Microbioma orale, biomarker per patologie odontoiatriche e non solo

13 Aprile 2018

Karolinska Institutet, Stoccolma (studio originale)

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Età, stato di salute dentale, sesso, fumo e particolari condizioni cliniche influenzano il profilo microbico della nostra saliva.

Un’attenta analisi della componente batterica salivare potrebbe dunque esser un valido supporto diagnostico e di monitoraggio non invasivo per differenti patologie.

È quanto emerge dallo studio condotto da Ronaldo Lira-Junior e colleghi, da poco pubblicato sulla rivista Plos One.

Considerando come molti dei componenti normalmente riscontrabili a livello sierico siano spesso stati trovati anche nella saliva, molte delle recenti ricerche si sono concentrate sulla valutazione di marcatori infiammatori, segnali di patologia in corso, proprio a livello orale. Pochi tuttavia, sono gli studi che vanno ad indagare come differenti condizioni cliniche impattino sulla composizione del microbiota orale.

A tal proposito, lo studio qui presentato ha lo scopo di approfondire l’effetto che i principali fattori ambientali, ritenuti responsabili dei cambiamenti a carico del microbiota orale da numerose evidenze di letteratura, comportano proprio nei confronti della componente batterica salivare.

Nel dettaglio, gli aspetti ambientali considerati sono stati età, patologie peridontali, sesso, abitudine al fumo e la presenza o meno di altre situazioni clinicamente rilevanti.

451 individui, di età compresa tra 20 e 89 anni, sono stati inclusi nello studio. Ai fini della raccolta dei dati, è stato somministrato loro un questionario attraverso il quale è stata valutata ad esempio la percezione del loro stato di salute orale, i bisogni di salute in generale, lo stato di dolore eventuale, le abitudini igieniche, la presenza di co-patologie, se fumatori o meno e l’uso di farmaci.

Sono stati poi collezionati campioni di saliva dopo la sua induzione attraverso chewingum o paraffina e, attraverso il supporto di centri dentistici autorizzati, anche immagini radiologiche della situazione dentale oltre che valutazioni specialistiche. Da ultimo, le analisi del profilo batterico sono state condotte mediante ibridizzazione DNA-DNA di un panel di 41 specie batteriche.

Ecco dunque i risultati principali in base ai vari aspetti considerati e precedentemente elencati.

Profilo microbico e stato infiammatorio in relazione all’età

I soggetti anziani (< 64 anni, n=89) hanno mostrato un significativo incremento di 24 delle 41 specie considerate se confrontati con gli adulti (</= 64, n=352).

I due gruppi basati sull’età sono stati a loro volta suddivisi in sottogruppi a seconda dello stato di salute dentale rispettivamente in PD- (nessuna perdita di osso alveolare), PD (perdita di osso alveolare localizzata) e infine PD+ (perdita di osso alveolare generalizzato).

Nei sottogruppi degli adulti differenze importanti sono emerse relativamente a A. actinomycetemcomitans, S. mutans e P. melaninogenica, trend non riscontrato invece in generale tra gli anziani. Andando dunque ad analizzare le caratteristiche individuali dei soggetti inclusi nei due gruppi, adulti vs anziani, i ricercatori hanno notato come in quest’ultimo fossero meno presenti i fumatori ma come di contro fosse aumentato il numero di individui con patologie, quali ad esempio diabete, ipertensione, malattie intestinali o cardiache, e peggiorata la condizione di salute dentale. Il gruppo anziani ha infatti evidenziato maggiori livelli di marcatori infiammatori quali IL-1β, IL-8, MMP-8 e MMP8/TIMP-1 e inferiori di lisozimi a livello salivare. In seguito a queste osservazioni, sono state perciò esaminate le correlazioni tra età, parametri peridontali e marker infiammatori con i batteri salivari.

Tra gli adulti, IL-1β ha mostrato positiva ma moderata associazione con E. nodatum e T. forsythia mentre IL-8 con S. oralis e S. mitis. Nell’altro gruppo invece, i lisozimi hanno evidenziato associazione con P. micra, MMP-8 e MMP8/TIMP-1 con S. mitis mentre IL-1β ha confermato la positiva e moderata correlazione con E. nodatum.

Effetti dello stato peridontale, sesso e fumo sul microbiota orale

Per quanto riguarda l’associazione tra condizione peridontale e componente batterica salivare, elevata abbondanza di E. nodatum, P. gingivalis e T. forsythia è stata riscontrata nel gruppo PD+. Risultati simili sono stati osservati restringendo il campione di soggetti ai non fumatori (n=366) nei quali, in aggiunta alle specie sopra indicate, è da aggiungere N. mucosa, sempre nel gruppo PD+.

Considerando invece la componente di genere, gli uomini (n=215) hanno presentato una conta aumentata di 16 specie rispetto alle donne (n=226) oltre che parametri peridontali generalmente peggiori. Stratificando uomini e donne in base alla loro categoria PD, nessuna differenza del profilo microbico è stata evidenziata tra gli uomini confrontando i tre gruppi mentre, fra le donne, E. nodatum e T. forsythia hanno mostrato maggiore abbondanza in soggetti PD+.

Dall’analisi di influenza del fumo sul microbioma orale è inoltre emerso come i fumatori (n=75) presentino una conta di 19 specie batteriche significativamente ridotta rispetto ai non fumatori e come, in base all’età, le concentrazioni di A. naeslundii e N. mucosa risultino molto diverse tra i due gruppi. Relativamente alle altre variabili quali sesso, condizione peridontale e categoria PD non sono state invece registrate alcune diversità considerevoli.

Come le condizioni mediche influenzano il microbioma orale

I ricercatori hanno quindi confrontato i pazienti con patologie sistemiche in corso, suddividendole poi per analogia in macro-categorie, e un gruppo di controlli sani (n=241).

I soggetti con malattie cardiache (n=35) hanno mostrato livelli di E. nodatum più elevati mentre quelli con problemi pressori (n=76) di P. melaninogenica.

Pazienti con disturbi mentali hanno registrato invece un decremento di A. oris., A. israelii, S. mutans, E. corrodens, G. morbillorum, P. nigrescens e P. intermedia.

La presenza inoltre di malattie muscolo-articolari (n=102) ha visto un contemporaneo aumento dell’espressione di 7 specie batteriche. Nessuna differenza di microbiota salivare è stata invece notata in soggetti con patologie intestinali, tumori o diabete.

Al fine di approfondire l’influenza di peridontite in particolari nel microbiota salivare di pazienti ipertesi e con patologie muscolo-articolari, sono stati stratificati in base al loro stato PD rispettando i criteri precedentemente descritti.

Gli ipertesi PD+ hanno mostrato una conta di S. mitis significativamente maggiore rispetto al gruppo PD- mentre l’altra tipologia di pazienti, ovvero quelli con patologie muscolo-articolari, hanno registrato più alta espressione di E. nodatum sempre tra gli PD+ sia rispetto ai PD- che ai PD. Da ultimo, sempre in quest’ultimo gruppo, i soggetti PD+ hanno presentato più alti livelli di P. gingivalis, T. forsythia e S. mitis in confronto a PD-.

Lo studio ha però alcune limitazioni, elencate per altro dagli stessi autori. Essendo una ricerca cross-sectional non dispone di una causa di partenza che spieghi eventuali cambiamenti batterici ma si limita a verificarne l’occorrenza, un campione di soggetti più ampio sarebbe utile da seguire nel tempo per ottenere dati di cambiamento microbico in relazione a particolari stati patologici, le condizioni mediche sono state per la maggior parte auto-riferite dai pazienti e non documentate da medici o personale specializzato e, infine, sono state analizzate solo 41 specie batteriche mentre un ampliamento o una correzione del setting avrebbe potuto dare risultati diversi.

Tuttavia, in conclusione si può affermare come età, condizione peridontale, sesso, fumo e particolari patologie, disordini mentali e patologie muscolo-articolari in particolare, siano associabili a cambiamenti del microbiota salivare.

La saliva può esser considerata perciò a tutti gli effetti un valido strumento da utilizzare per migliorare la procedura diagnostica e di monitoraggio di svariati quadri patologici.

Silvia Radrezza

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