Precedenti ricerche hanno dimostrato che l’efficacia dell’immunoterapia, un trattamento che potenzia la risposta immunitaria dell’organismo contro i tumori, può dipendere dal microbiota intestinale.
Tuttavia, finora gli studi sulla correlazione tra microbiota intestinale e risposta all’immunoterapia si sono concentrati su singoli tumori e sono stati influenzati da fattori come la dieta, non permettendo di chiarire il ruolo dei microbi intestinali.
Di recente, un gruppo di ricercatori ha identificato alcune specie microbiche presenti nell’intestino capaci di aumentare l’efficacia di questa terapia favorendo l’attività di specifiche cellule immunitarie.
I risultati, pubblicati su Med, suggeriscono inoltre che specifici microbi intestinali potrebbero rappresentare nuovi biomarcatori per predire l’efficacia dell’immunoterapia.
Per identificare potenziali modelli microbici associati al successo di questo trattamento, il team, guidato da Yufeng Lin della Chinese University of Hong Kong, ha deciso di analizzare campioni di feci di oltre 1.359 persone con diverse forme tumorali, tra cui melanoma, cancro ai polmoni, ai reni e al fegato.
Firme microbiche
Dai dati ottenuti è emerso che il trattamento con inibitori dei checkpoint immunitari (ICI) non ha modificato drasticamente la composizione del microbiota dei partecipanti allo studio, ma ha causato alterazioni della diversità dei microbi intestinali tra i pazienti che hanno risposto agli ICI (responder) e quelli che non lo hanno fatto (non-responder), arrivando così a identificare 55 specie, tra batteri, funghi e virus, associate a risultati positivi della terapia.
In particolare, alcuni microbi identificati nei responder sono risultati associati a una maggiore sopravvivenza dei pazienti senza peggioramento del tumore, indipendentemente da età, sesso o forma tumorale.
Inoltre, nei soggetti con melanoma il batterio Faecalibacterium prausnitzii è risultato associato a outcome clinici migliori, mentre in quelli con cancro ai polmoni, un mix di batteri e un virus sono stati collegati a una maggiore sopravvivenza.
L’analisi ha rivelato anche che specifiche firme microbiche potrebbero predire la risposta agli ICI e favorire lo sviluppo di nuovi trattamenti antitumorali.
Prevedere la risposta terapeutica
In seguito, i ricercatori hanno deciso di convalidare le loro scoperte nei topi. Dai dati ottenuti è emerso che la somministrazione di due batteri, F. prausnitzii e Coprococcus comes, ha ridotto la crescita del tumore nei topi con melanoma e cancro ai polmoni e ha aumentato la risposta immunitaria antitumorale, soprattutto se combinata con l’immunoterapia.
Allo stesso modo, anche il fungo Nemania serpens e il lievito Hyphopichia pseudoburtonii hanno migliorato la risposta immunitaria, riducendo la crescita del tumore se abbinati agli ICI.
Utilizzando modelli statistici, i ricercatori hanno potuto prevedere la risposta all’immunoterapia in base alla presenza di determinate specie microbiche. I modelli sono risultati accurati nel prevedere la risposta nei pazienti con tre forme tumorali: melanoma, cancro al polmone e al rene.
«Nel complesso, i nostri risultati hanno evidenziato il coinvolgimento fondamentale dei microbi trans-regno nel trattamento immunoterapico, fornendo così nuovi dati utili per lo sviluppo e l’implementazione di terapie innovative contro il cancro», concludono gli autori dello studio.
