Diagnosi precoce dell’Alzheimer: nel microbiota intestinale i primi segnali della malattia

Le differenze evidenziate nei gruppi in base alla presenza o meno di placche amiloidee suggeriscono come specifiche alterazioni batteriche possano indicare un successivo sviluppo di malattia.
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Stato dell’arte
Nonostante ci siano evidenze sull’alterazione del microbioma in caso di Alzheimer, poco si conosce riguardo allo stato pre-clinico quando il disequilibrio cognitivo non è ancora conclamato.

Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è stato quello di investigare alterazioni microbiche in soggetti cognitivamente normali con e senza deposizione di placche di amiloide ed eventuali associazioni con una futura insorgenza di Alzheimer.

Conclusioni
Le differenze evidenziate nei gruppi in base alla presenza o meno di placche amiloidee suggeriscono come specifiche alterazioni batteriche possano indicare un successivo sviluppo di malattia.

Non solo quando la malattia è conclamata: specifiche alterazioni del microbioma intestinale possono dare indicazioni anche su un futuro sviluppo di Alzheimer.

È quanto si riassume dallo studio di Joon Hyung Jung e colleghi della Seoul National University College of Medicine (Corea), di recente pubblicato su Plos One

Microbiota intestinale e Alzheimer

In caso di Alzheimer, le alterazioni a livello di microbiota intestinale sono note. Stati di disbiosi sono infatti stati correlati, tra gli altri, a diversi disordini mentali-cognitivi

La disfunzione cognitiva è clinicamente correlata alla deposizione di placche di β-amiloide, processo che inizia diversi anni prima della sintomatologia classica dell’Alzheimer. Agire in prevenzione seguendo i primi stadi è quindi fondamentale per una migliore assistenza nella progressione. 

Ma la deposizione di amiloide è la sola indicazione di futuro Alzheimer? Considerando il ruolo batterico nella malattia conclamata, i ricercatori hanno voluto approfondire se specifiche alterazioni a livello di microbiota intestinale possano essere, allo stesso modo, biomarcatori diagnostici di malattia. 

A tal proposito, sono stati coinvolti 78 pazienti (65-90 anni) cognitivamente normali con iniziale deposizione amiloidea (CN+Aβ, n=18) o meno (CN – Aβ, n=60) per poi confrontare il profilo microbico intestinale alla ricerca di caratteristiche uniche. Di seguito quanto emerso.

I risultati dello studio

Da un’analisi generale è risultato:

  • in totale, sono stati identificati 227 generi e 333 specie 
  • Bacteroides, Prevotella, Faecalibacterium, un non classificato Lachnospiraceae e Coprococcus sono i 5 generi più abbondanti
  • delle 333 specie, 149 sono state registrate in tutti i partecipanti, 231 solo per il gruppo CN+Aβ, 312 per la controparte

Andando quindi più nel dettaglio:

  • i generi Megamonas, Serratia, Leptotrichia e Clostridium (famiglia Clostridiaceae) hanno mostrato un aumento di espressione nel gruppo CN+Aβ, contrapposto al decremento di CF231, Victivallis, Enterococcus, Mitsuokella e Clostridium (famiglia Erysipelotrichaceae)
  • pathways relativi al processamento di informazioni genetiche sono risultati diminuiti nel gruppo CN+Aβ come del resto quelli relativi a crescita e morte cellulare. Aumentati invece quelli sul metabolismo di amminoacidi e segnalazione cellulare rispetto al gruppo CN – Aβ
  • nessuna differenza significativa in termini di alfa- o beta-diversità tra i due gruppi.

Conclusioni

Per concludere quindi, sembrerebbe ci siano differenze in termini di espressione di determinati ceppi batterici in pazienti con e senza inizio di deposizione amiloidea senza nessun altro sintomo apparente. 

Un monitoraggio della componente microbica intestinale servirebbe quindi come valido alleato nella prevenzione e gestione della patologia di Alzheimer.

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