’utilizzo di antibiotici. Lo rivela uno studio recente pubblicato su PLoS ONE.

Antibiotici, microbiota, cervello

Recentemente, alcuni studi sperimentali hanno mostrato cambiamenti nel comportamento e nella memoria in seguito a lunghe terapie antibiotiche, ma lo studio dell’effetto sulla funzione cognitiva è ancora limitato, in particolare in soggetti di mezza età.

Per questo motivo, il gruppo di ricercatori statunitensi ha voluto indagare la relazione tra la durata della terapia antibiotica e la funzione cognitiva valutata con tecniche validate, attraverso uno studio di coorte prospettico, su 14.542 donne partecipanti al Nurses’ Health Study II che avevano completato una batteria di test neuropsicologici, autosomministrati tra il 2014 e il 2018. 

Il Nurses’ Health Study II, studio iniziato nel 1989 e ancora in corso negli Stati Uniti, ha arruolato 116.430 infermiere di età compresa tra 25 e 42 anni. Ogni due anni, i partecipanti riportano questionari relativi a stile di vita, uso di farmaci e altri fattori legati alla salute.

Funzioni cognitive ridotte

I risultati pubblicati hanno evidenziato che un’esposizione di almeno due mesi agli antibiotici è associata a punteggi significativamente più bassi per funzione cognitiva, attenzione, apprendimento e memoria, rispetto a donne che non avevano assunto antibiotici.

Tra i motivi che hanno indotto all’uso di antibiotici quelli più comunemente riportati sono state le malattie respiratorie, seguite dall’acne, dalle infezioni del tratto urinario e dai disturbi odontoiatrici. 

Sebbene la dimensione del campione dei vari sottogruppi, divisi in base all’uso di antibiotici, fosse limitata, le differenze più sostanziali nei punteggi dei test per la funzione cognitiva sono risultate associate al sottogruppo di donne che usava antibiotici per infezioni respiratorie o infezioni delle vie urinarie.

Tale studio rappresenta il primo grande lavoro focalizzato sull’effetto dell’uso cronico e duraturo di antibiotici sulla funzione cognitiva, e ha confermato l’ipotesi che una durata maggiore dell’uso di antibiotici influenza le capacità cognitive in donne tra i 50 e i 60 anni. 

Sono state trovate anche associazioni coerenti all’interno di sottogruppi divisi in base a comorbidità mediche, età e uso di antidepressivi.

Conclusioni

Nonostante alcuni limiti, come per esempio nessuna informazione sul tipo specifico di antibiotico e il fatto che il campione fosse formato da sole donne, le associazioni osservate risultavano essere persistenti anche dopo l’aggiustamento e la stratificazione per comorbidità multiple.

Valentina Vinelli
Biologa nutrizionista laureata con lode in Alimentazione e Nutrizione Umana, è dottoranda in Food Systems presso il Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Univ. La Statale degli studi di Milano.

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