La schizofrenia è una condizione mentale caratterizzata da distorsioni nel pensiero, nella percezione e nel comportamento, che colpisce circa l’1-2% della popolazione mondiale. Una nuova ricerca ha scoperto differenze nella composizione del microbiota intestinale tra le persone con questa condizione e un gruppo di soggetti di controllo.
I risultati, pubblicati su PLOS ONE, potrebbero favorire la messa a punto di interventi potenzialmente in grado di ripristinare un microbiota intestinale sano e alleviare alcuni dei sintomi della schizofrenia, come per esempio la somministrazione di probiotici e prebiotici e modifiche dietetiche.
Precedenti studi hanno dimostrato che i microbi intestinali possono influenzare il cervello attraverso l’asse intestino-cervello. Ad esempio, Clostridium coccoides è stato associato al peggioramento dei sintomi della schizofrenia ed è stato dimostrato che le infezioni batteriche innescano una risposta infiammatoria nell’intestino, rilasciando sostanze infiammatorie nel flusso sanguigno che possono influenzare le funzioni cerebrali. Tuttavia, non è ancora chiaro se e come i microbi intestinali siano associati alla schizofrenia.
Per rispondere a questa domanda i ricercatori guidati da YiMeng Wang dell’Inner Mongolia Medical University di Hohhot, in Cina, hanno analizzato campioni di feci di 29 persone con schizofrenia e 30 soggetti di controllo.
Profili del microbiota
I microbi più abbondanti nell’intestino dei pazienti con schizofrenia sono risultati Clostridia, Bacteroidia, Coriobacteriia, Gammaproteobacteria, Actinobacteria, Erysipelotrichia, Bacilli, Betaproteobacteria, Deltaproteobacteria e Verrucomicrobiae.
Il team ha anche rilevato una ridotta diversità microbica e alterazioni nella composizione del microbiota intestinale, in particolare un aumento delle specie Lactobacillus e una diminuzione di Bacteroides, nelle persone con schizofrenia rispetto ai soggetti di controllo.
Sintomi clinici
I pazienti con sintomi di schizofrenia più gravi hanno mostrato alterazioni più pronunciate nel microbiota intestinale rispetto a quelli con una sintomatologia più lieve: ad esempio, livelli più elevati di Lactobacillus sono risultati associati a difficoltà cognitive ed emotive più gravi.
Sulla base dei risultati ottenuti il team ha ipotizzato che i microbi intestinali possano contribuire allo sviluppo della schizofrenia mediante la produzione di sostanze neuroattive, modulando il sistema immunitario e influenzando la permeabilità intestinale, tutti fattori che possono avere un impatto sulle funzioni cerebrali.
«I taxa batterici identificati in questo studio potrebbero essere importanti nell’eziologia e nella progressione della schizofrenia. Tuttavia, i risultati ottenuti dovranno essere confermati da studi più ampi per ottenere ulteriori dati sugli effetti del microbiota intestinale» concludono i ricercatori.
