• Differenze microbiche
• Risposta immunitaria
• Trapianto fecale

Stato dell’arte
Circa il 91% dei pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), la forma più comune di cancro del pancreas, sopravvive meno di 5 anni. Anche in caso di intervento chirurgico per rimuovere il tumore in fase iniziale, il tasso di sopravvivenza è di 24-30 mesi. In alcuni casi, però, sebbene non ne sia chiaro il motivo, la sopravvivenza supera i 5 anni dall’intervento chirurgico.

Cosa aggiunge questo studio
Il microbioma tumorale di pazienti con PDCA che sopravvivono a lungo termine è caratterizzato da una maggiore alpha-diversity. Inoltre, la presenza di alcuni batteri sembra avere un alto valore predittivo della sopravvivenza a lungo termine. Il trapianto fecale da pazienti sopravvissuti a lungo termine in un modello murino di cancro del pancreas ne ha modificato la composizione del microbiota tumorale e ha contribuito a ridurre la crescita del cancro.

Conclusioni
I risultati mostrano che il microbiota tumorale dei pazienti con PDAC potrebbe essere un utile strumento prognostico e che la sua composizione sembra in grado di influenzare la risposta immunitaria dell’ospite e la storia naturale della malattia.

La composizione del microbiota tumorale potrebbe influenzare la sopravvivenza dei pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC). Questa è la conclusione del primo studio che ha indagato l’effetto del microbiota tumorale sugli esiti clinici della malattia.

I risultati, pubblicati su Cell, suggeriscono che potrebbe essere possibile colpire i batteri che compongono il microbiota tumorale come approccio terapeutico contro il cancro del pancreas.

Circa il 91% dei pazienti con PDAC, la forma più comune di cancro del pancreas, sopravvive meno di 5 anni. Anche in caso di intervento chirurgico per rimuovere il tumore in fase iniziale, il tasso di sopravvivenza è di 24-30 mesi. In alcuni casi però, sebbene non ne sia chiaro il motivo, la sopravvivenza supera i 5 anni dall’intervento chirurgico.

Precedenti studi sul cancro della pelle hanno suggerito la possibilità che i batteri intestinali possono influenzare la risposta a diverse terapie.

Erick Riquelme e colleghi dell’Università del Texas M. D. Anderson Cancer Center hanno quindi deciso di testare la possibilità che la modulazione del microbiota intestinale o tumorale possa aiutare a combattere il cancro del pancreas.

Differenze microbiche

I ricercatori hanno confrontato il microbiota di campioni di tumore del pancreas prelevati da pazienti sopravvissuti in media 10 anni dopo l’intervento chirurgico (long-term survivors, LTS), rispetto a quelli sopravvissuti in media 1,6 anni  (short-term survivors, STS).

Dai risultati ottenuti è emerso che i pazienti con un microbiota tumorale caratterizzato da un’alta alpha-diversity sono sopravvissuti circa 9,66 anni, mentre quelli con una bassa alpha-diversity solo 1,66 anni.

Il microbiota tumorale dei pazienti LTS, inoltre, presenta livelli elevati di batteri Pseudoxanthomonas, Saccharropolyspora e Streptomyces.

Risposta immunitaria

Successivamente, i ricercatori hanno analizzato il possibile impatto del microbiota tumorale sulla risposta immunitaria. Negli infiltrati tumorali dei pazienti LTS è stato riscontrato un numero più elevato di cellule immunitarie, comprese le cellule T CD8 + T in grado di “uccidere” le cellule tumorali, rispetto ai tumori dei pazienti STS.

I campioni con un’elevata abbondanza di cellule immunitarie attivate avevano livelli aumentati dei tre generi di batteri identificati nel microbiota tumorale dei pazienti LTS. Ciò suggerisce che il microbiota tumorale potrebbe contribuire alla risposta immunitaria verso la neoplasia, favorendo il reclutamento e l’attivazione delle cellule T CD8 +.

Trapianto fecale

Il trapianto fecale da pazienti sopravvissuti a lungo termine in un modello murino di cancro del pancreas ha modificato il microbiota tumorale dei roditori in poche settimane, ha indotto l’aumento delle cellule immunitarie attivate sul tumore e ha ridotto significativamente la crescita del tumore rispetto ai topi che avevano ricevuto un trapianto fecale da pazienti STS.

I risultati ottenuti suggeriscono quindi che il microbiota tumorale dei pazienti con PDAC potrebbe essere utilizzato sia come strumento prognostico sia come approccio terapeutico.

Traduzione dall’inglese a cura della redazione